Visco: ridurre le tasse? Il problema è farle pagare a chi evade

Rosaria Amato, la Repubblica

Non è vero che il carico fiscale è eccessivo nel suo complesso, lo è invece per chi paga le tasse. Il problema di fondo rimane l’evasione di massa, quei 100,150 miliardi che mancano all’appello. Se non si risolve questo problema, è chiaro che il fisco rimarrà sempre un terreno di conflitto. Se vogliamo finanziare un sistema di welfare, le tasse sono necessarie. La riforma della destra, una flat tax con un’unica aliquota, al massimo due per tutti i redditi, non è una risposta adeguata, finirebbe per farci perdere ulteriore gettito, ed è regressiva, quindi penalizza i poveri e premia i ricchi.

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Visco: il governo faccia come Google, big data contro chi evade

Luciano Cerasa, Il Fatto quotidiano

Dobbiamo decidere quale società vogliamo, se si vuole uno Stato in cui a ciascuno viene dato il suo si deve fare in modo di ridurre le tasse a chi è tartassato e di farle pagare a chi non le paga, creando nel Paese un clima in cui la giustizia si possa toccare con mano. Una misura risolutiva per combattere l’evasione sarebbe l’introduzione di ritenute alla fonte per tutti, anche per i redditi d’impresa, alla quale andrebbe aggiunto l’uso sistematico delle ínformazioni bancarie e finanziarie e altre misure minori, con l’applicazione della tecnologia dei big data l’evasione può sparire del tutto. In realtà la flat tax è un regime forfettario per imprese e professionisti con redditi medio-alti che non ha giustificazione. Ha creato non solo disparità di trattamento ma anche una nuova possibilità di evasione dell’Iva perché i forfettari sono diventati consumatori finali. Il limite di 65 mila euro di fatturato include la quasi totalità dei professionisti italiani e nessuno è in grado di verificarlo, insomma se la cantano e se la suonano. E quando Di Maio controbatte dicendo che la Flat tax deve andare solo a vantaggio dei ceti medi è un ossimoro: l’imposta piatta a parità di gettito va a incidere proprio sui ceti medi, rispetto ai ricchi e ai poveri.

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Visco: cosa insegna la fattura elettronica, la tecnologia dimezza l’evasione

Vincenzo Visco, Il Sole 24 ore

Siamo probabilmente in presenza di una autoriduzione dell’evasione dell’Iva determinata dall’obbligo della fatturazione elettronica. Su base annua, se il trend attuale risulta confermato, il maggior gettito potrebbe essere di oltre 6 miliardi. E l’incremento avrebbe potuto essere molto maggiore (più di 10 miliardi, dato che la fatturazione elettronica sarebbe in grado, se ben realizzata, di eliminare tutta l’evasione relativa a ricavi e costi fatturati ma non dichiarati che si verifica lungo la catena della produzione) se l’amministrazione avesse sostenuto la misura presso il pubblico, e si fosse attrezzata per tempo per sfruttare i dati ottenuti non solo per controllare i versamenti, ma anche per avviare i controlli specifici necessari. Dato lo scarso entusiasmo governativo, non è detto che il risultato sia acquisito; servono controlli consapevoli e dedicati. Se poi si volesse ricorrere solo a controlli automatici gli effetti della misura potrebbero essere vanificati in breve tempo. Altri interventi sarebbero possibili e necessari e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale potrebbe condurre in poco tempo all’eliminazione pressoché completa del fenomeno. Non si dica quindi che l’evasione non si può sconfiggere: gli strumenti esistono; il problema è solo una questione di scelta politica.

