Guerra: l’accordo sulla riforma fiscale non contempla l’equità

Marco Mobili, Il Sole 24 Ore

A parità di reddito, un sistema equo dovrebbe chiedere il pagamento di una stessa imposta a prescindere dalla natura di quel reddito. Con questo principio si eviterebbero le attuali sperequazioni che vedono un lavoratore dipendente con un reddito imponibile di 35mila euro pagare 2.500 euro in più, e un pensionato 3.400 euro in più rispetto a un lavoratore autonomo con lo stesso reddito. Per non parlare di un agricoltore che gode della piena esenzione. Siamo invece riusciti a rafforzare la parte della delega fiscale sul contrasto all’evasione e abbiamo ottenuto di prevedere che ogni intervento di riduzione dell’imposta regionale non possa trasformarsi in aggravi sui redditi da lavoro o da pensione, che sono oggi esclusi da questo prelievo.

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Speranza: serve ancora stabilità. Nessuno metterà il governo a rischio

Monica Guerzoni, Il Corriere della Sera

Nessuno si assumerà la responsabilità di mettere a rischio davvero il governo, ora che alle ragioni di fondo che lo hanno fatto nascere si è aggiunta la guerra. Oggi l’Italia è forte e credibile a livello internazionale e può anche giocare un ruolo importante nella ricerca della pace. Sarebbe insensato aprire una crisi e Conte ha sempre smentito di volerlo fare. Non bisogna scambiare la legittima possibilità di ognuno di porre questioni di merito con la volontà di far cadere il governo. Dopo Draghi un governo Letta-Meloni? È fantapolitica, non sta né in cielo, né in terra. Per me, che lavoro per un campo di forze democratiche e progressiste, la destra legata con due mani a Le Pen e Orbán è un avversario politico.

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Oggionni: l’Holodomor fu una tragedia, non un genocidio anti-ucraino

Simone Oggionni, Huffington Post

Spingere il Parlamento italiano a riconoscere come genocidio il cosiddetto Holodomor, e cioè la morte per carestia tra il 1932 e il 1933 di un numero strabiliante (gli storici affermano superiore ai 3 milioni) di ucraini: malgrado alle spalle della mozione parlamentare presentata dal Pd ci siano studi e approfondimenti di assoluto valore, mi pare che questa operazione non sia esente né dal rischio della banalizzazione né da quello della strumentalizzazione. A cosa serve tagliare un tema così delicato e complesso, di carattere storico, con l’accetta di un dispositivo parlamentare?

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D’Attorre: se la svolta è stata una parentesi, gli antieuropeisti hanno vinto

Alfredo D’Attorre, Huffington Post

Draghi è anzitutto la garanzia che l’Italia non farà scelte di bilancio avventate sul piano interno e che misure indifendibili sia dal punto visto della sostenibilità finanziaria che dell’equità sociale non saranno più riproposte. Ma deve diventare anche il punto di forza per una posizione incisiva e determinata in Europa, che marchi bene la differenza fra l’«europeismo pragmatico» di cui ha parlato spesso il Presidente del Consiglio e il vecchio europeismo benpensante che lodava a prescindere il vincolo esterno e l’austerità. Un centrosinistra che si limitasse a riesumare il linguaggio del vincolo esterno e delle vecchie regole europee rischia seriamente di essere travolto.

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Bersani: giusto armare la resistenza ucraina, difficile rinunciare al gas russo

Francesco Cancellato, Fanpage.it

Io credo sia giusto dare una mano alla resistenza ucraina. La cosa importante è chiederci perché. Io la aiuto per darle la possibilità di negoziare un compromesso, anche prima che la Russia si ritiri. Mentre se l’idea è che noi aiutiamo l’Ucraina per far durare la guerra a tempo indeterminato, con l’idea di sconfiggere strategicamente Putin, questo sì sarebbe in conflitto con la nostra Costituzione. Non fidatevi di chi dice che tra un anno ci stacchiamo dal gas russo. Non ne siamo in condizione. Fisco? La riforma di Draghi non cambia nulla. Lo stimo, ma non possiamo chiedergli di fare Mandrake.

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Scotto: gli aggrediti vanno difesi, in Ucraina come in Palestina

Arturo Scotto, Globalist.it

Nessuno parla più di Stato di Palestina: una parola proibita per una pace proibita. Nessuno si azzarda a ricordare che se è giusto aiutare un popolo che si difende da un’aggressione – oggi la guerra in Ucraina dice questo – è impossibile voltarsi dall’altra parte davanti ad altri popoli umiliati e offesi nel loro diritto all’autodeterminazione da più di mezzo secolo. Ora va riconosciuto lo Stato di Palestina come leva fondamentale per riaprire un negoziato efficace e risolutivo. Non si è mai fatta la pace tra chi è troppo debole e chi è troppo forte. Quando i rapporti di forza sono troppo sbilanciati non resta che la strada della resa o dell’annessione.

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D’Alema: Enrico Berlinguer aveva previsto tutto

Luca Telese, The Post Internazionale

A 100 anni dalla sua nascita, a quasi 40 dalla morte, alcuni elementi rendono ancora più attuali il suo pensiero e la sua figura. C’è, a dispetto di tutte le previsioni, un ritorno in campo delle ideologie del Novecento. Qual è la risposta della sinistra? Quella che noi abbiamo un buon programma e siamo in grado di gestire meglio la “cosa pubblica”? Mi pare una risposta molto debole. O ci mettiamo in grado di rilanciare un messaggio ideale forte, una visione del mondo imperniata sui valori dell’uguaglianza e delle solidarietà oppure rischiamo di soccombere. Una sinistra che si metta su questa strada non può soltanto misurarsi coi problemi di oggi, deve anche sapere rileggere le pagine migliori della sua storia e tra queste quelle scritte da Enrico Berlinguer. 

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Speranza: più medici e un miliardo alle Regioni per tagliare le liste d’attesa

Michele Bocci, la Repubblica

Quando sono diventato ministro, nel settembre 2019, il fondo sanitario nazionale era a 114 miliardi di euro e aumentava meno di un miliardo all’anno. Dopo due anni e mezzo, siamo arrivati a 124 miliardi, 10 in più. Non c’era mai stata nella storia del servizio sanitario nazionale una crescita delle risorse così importante in tempi così brevi. C’è stata una stagione troppo lunga di definanziamento della sanità e le risorse vanno aumentate ancora. Abbiamo l’impegno a portare il fondo a 128 miliardi in due anni, ma voglio lavorare per fare crescere ancora questa cifra. Poi sono per superare i tetti di spesa che hanno le Regioni, a partire da quella per il personale. Arriveranno 20 miliardi grazie al Pnrr. Poi ci sono 625 milioni che per la prima volta la programmazione europea riserva al “Pon” salute, per le aree svantaggiate.

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Per la pace, sempre. Tocca all’Europa impostare il negoziato

Simone Oggionni, Eldar Mamedov, Anna Colombo, Huffington Post

Aiutare i civili ucraini e impedire la terza guerra mondiale sono prospettive coincidenti e si possono realizzare attraverso il negoziato. Quando questa guerra sarà finita, dovranno essere evitati i vecchi errori. L’Ue deve offrire un percorso realistico e credibile per la ricostruzione dell’Ucraina, ma al tempo stesso trovare la via per integrare la Russia in un progetto europeo comune. Questo sforzo deve cominciare oggi.

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