Bersani: una Bicamerale per cambiare le Regioni e salvarle

Andrea Carugati, Il manifesto

L’elezione diretta ha creato la figura del “governatore” che si sente rappresentante di un popolo. Ma le regioni non sono nate per questo. Dopo 50 anni dalla nascita della regioni e 20 dalla riforma del Titolo V serve un tagliando su tutto il sistema delle autonomie, e ci metto dentro anche le province che hanno subito una riforma disastrosa e invece vanno rilanciate perché sono indispensabili. Dovremmo tornare agli anni Novanta, quando il presidente della regione era indicato sulla scheda elettorale, ma eletto dal consiglio. Vorrebbe dire che se uno si dimette il consiglio non si scioglie ma elegge un altro presidente. Un conto sono i Comuni, dove si amministra, e va bene l’elezione diretta dei sindaci. Un altro i luoghi dove si esercita il potere legislativo, e qui non ci deve essere elezione diretta dei vertici e le assemblee devono contare di più. E invece ormai i consigli regionali non contano più nulla.

LEGGI L'ARTICOLO

Speranza: le zone rosse funzionano, le Regioni ci ringrazieranno

Massimo Giannini, La Stampa

È presto per dirlo, ma ci sono valide ragioni per credere che le ultime misure che abbiamo adottato comincino a dare qualche risultato. Se questo è vero, si conferma la validità della strategia che abbiamo adottato, che alla fine è molto chiara: vogliamo governare la curva, senza arrivare al lockdown totale. E si conferma la necessità di non mollare adesso: i prossimi sette-dieci giorni saranno decisivi. Tutti si lamentano, il giorno dopo. Ma vedrà che tra dieci giorni, se tutto va come speriamo, ci ringrazieranno, e diranno “avremmo dovuto farlo prima”. Perché il nostro modello funziona. E i passaggi da una zona all’altra, concepiti con un meccanismo quasi automatico basato su dati e parametri predefiniti, sono una forma di tutela della salute dei cittadini, e non una pagella politica per i presidenti di regione. Quando faremo la prima giornata di vaccinazioni, che io prevedo si possa organizzare tra la terza e la quarta settimana di gennaio, vivremo un grande evento, anche simbolico. Ma dobbiamo dire la verità: sarà solo una prima fase. Natale? Mancano quaranta giorni, che sul piano epidemiologico sono un tempo molto lungo. È una discussione lunare.

LEGGI L'ARTICOLO

Speranza: possibili altre zone rosse, sulle province decidano i presidenti

Alessandro Mantovani, Il Fatto quotidiano

I criteri sono quelli, approvati da tutti. Nelle prossime 48 ore vedremo i nuovi dati e se necessario ci saranno altre ordinanze. Il Dpcm prevede che il ministro possa intervenire su una Regione, non su una Provincia. Ma sull’area metropolitana di Napoli può intervenire ii presidente De Luca, come ha fatto Zingaretti a Latina. Dev’essere chiaro che noi stiamo svolgendo una funzione di supplenza nei confronti delle Regioni, che non si possono lamentare anche perché i dati vengono da loro. Nessuna trattativa, ma i tecnici del ministero si confronteranno con quelli delle Regioni. C’è un modello standardizzato, i criteri sono lì da 24 settimane e se per tre settimane una Regione non dà i dati diventa zona rossa. Non ci preoccupano tanto le terapie intensive quanto i reparti dell’area medica.

LEGGI L'ARTICOLO

D’Alema: Biden ha riunito i Dem, ma Trump non è una parentesi

Federica Fantozzi, Huffington Post

Forse Biden non è stato un candidato brillante, ma sono convinto che sarà un buon presidente. È un politico. Finalmente il bisturi torna in mano a un chirurgo e non a un macellaio. L’idea demenziale che per salvare la democrazia bisogna mettere al bando i politici viene messa da parte. Trump non è stato una parentesi transitoria. Rappresenta un elemento di crisi rispetto alla tradizione democratica americana: ha detto prima del voto che non avrebbe accettato il verdetto, e questo non è normale. Ma è un fenomeno destinato a rimanere: il populismo nazionalista, etnocentrico, basato sul ruolo della razza bianca, attraversa tutto il mondo occidentale. Dall’altra parte, riunita in un solo partito c’è la “coalizione democratica” che deve rendersi consapevole della necessità di cambiamenti profondi perché il neoliberismo non funziona più. Con i Democratici al governo si aprirà una stagione nuova. Ma l’agenda è impegnativa: considerare che si è chiusa una parentesi di follia e si può tornare al solito tran tran sarebbe un grave errore. I Democratici hanno scelto una personalità capace di unire il campo progressista. Ma non è stata una campagna elettorale all’insegna del buonsenso contro la sregolatezza. C’è stato uno scontro drammatico e radicale di sistema. La pandemia ha radicalizzato lo scontro: il primato della vita contro il primato dell’economia, la solidarietà nei confronti dei più fragili contro il superomismo di chi sopravvive. Il rimettere al centro del dibattito i valori della scienza, della vita e della salute, ha mobilitato in forze il popolo Democratico.

