Fatta la tara alle misure twittarole di Di Maio e Salvini non è chiara la strategia per dare consistenza alle roboanti manovre “espansive” previste

Fatta la tara alle misure twittarole di Di Maio e Salvini non è chiara la strategia per dare consistenza alle roboanti manovre “espansive” previste
Dobbiamo ricollegare i livelli. La politica ai partiti, i partiti tra loro e soprattutto coi cittadini, i cittadini col territorio. Ad oggi invece è impossibile farsi ascoltare
Le responsabilità della sinistra vanno cercate nell’incapacità di correggere per tempo un modello keynesiano in affanno. Non certo nell’adesione all’euro.
Il centrosinistra di governo ha subito sconfitte di cui sembra non capire il motivo. Ma guardando alla vita quotidiana della gente, il perché è chiaro.
Lo chiamano governo del cambiamento, in realtà ci troviamo di fronte a una versione più dilettantesca di un conservatorismo compassionevole che a destra ha avuto tanti esegeti: da Pinochet a Reagan, da Thatcher a Bush, da Orban a Putin, da Trump a Erdogan.
Non ci sono vincitori delle elezioni, nel senso di una conseguenza diretta, di tipo maggioritario, sul governo. Ci sono forze che hanno avuto più voti. Ovviamente con un chiarimento decisivo. Chi, ai sensi del Rosatellum, si è presentato come “capo” di una lista, non può far valere automatismi per la guida del governo.
Né Salvini né Di Maio mi sembrano tanto sprovveduti da dar vita a un governo insieme. Ai diversi commentatori che prefigurano questo esito, chiedo rispettosamente in forza di quali alti meriti dovremmo aspettarci un simile regalo.
Nei giorni scorsi a Ginevra discursso il Rapporto Ombra Cedaw sulla discriminazione contro le donne. Per il governo italiano c’erano solo funzionari