Scotto: gli aggrediti vanno difesi, in Ucraina come in Palestina

Arturo Scotto, Globalist.it

Nessuno parla più di Stato di Palestina: una parola proibita per una pace proibita. Nessuno si azzarda a ricordare che se è giusto aiutare un popolo che si difende da un’aggressione – oggi la guerra in Ucraina dice questo – è impossibile voltarsi dall’altra parte davanti ad altri popoli umiliati e offesi nel loro diritto all’autodeterminazione da più di mezzo secolo. Ora va riconosciuto lo Stato di Palestina come leva fondamentale per riaprire un negoziato efficace e risolutivo. Non si è mai fatta la pace tra chi è troppo debole e chi è troppo forte. Quando i rapporti di forza sono troppo sbilanciati non resta che la strada della resa o dell’annessione.

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D’Alema: Enrico Berlinguer aveva previsto tutto

Luca Telese, The Post Internazionale

A 100 anni dalla sua nascita, a quasi 40 dalla morte, alcuni elementi rendono ancora più attuali il suo pensiero e la sua figura. C’è, a dispetto di tutte le previsioni, un ritorno in campo delle ideologie del Novecento. Qual è la risposta della sinistra? Quella che noi abbiamo un buon programma e siamo in grado di gestire meglio la “cosa pubblica”? Mi pare una risposta molto debole. O ci mettiamo in grado di rilanciare un messaggio ideale forte, una visione del mondo imperniata sui valori dell’uguaglianza e delle solidarietà oppure rischiamo di soccombere. Una sinistra che si metta su questa strada non può soltanto misurarsi coi problemi di oggi, deve anche sapere rileggere le pagine migliori della sua storia e tra queste quelle scritte da Enrico Berlinguer. 

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Speranza: più medici e un miliardo alle Regioni per tagliare le liste d’attesa

Michele Bocci, la Repubblica

Quando sono diventato ministro, nel settembre 2019, il fondo sanitario nazionale era a 114 miliardi di euro e aumentava meno di un miliardo all’anno. Dopo due anni e mezzo, siamo arrivati a 124 miliardi, 10 in più. Non c’era mai stata nella storia del servizio sanitario nazionale una crescita delle risorse così importante in tempi così brevi. C’è stata una stagione troppo lunga di definanziamento della sanità e le risorse vanno aumentate ancora. Abbiamo l’impegno a portare il fondo a 128 miliardi in due anni, ma voglio lavorare per fare crescere ancora questa cifra. Poi sono per superare i tetti di spesa che hanno le Regioni, a partire da quella per il personale. Arriveranno 20 miliardi grazie al Pnrr. Poi ci sono 625 milioni che per la prima volta la programmazione europea riserva al “Pon” salute, per le aree svantaggiate.

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Per la pace, sempre. Tocca all’Europa impostare il negoziato

Simone Oggionni, Eldar Mamedov, Anna Colombo, Huffington Post

Aiutare i civili ucraini e impedire la terza guerra mondiale sono prospettive coincidenti e si possono realizzare attraverso il negoziato. Quando questa guerra sarà finita, dovranno essere evitati i vecchi errori. L’Ue deve offrire un percorso realistico e credibile per la ricostruzione dell’Ucraina, ma al tempo stesso trovare la via per integrare la Russia in un progetto europeo comune. Questo sforzo deve cominciare oggi.

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Visco: la riforma del catasto, vincitori e vinti

Vincenzo Visco, InPiù.net

Non c’è dubbio che sul piano politico (e anche ideologico-culturale) abbiano vinto le destre, evitando che venga formalmente stabilito che la base imponibile per l’imposizione immobiliare possa essere il patrimonio anziché il reddito. Una sorta di esorcismo e di messaggio autoconsolatorio, ma di forte appeal politico. Dal canto suo, il governo può sostenere che comunque la riforma del catasto si farà, che le rendite verranno aggiornate e che le attuali disparità di trattamento verranno superate, e che quindi nella sostanza ha vinto lui. Dimenticando che in politica spesso la forma è sostanza.

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D’Attorre: la bussola europea è più importante di quella atlantica

Alfredo D’Attorre, l’Huffington Post

Il Governo deve scegliere. Stiamo con chi – Usa e Regno Unito – ritiene che la guerra debba essere condotta e “vinta” fino al rovesciamento del regime di Putin, oppure con chi – Francia e Germania – ritiene primario il cessate il fuoco e il negoziato? Se il Governo Draghi è nato con l’obiettivo fondamentale di rafforzare il nostro legame con l’Europa e la nostra capacità di incidere al suo interno, non dovrebbero esserci dubbi su quali dovrebbero essere la collocazione e l’iniziativa dell’Italia. Siamo lealmente alleati degli Stati Uniti, ma in questa fase i nostri interlocutori fondamentali non possono che essere Scholz e Macron.

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Speranza: fase nuova ma piedi per terra. È finita l’emergenza, non il Covid

Monica Guerzoni, Il Corriere della Sera

Oggi facciamo un altro passo importante superando sostanzialmente il green pass e alleggerendo l’obbligo delle mascherine. È molto probabile un’estensione della quarta dose in vista dell’autunno. Se sarà per tutti o solo per ulteriori fasce generazionali lo valuteranno le autorità sanitarie. Dobbiamo essere pronti e non considerare vinta la sfida. Dobbiamo trasformare la crisi di questa pandemia in una opportunità di rilancio del nostro Servizio sanitario nazionale. Quando sono diventato ministro c’erano 114 miliardi sul fondo sanitario e si metteva 1 miliardo in più all’anno. Ora siamo a 124. Un simile salto non si era mai visto. E poi ci sono 20 miliardi di Recovery.

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Oggionni: un’Europa soggetto di pace sia protagonista del negoziato

Simone Oggionni, Domani

Colpisce l’assoluta predominanza di una costruzione narrativa del conflitto nei termini di uno scontro sul terreno morale, tra Bene e Male. A partire da un postulato indubitabilmente giusto, e cioè che esiste un aggredito e un aggressore, scompaiono responsabilità profonde della storia. Che non giustificano, ma spiegano. Una chiamata alle armi in nome di uno scontro di civiltà tra Occidente democratico e Oriente illiberale è pericolosa per due ragioni. Per le conseguenze che potrebbero determinarsi, laddove la chiamata alle armi produce una vera e propria escalation militare e coinvolge potenze nucleari. E perché il presupposto che si agita è infondato.

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Visco: una doppia Europa per superare i limiti di quella attuale

Vincenzo Visco, Domani

Gli interessi di lungo periodo dell’Europa e degli Usa non sono coincidenti, e nonostante la compattezza formale, gli interessi e le visioni dei paesi europei dell’ovest e del sud sono diversi da quelli del nord est. L’Europa quindi dovrebbe darsi al più presto una strategia idonea ad affrontare la nuova fase. Altrimenti rischia di compromettere la sua autonomia. L’assetto attuale dell’Europa, infatti, non è adeguato ai nuovi tempi che si prospettano. Bisognerebbe quindi porsi esplicitamente l’obiettivo di creare due Europa, con regole e obiettivi che possono anche essere diversi nel breve periodo, anche se convergenti nel lungo. Anche il parlamento europeo dovrebbe funzionare in duplice modalità e composizione. In caso contrario una crisi del progetto europeo, della sua tradizione democratica, dei suoi valori, del suo sistema di welfare, rischia di diventare inevitabile. 

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