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Speranza: diamoci una sveglia, in autunno Stati generali per l’alternativa

Alessandro De Angelis, Huffington Post

Siamo gelosi della nostra autonomia, ma ci interroghiamo su fragilità del campo in cui siamo. Il punto non è una riorganizzazione geometrica ma il messaggio di fondo al paese. A Zingaretti dico: usi la forza che le primarie gli hanno dato per cambiare davvero e non permetta a nessuno di trascinarlo nella palude. Convochiamo in autunno gli Stati generali dell’alternativa. Non una cosa politicista, ma un grande momento per cambiare davvero e riconnetterci con il Paese. È l’occasione per un salto di qualità, a partire dalla centralità della questione sociale che negli ultimi anni ci siamo fatti sfilare dalla destra e dai Cinque stelle. Articolo Uno è nato per ridare una casa alla sinistra nel nostro Paese. La verità è che tutto il centrosinistra, così come è, non è sufficiente. Noi abbiamo visto prima di altri che si stava andando a sbattere e abbiamo provato a recuperare una parte di elettorato in fuga. Lo abbiamo fatto anche a costo di enormi sacrifici personali. Questo non è bastato, ma la missione di fondo resta viva: far risorgere la sinistra in Italia e dare finalmente al Paese un’alternativa alla destra. Su questo sarà incentrata la nostra assemblea nazionale del 13 luglio a Roma.

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Oggionni e Quaranta: una classe dirigente ha fallito, Pd all’ultima spiaggia

Simone Oggionni e Stefano Quaranta, Il manifesto

O il Pd cambia natura risolvendo le sue contraddizioni oppure alla sua sinistra dovrà nascere un nuovo spazio, un nuovo soggetto politico. La sinistra eserciterà ancora un ruolo – noi crediamo – se saprà guidare l’innovazione e dare un senso collettivo al futuro, se migliorerà le condizioni di vita e di sicurezza dei cittadini a partire da una dimensione europea. Per questo motivo abbiamo bisogno che insieme a una nuova generazione di dirigenti politici alcune delle figure più importanti e più credibili del mondo della cultura, del lavoro, dell’economia si facciano garanti di fronte ai cittadini italiani di un percorso nuovo in cui tutti coloro che vogliano dare un contributo di idee possano farlo. Fatevi avanti, la sinistra siete voi.

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Fornaro: astensionisti intermittenti, quei 7,8 milioni di fantasmi

Federico Fornaro, Il Fatto quotidiano

Il declino della partecipazione elettorale in Italia a partire dagli anni Ottanta è attribuibile, in aggiunta agli effetti dell’aumento del distacco tra cittadini e politica, al fenomeno in costante crescita dell’astensionismo intermittente. La partita delle prossime elezioni politiche, indipendentemente da quando si svolgeranno, si giocherà dunque su due piani. Vincerà chi riuscirà a mobilitare in misura maggiore il proprio elettorato tradizionale e saprà nel contempo attrarre il maggior numero di “astensionisti intermittenti”. Se, ad esempio, l’offerta politica della Lega dovesse limitarsi a convincere gli elettori che hanno votato il Carroccio alle europee, il partito di Salvini potrebbe fermarsi alle politiche ben al di sotto della quota del 30%, mentre quasi tutte le chance di recupero di Di Maio sono legate alla capacità di riconquistare la fiducia della maggioranza degli “astensionisti intermittenti”, che avevano largamente premiato il M5s nelle politiche 2018. Infine, la costruzione dell’alternativa alla destra a trazione salviniana passa, in larga misura, proprio dalla riconquista della fiducia di questo segmento astensionista: un “partito fantasma” che riapparendo nelle urne potrebbe sovvertire i pronostici della vigilia.

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Speranza: il Paese cresce solo se cresce il Mezzogiorno

Roberto Speranza, Il Quotidiano del Sud

Il titolo scelto dai sindacati confederali per la manifestazione di oggi a Reggio Calabria, “Ripartiamo dal Sud per unire il Paese”, non poteva essere più adatto. Unire il Paese che al suo primo articolo si dichiara fondato sul Lavoro. C’è bisogno di riscatto per le regioni meridionali. E la partecipazione dei lavoratori, dei giovani, delle donne rende questa meta più raggiungibile. Il governo deve capire che i tanti Sud d’Europa si salvano se si rilanciano gli investimenti e si danno prospettive, futuro e speranza alle nuove generazioni. Siamo in piazza per dire che il Paese cresce se cresce il Mezzogiorno, per dire no ad un progetto di autonomia differenziata che viola i principi costituzionali di sussidiarietà e solidarietà.

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