Oggionni: a cento anni dalla scissione del Pci, nessun erede

Simone Oggionni, Huffington Post

Il centenario del Pci sta scatenando damnatio memoriae e nostalgia. Penso invece che debba indurci a sviluppare alcuni interrogativi. Io penso che ci sia ancora molto da studiare e molto da scavare. Non soltanto rivolgendosi all’interno della comunità degli studiosi, dei ricercatori, degli appassionati di storia e di dottrine politiche. Ma anche alla politica e in primo luogo a quella sinistra che di quella vicenda è erede. Il dramma – questo è il punto fermo che mi sento di rimarcare – è che non esistono soggetti politici non solo interessati ma soprattutto credibilmente candidati a rappresentarne l’eredità. Occorrerebbe confrontarsi. Provare a rispondere alle domande che la storia ci pone e riprendere il filo di una riflessione capace di dire, per esempio, quali sono stati i tornanti nei quali quel genoma gramsciano è stato abbandonato.

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Geloni: il Pd e i girotondi sulla crisi, analisi di un partito

Francesco De Palo, Formiche.net

Troppa equidistanza tra Renzi e Conte. Temo che il Pd abbia pensato che Renzi potesse rappresentare, con più libertà, un disagio presente tra i dem. È stato un grave errore: non è interesse del Pd mantenere questa ambiguità, rispetto ad una fase che è già stata giudicata molto severamente dagli elettori. Sono quasi dieci anni che all’interno del Pd, prima ancora che una frattura politica, penso siano stati superati quei limiti umani che consentono la sopravvivenza di una comunità. Rifletta su questo aspetto, anche per valutare cosa accadrà nei prossimi giorni. Un governo può cadere e, molto laicamente, un’esperienza si può anche chiudere: ma c’è modo e modo di gestire una fase del genere.

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Scotto: stop agli inciuci, senza Conte si va a casa e torniamo a votare

Loredana Lerose, Cronache

Siamo davanti ad un’operazione di Palazzo, non a una dialettica all’interno di una coalizione plurale. La stragrande maggioranza delle persone fatica a capire l’oggetto del contendere e rischia di tradurre questo passaggio esclusivamente come la solita manfrina della politica che si autorappresenta. Ricorrere ai tecnici quando si deve tagliare e chiedere sacrifici è sbagliato. Il prezzo del governo Monti è stato salatissimo. Serve un salto di qualità. Bisogna che la maggioranza trasformi un’alleanza nata dall’emergenza contro la destra in un progetto duraturo: il nuovo campo dei progressisti che riprendono la bandiera della questione sociale dopo che per anni essa è stata lasciata colpevolmente, anche e soprattutto a sinistra, nelle mani di una destra estremista.

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Speranza: la seconda ondata non è mai finita. Per alcuni mesi è ancora dura

Monica Guerzoni, Il Corriere della Sera

Sui vaccini è bello vedere che siamo secondi in Europa in valore assoluto. Abbiamo 470 mila dosi a settimana e riusciamo a farle tutte. Per avere un impatto il vaccino ha bisogno di mesi e dobbiamo resistere, la battaglia è ancora dura. La seconda ondata non è mai finita davvero. Adesso c’è una ripartenza e probabilmente sì, il terzo picco arriverà. La curva può facilmente risalire, come purtroppo vediamo in larga parte dei Paesi europei, dove i numeri sono significativamente peggiori dei nostri. Ecco perché il nuovo Dpcm manterrà l’attenzione al rigore, con misure di contenimento significative.

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Fornaro: il rimpasto si fa in 48/72 ore. La maggioranza resta questa

Paola Alagia, Affaritaliani.it

Se si rivela tutti assieme la necessità di apportare dei correttivi nella squadra lo si può fare senza aprire una crisi di governo, è una questione che nel giro di 48- 72 ore si risolve, se si vuole. Quasi un terzo delle risorse del Recovery vengono indirizzate all’Italia e, nel momento in cui bisogna arrivare alla stesura del piano, il nostro Paese che fa, apre una crisi di governo? Sarebbe imperdonabile. Ecco perché eviterei una contrapposizione frontale e cercherei fino all’ultimo di riportare tutto all’interno di un confronto di maggioranza, nel tentativo di risolvere e dare risposta alle questioni poste. Poi, siamo in una democrazia parlamentare ed è corretto che le crisi si aprano e chiudano in Parlamento.

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Guerra: bene raddoppio fondi sanità. Mes, insistere serve solo a dividere

Paolo Baroni, La Stampa

Bene il raddoppio dei fondi per la Sanità. Ora meno bonus e più investimenti, perché hanno un effetto moltiplicatore più forte. Ma non tutti i sussidi sono da buttare, bene Industria 4.0 e il superbonus del 110 per cento. Importante anche la decisione di voler rafforzare le infrastrutture sociali: servono risorse per gli anziani, i disabili e la scuola: così si libera il tempo delle donne. Quanto al Mes, ora non serve più e chi insiste lo fa solo per dividere e non per trovare soluzioni.

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D’Alema: non si caccia l’uomo più popolare per volere del più impopolare

Stefano Cappellini, la Repubblica

La crisi si risolverà, conviene a tutti. Vedrete che presto si tornerà a parlare d’altro. Per fortuna a cercare una soluzione ci sono persone serie come Bettini e Speranza, il difensore della salute degli italiani. Io non faccio più politica, se non come semplice iscritto di Articolo Uno. Non credo che a nessuno possa passare per la mente l’idea di mandare via da palazzo Chigi l’uomo più popolare del paese per fare un favore a quello più impopolare.

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Bersani: organizziamoci, e discutiamo progetto e soggetto

Pier Luigi Bersani, Il manifesto

L’idea di un partito che essendo presente in ogni luogo organizza il sociale è un anacronismo nostalgico e irreale. L’idea di un partito che si addensa solo nei piani alti delle istituzioni e della comunicazione è parte della malattia. Ci vuole un partito che promuova uno spazio aperto e plurale e lo delimiti affermando valori e discriminanti e che costruisca il progetto nuovo per il paese. Nel fare questo, un partito che incoraggi ovunque una cittadinanza attiva e abbia cultura, linguaggi e organizzazione per mettersi in reciprocità col sociale. Un partito che sia anche infrastruttura, dicevo da segretario, non senza accorgermi di qualche sorriso di compatimento.

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