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Manifesto dei valori

"L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione". (Articolo 1 della Costituzione italiana). Il resto lo abbiamo scritto qui.

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Materiali grafici

Simbolo, bandiere, roll-up, volantini, campagne di comunicazione

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    Documenti: la dichiarazione di voto di Fornaro e la risoluzione di LeU su NaDef

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    Festa del lavoro 2018. Qui i link per rivedere tutti i dibattiti

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    Speranza eletto all’unanimità coordinatore nazionale. La sua relazione

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Rassegna stampa

Scotto: LeU non è finita, fare l’ennesimo cartello delle sinistre sarebbe la fine

Daniela Preziosi, Il manifesto

Se la strada è il cartello elettorale, non credo sia quella che vuole Grasso, ma certo non è la nostra. A quel punto ci impegneremmo per una forza autonoma. Lo abbiamo detto in tutte le salse: il Pd non è il nostro approdo, il Pd ha esaurito la sua funzione storica. Quindi non so a chi si rivolga Grasso. Chi ha il compito di dirigere lavora per tenere dentro forze, non per spingerle fuori. Occorre una riflessione autonoma sull’Europa, noi siamo dentro una ricerca che riguarda tutte le sinistre europee e mondiali, e che deve avere un profilo ecologista e socialista. Lanciare ultimatum su questo non serve.

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Panzeri: LeU è finita, un appuntamento pubblico per decidere la via

Daniela Preziosi, Il manifesto

Serve coraggio per aprire una riflessione per capire perché il progetto di LeU non ha ricevuto il consenso aspettato e perché l’idea si è arenata. Decisive sono state le profonde differenze su punti sostanziali: l’idea che abbiamo di Europa, la collocazione nella famiglia politica e i rapporti con il Pd. Tutti nodi che dovevamo sciogliere nei mesi scorsi, in modo da aprire un processo fondativo serio e radicato su fondamenta condivise e una cultura politica comune. Non è andata così. Ma a questo punto immaginare di ripresentarsi senza cambiare rispetto al 4 marzo, togliendo LeU dalla naftalina per le europee, penso che non sarebbe comprensibile neanche per i militanti. La mia opinione è che serve un appuntamento politico nelle prossime settimane per decidere la via da seguire. Trascinare la situazione attuale sarebbe un suicidio politico, nemmeno assistito. 

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Guerra: un premio Nobel per riflettere sugli stupri di guerra

Maria Cecilia Guerra, Huffington Post

L’attribuzione del premio Nobel per la pace 2018 a Nadia Murad e a Denis Mukwege porta all’attenzione della comunità mondiale un tema troppo a lungo rimosso. Nell’ambito dei conflitti armati, lo stupro non è solo un attacco al corpo della donna, ma anche una violenza, uno sfregio, una umiliazione rivolta a uomini, a religioni e culture, a interi gruppi etnici che in una certa visione di quel corpo si identificano: un’arma di guerra. Che esercita i suoi nefasti effetti ben oltre il tempo della guerra.

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