D’Alema: rimpiango il Pci, esperienza straordinaria, non l’Urss

Alessandro De Angelis, Huffington Post

Del 9 novembre ricordo un senso di liberazione, perché anche se le prospettive apparivano incerte, la sinistra si liberava di un enorme fardello. Vale quello che mi disse qualche anno dopo Gorbaciov, quando gli chiesi se non si dovesse essere più prudenti. Lui mi rispose: “No, quel mondo andava abbattuto perché l’identificazione con quei regimi era un peso insostenibile per la sinistra”. In realtà, storicizzando, si deve riconoscere che il momento in cui la prospettiva di una riforma dei paesi dell’Est viene sconfitta fu a Praga. E già negli anni Settanta era in atto un processo di ossificazione di quei regimi, accelerata dalla crisi petrolifera e dall’innovazione tecnico-scientifica nel mondo occidentale, mentre il mondo sovietico era fermo. Dal punto di vista dell’esperienza umana, il Pci è stata una esperienza straordinaria. È questo che rimpiango. Certo non l’Urss. Tutte le volte che andavamo dall’altra parte del Muro la nostra naturale collocazione era dalla parte del dissenso. Io scesi in piazza contro i carri armati sovietici. E non a Roma, ma a Praga. Ora io penso che il grande problema dell’Occidente sia lo sradicamento della sinistra dal suo popolo. E il punto è costruire una sinistra che riprenda una capacità di rappresentanza politica del lavoro. Il Pci non è mai stato il partito dei poveri, ma dei lavoratori, e per ricostruire un rapporto con il lavoro occorre una critica del capitalismo. Il movimento dei giovani sul clima lo è.

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Speranza: folli gli attacchi di Renzi, non si sta al governo con un piede fuori

Alessandro Trocino, Il Corriere della Sera

Rimettere in discussione Conte ora sarebbe un errore clamoroso, senza senso. La cosa più folle e più sbagliata oggi è parlare di noi e non delle cose da fare nel Paese. Questa polemica quotidiana ci fa male, perché fa il gioco della destra. Voglio dire a Renzi, ma anche a tutti gli altri, che stare al governo non è uno scherzo, è una battaglia che si combatte se sei convinto che c’è un progetto di Paese da realizzare. Non puoi stare al governo con un piede dentro e uno fuori. Ricordiamoci che questa legge di bilancio non la voleva fare nessuno. C’erano 23 miliardi di clausole di salvaguardia e abbiamo evitato che scattassero, con una mazzata vera e propria per famiglie e imprese. Non era affatto scontato. E siamo stati i primi che non solo paghiamo le clausole del passato, ma non le mettiamo per il futuro. La tassa peggiore che c’era, quella sul superticket, l’abbiamo abolita. Dieci euro per le visite specialistiche, che ora non ci sono più. Significa abbassare la diga di accesso alle cure per tanti. Sui singoli provvedimenti discuteremo in parlamento, ma la discontinuità c’è, anche sull’immigrazione.

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D’Alema: ortodossia o alternativa, il bivio della socialdemocrazia europea

Massimo D’Alema, Italianieuropei

Il voto tedesco ci racconta del lento logoramento subìto da forze che per troppo tempo hanno condiviso la responsabilità del governo di Grande coalizione. Oggi la socialdemocrazia europea si trova di fronte a un bivio: stare sul terreno dell’ortodossia e formare coalizioni in cui normalmente porsi come junior partner dei conservatori, oppure giocare la carta dell’alternativa, puntando a costruire un rapporto con forze nuove che, pur se spurie e con alcuni tratti di populismo ed elementi di critica radica­le, stanno crescendo nella società e si caratterizzano non tanto per un generico e intransigen­te antieuropeismo, quanto per le circostanziate critiche che riservano all’attuale modus operandi dell’UE. Di fronte alla scelta tra queste due alternative tendo a preferire la seconda, quella che si adope­ra per la ricostruzione della sinistra, per la crea­zione di una vasta area progressista, che impone di misurarsi con nuovi elementi di radicalità nel campo ambientalista o della critica femminista, e che soprattutto richiede uno sforzo comune per sviluppare un progetto di radicale rinnova­mento e rilancio del processo europeo.

