D’Attorre: cambiamo leader e linea, basta disprezzo per il populismo

Daniela Preziosi, Il manifesto

LeU vive se cambia tutto. Deve essere rivoluzionata nel progetto, nel messaggio, nel gruppo dirigente e nella leadership. Un cambio di paradigma politico-culturale rispetto agli ultimi venticinque anni, non solo agli ultimi cinque. Dobbiamo ripensare tutto, anche le parole: anche noi abbiamo usato con disprezzo parole come populismo, la cui radice è quel popolo che vorremmo rappresentare; o sovranismo, la cui radice è quella sovranità popolare scolpita nella Costituzione; o protezionismo, a fronte di una enorme richiesta di protezione del mondo del lavoro.

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Gotor: la lezione di Aldo Moro, il grande rimosso nazionale

Generoso Picone, Il Mattino

Ad ogni anniversario mi colpisce la ritualità delle posizioni e la loro sclerosi militante. Registro anche un’indifferenza tra formazione stereotipata del discorso pubblico e ricerca storica, che sulla vicenda Moro negli ultimi 10-15 anni ha fatto dei passi in avanti sul terreno della conoscenza. Il disegno di Moro era quello di allargare la base democratica e popolare dello Stato aumentando la responsabilizzazione civile e il coinvolgimento dei cittadini, un deficit antico della storia italiana, ma sempre presente e da porsi come obiettivo “nazionale” come dimostrano anche le vicende politiche degli ultimi anni.

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Bernabucci: la storia di Lula, homem de bem, non è ancora finita

Claudio Bernabucci, Huffington Post

Polemiche infuocate su di lui – una guerra civile di recriminazioni – lacerano il Brasile che scivola pericolosamente verso una restaurazione classista sempre più violenta, coi militari che rialzano la testa a chiedere la condanna dell’uomo più amato dal popolo e allo stesso tempo più detestato dall’altra metà del paese. Una cosa è certa: non è la magistratura di nessun paese che si voglia definire democratico abilitata a giudicare responsabilità politiche: queste spettano alla storia o magari, nel contingente, alla volontà espressa dai cittadini-elettori, cosa che in Brasile non potrà evidentemente avvenire

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Rossi: basta personalismi, a sinistra serve il Partito del lavoro

Mario Neri, Il Tirreno

La sinistra con Renzi e prima di Renzi ha rinunciato a rappresentare gli strati popolari che si sono rifugiati nell’astensione o nella protesta. Liberi e Uguali credo abbia avuto due limiti: primo, la gente ci ha assimilati al Pd. Secondo, a rappresentare Leu è stata una classe politica troppo esposta. Ora c’è bisogno di un nuovo partito della sinistra in Italia, che guardi ad un elettorato ben più ampio di quello raccolto da Leu. E deve essere una sinistra radicale e di governo, non estremista né gruppettara. Con un programma forte di cambiamento. Io rispetterò il mandato dei cittadini fino al 2020, se il Pd non mi toglie la maggioranza.

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Geloni: i 101 cinque anni dopo. La vera domanda non è “chi” ma “perché”

Chiara Geloni, Strisciarossa.it

Dato per acquisito (per quanto possibile) il “chi”, è però forse oggi ancora più interessante e attuale chiedersi il “perché”. Al contrario che nella ricerca dei nomi – dove il presente, cioè quanto avvenuto dopo nel Pd, ci aiuta a illuminare il passato –, nella ricerca dei motivi sono i fatti di cinque anni fa a dare significato allo stallo di questi giorni: in cui non a caso vediamo un vincitore delle elezioni – che per la verità, anche lui, è soltanto “arrivato primo” – invocare i voti necessari per “far partire un governo di cambiamento”, con le stesse precise parole che usava cinque esatti anni fa Pierluigi Bersani.

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Fornaro: ora stop agli egoismi dei leader, serve responsabilità

Marvin Ceccato, Agenzia Italia

Da questa situazione si esce con senso di responsabilità, comprendendo che siamo, come ha ricordato il Capo dello Stato, all’interno della Costituzione che definisce la nostra una Repubblica parlamentare. Bisogna ricondurre la discussione alla centralità del Parlamento. Noi di Liberi e Uguali abbiamo detto, sin dalla campagna elettorale, che siamo disponibili a un confronto programmatico, a partire dai nostri temi. Ad esempio il lavoro. Con un unico confine non oltrepassabile: un’alleanza organica con il centrodestra. Rimaniamo coerenti con quell’impostazione.

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Rossi: niente alleanze con i Cinque stelle, per la sinistra un partito nuovo

David Allegranti, Il Foglio

Solo la sinistra può rappresentare la protesta portandola su un terreno democratico, progressista e progressivo. Ed è una sinistra che deve dire cosa vuole, fare l’opposizione piuttosto che stare all’opposizione ad aspettare il suo turno. Di Maio e Salvini non hanno vinto, facciano un passo indietro e presentino a Mattarella una proposta che consenta la nascita di una coalizione per governare. Io spero che nasca un partito nuovo, un partito del lavoro. Per questo dobbiamo dire al presidente della Repubblica, con la nostra delegazione, che per noi il primo punto del nuovo governo deve essere la tutela dei lavoratori e una ricostruzione del sistema dei diritti.

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