Scotto: il moralismo non c’entra, da Padoan un cattivo esempio

Arturo Scotto, Globalist.it

Il moralismo non c’entra niente. C’entra invece un’idea delle istituzioni, del rispetto del mandato popolare, della separazione tra politica e finanza. Che il Professor Padoan sia un economista stimato – questo non significa automaticamente che sia stato un buon Ministro dell’Economia – non giustifica la scelta di saltare dalla Camera dei Deputati alla Presidenza di Unicredit senza soluzione di continuità. Un fatto inedito e singolare. Che fa strame di qualsiasi retorica sul conflitto d’interesse che nel corso degli ultimi anni anche il centrosinistra ha agitato contro i suoi avversari politici. Se hai guidato per quattro anni il dicastero più importante del Governo e poi sei stato alla Camera dei Deputati in Commissione Bilancio non puoi andare a presiedere una grande Banca. Siccome il qualunquismo mi fa schifo, temo che i maggiori propulsori di questa antica malattia italiana siano quegli esponenti dell’establishment che la mattina organizzano convegni sul populismo senza accorgersi di esserne i principali sponsor.

LEGGI L'ARTICOLO

Oggionni: Berlinguer incarnava la diversità comunista

Simone Oggionni, Domani

Il libro che Piero Ruzzante ha scritto insieme ad Antonio Martini e ha da poco pubblicato per Utet (Eppure il vento soffia ancora) non è un saggio su Enrico Berlinguer. È un diario, un album di memorie, individuali e collettive, che ripercorre con grande rigore, ora dopo ora, gli ultimi giorni della vita del segretario comunista. Attraverso il racconto di quei giorni emergono alcuni dei grandi temi che hanno segnato la vita e l’azione politica di Berlinguer. Ruzzante li affronta suggerendo talvolta tesi storiografiche innovative. Questo groviglio di questioni, di urgenze, di progetti parla ancora alla nostra società e ai nostri tempi. Parla della nostra società e dei nostri tempi.

LEGGI L'ARTICOLO

Visco: niente terze vie, il liberismo non è mai stato di sinistra

Vincenzo Visco, Domani

Negli ultimi anni (decenni?) la sinistra non è stata più percepita come tale, è stata vittima di una perdita di consapevolezza di sé, di un mimetismo nei confronti delle posizioni della nuova destra e di un complesso nei confronti dell’ideologia dominante, quasi che le posizioni di destra fossero le uniche innovative e quelle di sinistra inevitabilmente conservatrici. Si è affermato un sincretismo sintetizzato in un ossimoro: «il liberismo è di sinistra», confondendo due modelli storicamente e logicamente non conciliabili. In questa situazione, la sinistra vede la sua identità posta in discussione, spesso per buone ragioni, e perde la sua autonomia culturale. Il progresso e il cambiamento vengono identificati con la cultura liberale e non di rado con le posizioni liberiste. Sono queste le questioni che andrebbero poste in discussione per un recupero di identità e cultura a sinistra (e non solo in Italia). C’è un intero mondo che va riorganizzato e chiamato a raccolta. E ciò non può essere fatto senza un’analisi critica e autocritica.

LEGGI L'ARTICOLO

Fornaro: per le comunali niente spartizioni, primarie a rischio col Covid

Stefano Rizzi, Lo Spiffero

La politica deve riprendersi il suo ruolo e i gruppi dirigenti non possono fare Ponzio Pilato dicendo: ci pensano gli elettori. Un tavolo nazionale ci può essere ed è giusto che ci sia un confronto tra i partiti che governano il Paese di fronte a una scadenza elettorale molto importante, ma non vedo né le condizioni organizzative e politiche né sarei favorevole a una spartizione romana. Ogni città è una storia a sé. Però il dialogo tra le forze di governo deve esserci anche sui territori, questo non necessariamente comporta dar corpo ad alleanze. Prima di parlare di nomi sarebbe opportuno riflettere su un progetto di città e un profilo di candidato in cui si possa riconoscere tutto il centrosinistra, ma che abbia anche una sua capacità attrattiva al secondo turno verso l’elettorato grillino, ma non solo. A Torino un civico avrebbe il vantaggio di poter guardare avanti.