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Bersani: l’Emilia vale più di un governo. I 5 Stelle da soli? Idea balzana

Monica Guerzoni, Il Corriere della Sera

C’è chi, come di Maio, coltiva questa balzana idea che si possa fare da soli, restando ciascuno a casa sua. Invece bisogna creare una novità che faccia dire “non sono il Pd, la sinistra e il M5S di prima”. Una fase costituente che consenta, senza abiure, di aggregare forze e costruire una piattaforma nuova, che dica dei sì su lavoro, ambiente, fisco. Su quella base incrociare il M5S, che a sua volta deve creare un meccanismo di partecipazione vero. Dalle mie parti si sarebbe chiamato congresso, loro lo chiamino come vogliono. Sempre che non preferiscano restare attaccati alle decisioni verticalizzate di un capo che ha un peso sulle spalle sproporzionato. L’elettorato grillino ha in mano una bella responsabilità. È indecente che una regione che vale più di un governo venga presa in ostaggio per una resa dei conti nazionale. Non ne voglio neanche parlare di cosa sarebbe chiudere bottega di una delle sale macchina del riformismo. La sinistra deve ricordare che i risultati innegabili di quella regione sono il frutto di una specializzazione nel coraggio del cambiamento, che persino la destra ci riconosce.

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Speranza: sanità, più accesso alle cure. Finita la stagione dei tagli

Viviana Daloiso, Avvenire

Il nostro sistema sanitario universale è tra i più significativi modelli del mondo e di questo dobbiamo essere orgogliosi. Certamente, si può e si deve lavorare ogni giorno per migliorarlo a partire dal grande tema della riduzione delle disuguaglianze. Ed è questa una delle ragioni dell’abolizione del superticket, una vera e propria tassa sulla salute. Dieci euro in meno sulle visite specialistiche a partire dal primo settembre del 2020 che permetteranno a tanti, che oggi non possono permettersi di accedere alle cure, di curarsi come dovrebbero. I nostri padri costituenti ci hanno trasmesso un’eredità straordinaria per quanto riguarda la salute. L’articolo 32 della Costituzione, al primo comma così recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Sono parole luminose che delineano, da sole, una visione oltre che un orizzonte programmatico. Noi lavoreremo tutti i giorni affinché la realtà vissuta quotidianamente dai cittadini sia quanto più vicina possibile all’enunciato della nostra carta fondamentale. E quest’anno al fondo sanitario nazionale andranno ben due miliardi in più rispetto al 2019, oltre ai due miliardi già stanziati per l’edilizia sanitaria (con l’obiettivo del rinnovamento delle infrastrutture) e per le nuove tecnologie. Il Patto per la salute è il prossimo passo che servirà al nostro ssn per affrontare le sfide del futuro, a partire dalla carenza di personale.

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Speranza: ragazzi, più politica: non siamo un governo tecnico

Alessandro De Angelis, l’Huffington Post

Capisco la preoccupazione di Di Maio, ma per me bisogna trasformare l’intesa in Parlamento in un chiaro progetto per il paese. Governare non è cosa che si può fare con un piede dentro e uno fuori. Non scherziamo col fuoco. Diamoci subito una rotta: modifiche al decreto sicurezza, ius soli, e rivediamo profondamente il memorandum con la Libia. Il governo tra Movimento Cinque stelle e centrosinistra serve ad affrontare un tema di fondo: la destra è forte in Italia e nel mondo perché ci ha sfilato la questione sociale. È riuscita ad interpretare la domanda di protezione che si è alzata dai ceti medi impoveriti dalla crisi e dai ceti più deboli. Per questo dico che l’intesa giallorossa non è un incidente della storia o una semplice parentesi casuale, ma un orizzonte politico su cui costruire l’alternativa alla destra a partire dalla centralità della questione sociale e dalla lotta alle diseguaglianze come premessa per la crescita di tutto il Paese. È un occasione storica anche per la sinistra per correggere gli errori fatti e recuperare la nostra visione della società.

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