LEGGI L'ARTICOLO

Speranza: terrificante la curva dei contagi, 48 ore per una stretta

Monica Guerzoni, Il Corriere della Sera

Quel che mi preoccupa è il dato assoluto, che mostra una curva terrificante. O la pieghiamo, o andiamo in difficoltà. Negli ospedali c’è troppo affollamento, non sono le terapie intensive il problema fondamentale di questi giorni, ma se non si piega questo trend gli ospedali andranno in difficoltà. L’idea del governo è sempre quella di non toccare le scuole. Vogliamo difenderle il più possibile, ma purtroppo dobbiamo farlo dentro il contesto di una epidemia: non a caso non abbiamo impugnato le ordinanze delle regioni. Da lunedì i medici di medicina generale e i pediatri potranno fare i tamponi antigenici. Contiamo di arrivare a centomila al giorno in più.

LEGGI L'ARTICOLO

D’Alema: il Pd è nato male, la sinistra senza ideologia non ha futuro

Umberto De Giovannangeli, Il Riformista

L’idea di un partito post ideologico era sbagliata, non è adeguata allo spessore della crisi che viviamo. L’americanizzazione della politica non funziona. Il partito delle primarie rinuncia a formare la propria classe dirigente e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Con la pendemia l’Occidente è diventato l’epicentro della crisi anche perché l’individualismo ha reso più fragili le nostre società. Oggi tornano d’attualità welfare, stato sociale, valori della sinistra. La sfida è quella di ricostruire un tessuto di relazioni umane. È il tema affrontato nell’ultima enciclica di papa Francesco, che è stata accolta con freddezza ma rappresenta un punto di vista illuminante. Bisogna ricostruire un partito iniziando da una discussione sull’identità di una forza della sinistra democratica oggi. Nell’intuizione del Pd c’è una cosa che va mantenuta: l’unità della tradizione socialista e di quella cattolica.

LEGGI L'ARTICOLO

Guerra: donne e lavoro. Cosa è cambiato con il Covid, cosa succederà

Monica Guerzoni, Il Corriere della Sera

Tutti gli indicatori ci parlano di una situazione delle donne fortemente discriminata. Il Recovery plan è una occasione da non perdere per cominciare ad aggredire le profonde diseguaglianze di genere che attraversano il nostro Paese, a partire dal mercato del lavoro. Il governo è assolutamente intenzionato a utilizzare parte dei soldi del Recovery per potenziare i servizi pubblici di cura, a partire dagli asili nido. Con una maggiore offerta di asili nido possiamo in un colpo solo raggiungere tre obiettivi. Ridurre i forti divari di opportunità di cura ed educazione fra bimbi, che favoriscono la riproduzione e l’ampliamento delle disuguaglianze sociali, economiche e territoriali. Alleggerire i carichi di cura che gravano sulle donne, favorendone una maggiore partecipazione al mercato del lavoro. E attivare una maggiore domanda di lavoro in un settore dove è più alta la presenza femminile. È importante agire in fretta, anche nell’ottica delle politiche rivolte appunto alla Next Generation.

LEGGI L'ARTICOLO

Scotto: Nizza e il ruolo di Erdogan, testa d’ariete di un Islam radicalizzato

Arturo Scotto, Globalist.it

La Francia laica e repubblicana è oggettivamente sotto attacco. E con lei alcuni capisaldi della civiltà democratica: la libertà di stampa innanzitutto. Erdogan prova a soffiare sul fuoco, a investire sullo scontro di civiltà: vuole ergersi a paladino del mondo sunnita, imporsi come leadership militare, economica e morale di un’intera area del globo. Con una lettura dell’Islam sempre più fondamentalista, arcaica, autoritaria. Sta giocando con i decapitatori e i lupi solitari, sta puntando a raccogliere i frutti politici di quella follia omicida, sta giustificando l’ingiustificabile, sta lavorando sulla destabilizzazione delle nostre democrazie. Per combatterlo serve la politica, la capacità di spegnere gli incendi, di ricostruire una visione per il Medio Oriente, di non concedere alibi a chi strumentalizza l’umiliazione di popoli come quello palestinese.

LEGGI L'ARTICOLO

Scotto: no a guerrette sull’emergenza, o arriveranno gli avventurieri

Arturo Scotto, Globalist.it

Lasciamo perdere i diplomatismi. Qui la situazione è seria. Il Dpcm varato dal Governo non è il bancone di un supermercato: prendi quello che ti piace e rifiuti quello che non ti convince. Per questo bisogna chiedere rigore e serietà a chi governa un processo così drammatico. Non si può firmare un DPCM a mezzogiorno e silurarlo all’ora di cena. Il pluralismo non può trasformarsi nella corporativizzazione della maggioranza. Vale per Renzi e non solo per Renzi. Se qualcosa ha funzionato nei mesi complicati della primavera scorsa, pur lasciando strascichi profondi nella psicologia collettiva, è stato – perdonatemi il “jeux de mots”- lo Stato che ha fatto lo Stato. Pur nelle contraddizioni, nella dialettica tra centro e periferia, nella babele di ordinanze, nelle tante inefficienze: è comparso un Governo che ha trasmesso ai cittadini un’idea di condivisione del dolore, della paura, del disappunto. Non una cosetta da poco, ma la forma più alta di solidarietà nazionale.

LEGGI L'ARTICOLO