LEGGI L'ARTICOLO

Guerra: un fisco “modello tedesco”, progressivo e senza salti

Roberto Ciccarelli, Il manifesto

Un’aliquota media continua per la riforma dell’Irpef. È una proposta che è stata avanzata tempo fa da Vincenzo Visco sulla quale sono d’accordo. La principale caratteristica di questo sistema è la flessibilità, che permette di calibrare il carico fiscale per garantire una progressività dolce e senza salti. Chi sostiene la riforma del sistema fiscale a due o tre aliquote sottovaluta che questo schema, a parità di gettito, continua a scaricare l’onere sulle classi medie. Noi vogliamo invece fare una riforma che riduca l’anomalia del sistema fiscale che penalizza queste persone, mantenendo le esenzioni per la fasce di reddito più basse. Abusi sul reddito di cittadinanza? Vorrei dire a chi si indigna che questo avviene sempre, in grandezze più significative, per tutte le prestazioni sociali. Il vero problema è l’evasione fiscale.

LEGGI L'ARTICOLO

Fornaro: via le liste bloccate, hanno fallito. Ora avanti col proporzionale

Tommaso Rodano, Il Fatto quotidiano

Condivido la campagna del Fatto per il superamento delle liste bloccate e per un sistema più vicino alla volontà degli elettori. Attenzione però: il pensiero comune che fa coincidere la fine delle liste bloccate con l’introduzione delle preferenze rischia di essere una trappola. Ci sono altre soluzioni, come il collegio uninominale proporzionale utilizzato per il Senato fino al 1992. Le preferenze vanno maneggiate con cura, perché circoscrizioni elettorali grandi richiedono campagne elettorali molto costose, favorendo i più ricchi o incoraggiando raccolte fondi aggressive e compromettenti. Poi c’è un dato di fatto: non sempre il voto di preferenza premia i candidati più competenti.

LEGGI L'ARTICOLO

Paladini e Visco: l’aliquota continua che salva il ceto medio

Ruggero Paladini e Vincenzo Visco, Il Sole 24 Ore

Si è discusso nelle scorse settimane sul modo di intervenire a riformare la nostra imposta personale sul reddito, dividendosi tra i favorevoli all’ipotesi avanzata dal ministro Gualtieri di un prelievo effettuato in base a una funzione continua dell’aliquota media e i favorevoli al sistema attuale dell’imposta a scaglioni. I sostenitori di questa ultimo posizione hanno in particolare insistito sul fatto che l’imposta continua sarebbe poco trasparente in quanto occulterebbe le aliquote marginali. Una tabella dimostra come l’asserita trasparenza del sistema vigente sia del tutto inesistente.

LEGGI L'ARTICOLO

Speranza: dobbiamo resistere altri sei mesi, a fine inverno saremo salvi

Annalisa Cuzzocrea, la Repubblica

Una cura e un vaccino per il Covid sono vicini. Basta polemiche inutili sulla scuola, non è un problema della ministra Azzolina, ma di tutti noi. Dobbiamo portare il servizio sanitario nazionale nelle case delle persone. La parola d’ordine deve essere vicinanza, prossimità. Abbiamo un’occasione irripetibile. Io sono favorevole al Mes, ma non mi interessa da dove arrivino i soldi, non ne guardo il colore: che vengano dal Mes, dal Recovery fund, dal bilancio dello Stato, ma che arrivino. Alle regionali si doveva fare di più per correre uniti. Ci vuole più coraggio da parte di tutti. E parlo sempre a partire da me stesso. Non è possibile che siamo al governo del Paese e abbiamo paura di andare insieme a guidare una Regione o un piccolo Comune. Ma credo che il processo politico sia inarrestabile e che si vada verso un nuovo bipolarismo, con da una parte la nuova destra della protezione, identitaria, del sovranismo e dall’altro lato un campo democratico che dobbiamo costruire tutti insieme. 

LEGGI L'ARTICOLO

Bersani: liberalizzazioni con regole chiare, così si difendono i consumatori

Marco Patucchi, Affari&Finanza

Liberalizzare è di sinistra. Significa organizzare un mercato che, nel nostro Paese, fin dal Medioevo, era il luogo delle regole. In Italia non esistono i liberali: quando esci dal campo della sinistra trovi solo la destra del ciascuno faccia come gli pare. Vorrei chiedere al presidente Bonomi: che fine hanno fatto le grandi industrie italiane? Se Confindustria ha un elenco di imprenditori interessati bene, altrimenti deve pensarci lo Stato perché serve una politica industriale che si occupi dei settori strategici per il Paese. È la storia del nostro capitalismo, altro che le polemiche sullo statalismo. Guardi com’è andata con le ferrovie: noi abbiamo aperto l’alta velocità alla concorrenza, primo Paese al mondo a farlo. Però Italo è finita ai fondi esteri… Con la famosa “lenzuolata” cercai di difendere i cittadini dalla prepotenza del mercato. Mi sarei aspettato in questi anni un impegno analogo anche del M5S.

LEGGI L'ARTICOLO