Gotor: dietro l’attacco alla Cgil c’è una lucida strategia, non sottovalutiamo

Federica Fantozzi, l’Huffington Post

L’analogia con gli anni ’20 del Novecento regge sul piano della sottovalutazione del pericolo. L’ascesa del fascismo dovrebbe avere insegnato che non bisogna mai sottovalutare la violenza o pensare di strumentalizzarla in base ai propri interessi politici contingenti. Chi attacca i sindacati attacca la democrazia, non un suo simbolo e basta. Nulla meglio di questo obiettivo ci dice che dentro la protesta dei No Vax e No Green Pass – legittima finché rimane pacifica – si sono infiltrate forze politiche organizzate di matrice neo-fascista che approfittano di quelle manifestazioni per compiere azioni squadriste.

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Speranza: Italia tutta bianca, ma serve ancora cautela. Ascoltare la scienza

Monica Guerzoni, Il Corriere della Sera

Appello ai medici di famiglia: tocca a loro convincere gli incerti. Ogni giorno, vaccino dopo vaccino, avremo uno scudo un po’ più forte per proteggerci dal virus e potremo continuare il nostro percorso di riaperture graduali. Siamo ancora dentro questa sfida, non possiamo considerarla archiviata. Dobbiamo continuare su una linea di serietà. Salvini è un rumore di fondo, lascia il tempo che trova. Non mi sembra che sposti granché. Il Cts aveva già dato il via libera ad allargare e se dobbiamo fare una discussione su un 10% di posti in più o in meno su cinema e stadi io nemmeno mi siedo al tavolo.

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Geloni: meno Calenda, più Conte. Una ricetta per il centrosinistra

Francesco De Palo, Formiche.net

A Bologna l’egemonia Pd consente di tenere tutto assieme, ma dopo scelte chiare su come presentarsi agli elettori e su cosa il Pd vuole essere. Ciò che colpisce delle dichiarazioni di Calenda è che pretende di disegnare la coalizione che gli piace, mettendo come condizione l’assenza di una parte al fine di poterci essere lui stesso. Non è questo un atteggiamento che indica una convinzione nella struttura di un certo tipo di alleanza, quanto una volontà negoziatoria di mani libere nei confronti di diversi schemi politici. A differenza di Calenda, io non metto veti rispetto a formule di governo future. In questi giorni stiamo assistendo in Germania al dialogo fra partiti che si sono scontrati aspramente durante le recenti elezioni.

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Guerra: con la riforma del catasto tanti scoprirebbero di poter pagare meno

Enrico Marro, Il Corriere della Sera

Nessuno ha annunciato un aumento delle imposte sulla casa. Dalla revisione avremo sorprese, ma in un senso contrario a quello che teme la Lega. Premesso che non stiamo parlando delle prime case, che sono esenti da imposte, mi aspetto che dopo la revisione delle rendite la maggioranza dei proprietari di seconde case scoprirà che se si utilizzassero le nuove rendite ai fini fiscali, cosa esclusa dalla delega, dovrebbe pagare di meno. Penso in particolare agli immobili ereditati, magari in comproprietà, in paesi o in zone di montagna che hanno subito processi di spopolamento e nelle periferie che hanno perso valore. Solo una minoranza scoprirebbe di dover pagare di più se si ragionasse a parità di gettito. Oggi si paga su valori risalenti a trent’anni fa, che non hanno più senso.

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Visco: delega fiscale inconsistente. Sul catasto la sinistra faccia una scelta

Luciano Cerasa, Il Fatto quotidiano

Se la sinistra non fosse così poco consapevole del suo ruolo, sul catasto farebbe una campagna a tappeto uguale e contraria a quella di Salvini, perché la riforma sia applicata subito e a parità di gettito. Bisognerebbe spiegare alla gente che ci sarebbe uno spostamento di valore dai ricchi ai poveri, dal Nord al Sud, dove le case valgono molto meno, dal centro alle periferie, dove abitazioni nuovissime con la crisi del mercato immobiliare hanno perso notevolmente valore, dai grandi ai piccoli centri, dove ci sono interi paesi impoveriti e abbandonati dove si vendono case a un euro. Il fatto che ci siano all’opposizione Confedilizia e la destra è un’occasione per rendere espliciti i riferimenti politici dell’area della sinistra.

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Bersani: i miei primi settant’anni, stavolta lascio e torno a Bettola

Antonello Caporale, Il Fatto quotidiano

Sa che essere provinciale mi ha aiutato in politica? Perché vai al bar, incontri al parcheggio, trovi l’amico in farmacia… Mi accorsi per esempio della necessità della portabilità dei mutui. Le lenzuolate nascono da un contatto diretto, una frequentazione sistematica con la gente normale e i loro bisogni. Cinquantasei anni fuori casa bastano a sentirsi realizzato. Non lascerò la politica, quella non si lascia mai. Il seggio sì.

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Bersani chiude a Savona: porto un po’ di sinistra in tournée

Matteo Macor, Repubblica Genova

La destra è avanzata ovunque, ma ha mostrato limiti appena messa alla prova del governo, davanti a scelte che richiedono esercizi collettivi. A sinistra vedo invece della movida. Non è vero che c’è solo passività, dalle nostre parti. Sia nelle realtà come questa, a Savona, dove si può dimostrare che la destra non è invincibile. Sia, come a Bologna, o a Napoli, dove è già in atto il tentativo di costruire il campo largo progressista che da otto anni ricordo a tutti deve essere il nostro futuro.

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Rutigliano: che cosa ci insegnano le elezioni in Germania

Carlo Rutigliano, l’Huffington Post

La SPD è il primo partito tedesco. Una buona notizia, un risultato clamoroso che andrà approfondito con attenzione ma che può già dare delle interessanti indicazioni anche in chiave italiana. È tempo anche per i progressisti e i democratici italiani di decidere chi si vuole rappresentare e per cosa ci si vuole battere. Serve essere netti nelle scelte e radicali nelle parole. Pensare di poter rappresentare tutti, come si è fatto in passato e qualcuno vorrebbe continuare a fare in futuro, porta a rappresentare solo i più forti. La storia ce lo ha dimostrato.

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Scotto: Bassolino, incontro assurdo. Nemmeno un caffè con quella destra

Adolfo Pappalardo, Il Mattino

Bassolino è un uomo di sinistra, con cui dovremo parlare anche il giorno dopo queste amministrative. Un incontro sbagliato con personaggi squalificati come Landolfi e Laboccetta non sporca una storia di militanza antifascista. Certo, io non l’avrei fatto. Vedo che purtroppo anche a sinistra ci sono schiere di benpensanti che vogliono far fallire il laboratorio napoletano. Se Giuseppe Conte è il capo dei populisti allora avrebbe contribuito a scegliere il candidato sindaco meno populista della storia di Napoli. Un bel paradosso. Sento che siamo vicini alla vittoria al primo turno. E Napoli Solidale sarà una sorpresa positiva, perché unisce civismo e sinistra organizzata.

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