Scotto: tutte le lezioni per la sinistra italiana dell’exploit di Mélenchon

Annamaria Strada, L’Argomento

La sinistra torna a vincere se si riappropria della questione sociale: dalle pensioni, alla salute, dal salario minimo alla lotta alla precarietà. Tuttavia se non riesci nell’impresa di saldare i perdenti della globalizzazione con i nuovi bisogni dei ceti metropolitani non riesci ad essere maggioranza. E infatti, pur nel grande balzo di Mélenchon, è quello che è mancato. Noi abbiamo comunque qualcosa da imparare: il campo progressista deve rinnovarsi e unirsi e darsi una connotazione sociale forte.

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Visco: debito e spread, prospettive dell’Italia e strumenti della Bce

Vincenzo Visco, Il Sole 24 Ore

Il dibattito si è concentrato sulla reazione dei mercati al programma della Bce di graduale aumento dei tassi. Reazione inattesa, e probabilmente esagerata. Molto seria rimane invece la situazione dell’economia reale. I rischi di recessione crescono, i costi per le famiglie sono sempre meno assorbibili, quindi bisogna cercare di fare il possibile per intervenire in modo tempestivo e adeguato.

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Scotto: effetto Melenchon, Articolo Uno inaugura il suo circolo a Parigi

Giovanna Casadio, la Repubblica

Il rischio del neofascismo viene usato spesso come spauracchio per garantire una stabilizzazione in senso moderato. Quando invece ad avanzare nell’elettorato è una proposta chiaramente progressista, i liberali accantonano lo spauracchio e fanno finta che il problema non sia il loro. Persino lo sdoganamento della destra estrema torna utile per frenare una svolta a sinistra. Macron non ha visto la mucca nel corridoio, cioè che il vero avversario era la destra. Mostrificando Melenchon ha spinto elettori verso l’astensionismo, o addirittura su Le Pen.

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D’Attorre: campo largo non è somma di sigle, serve un partito della nazione

Alfredo D’Attorre, Huffington Post

Partire dalla geometria delle alleanze elettorali difficilmente offre una soluzione. Occorre invece una mossa politica, che rivolgendosi al Paese cambi il terreno di discussione e metta tutti di fronte a un fatto nuovo. Questa mossa non può che farla il Pd. C’è un assoluto bisogno di un soggetto centrale che abbia la forza di definire l’impronta del “campo largo”, non che venga definito solo dall’impegno di promuovere il “campo largo”. E questa proposta non può che avere al centro il lavoro e la questione sociale, superando definitivamente l’idea che il recupero di un rapporto con i ceti popolari possa essere delegato al M5S. Così come non è affatto detto che la rappresentanza di un pezzo delle forze produttive debba essere affidato ai “centristi”.

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Guerra: il governo è pronto a nuovi interventi per tutelare i più deboli

Nicola Pini, Avvenire

L’inflazione acuisce le disuguaglianze, come dimostrano i dati Istat, in particolare sui minori e sugli stranieri. Concentreremo gli sforzi su chi è più in difficoltà. Il Paese ha puntato il suo sviluppo sulla compressione del costo del lavoro e non sulla qualità e l’innovazione, un modello che ci porta inesorabilmente verso un aumento della povertà. Gli strumenti per contrastarlo stanno nel salario minimo legato a una contrattazione nella quale la rappresentanza sia più definita, in modo da impedire che i contratti siano firmati da soggetti non rappresentativi. Il salario minimo deve agganciare anche i settori dove non c’è sindacalizzazione.

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Visco: la questione fiscale, terreno adatto a una battaglia politica esplicita

Vincenzo Visco, Il Mulino

Tra le forze politiche solo Leu ha avuto il coraggio di votare contro l’articolo 2, che è quello relativo al sistema duale, mentre il Pd sembra essere appiattito sul governo Draghi indipendentemente dai contenuti della sua azione, e le destre continuano a manifestare la loro vocazione eversiva in materia di tassazione, risultando però egemoni in Parlamento vista anche la confusione permanente in cui versa il M5S. Questo sarebbe un terreno adatto a una battaglia politica esplicita, frontale e chiarificatrice, ma è da escludere che oggi qualcuno voglia intraprenderla. Se dopo le prossime elezioni prevarranno forze politiche che vorranno davvero attuare le proposte che oggi propagandano, il default finanziario dell’Italia sarà assicurato.

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Visco: nessuno vuol parlare di come redistribuire il prelievo fiscale

Vincenzo Visco, Il Sole 24 Ore

Per ridurre la pressione sul lavoro bisogna tassare di più altre tipologie di reddito, a meno di non decidere di ridurre considerevolmente le dimensioni dei sistemi di welfare. Solo in Italia la questione è assente dal dibattito politico, che insiste sulla necessità di ridurre il cuneo fiscale, ma rifiuta pervicacemente di dire come tale opportuna riduzione dovrebbe essere finanziata. L’esito deprimente, anzi inquietante, della discussione sulla delega fiscale è lì a dimostrarlo. In effetti tutte le forze politiche e sociali, Confindustria in testa, sono impegnate a chiedere riduzioni della tassazione sul lavoro a carico del disavanzo pubblico, perché l’idea di redistribuire il prelievo esistente non viene neanche presa in considerazione.

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Guerra: gli stipendi devono salire. Il salario minimo aiuterà la contrattazione

Carlo Di Foggia, Il Fatto quotidiano

Quella salariale è la principale emergenza economica, le retribuzioni devono salire e un salario minimo legale non sarebbe un ostacolo, anzi. Un salario minimo per legge darebbe attuazione all’articolo 36 della Costituzione, che parla di retribuzione in grado di consentire una vita libera e dignitosa, definizione su cui si misura anche la soglia di povertà. In Italia c’è un enorme problema di lavoro povero, condizione che riguarda un lavoratore su quattro e una lavoratrice su tre. Per evitare che i contratti “pirata” sottoscritti da organizzazioni di comodo finiscano per legittimare salari da fame serve una legge sulla rappresentanza delle organizzazioni sindacali e datoriali.

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Fornaro: possiamo vincere se tornano a votare le nostre roccaforti

Mario De Fazio, Il Secolo XIX

I sondaggi non colgono una variante importante, costituita dall’astensionismo: Bucci cinque anni fa a Genova ha vinto con oltre la metà dell’elettorato che non è andato a votare. C’è un deficit di rappresentanza e fiducia verso la politica che si ribalta nell’astensionismo, e noi dobbiamo essere bravi a ritrovare quel filo di rappresentanza, perché se tornano a votare alcune roccaforti della sinistra genovese possiamo ribaltare i pronostici, anche perché esiste il fenomeno dell’elettore intermittente, che decide se e cosa votare solo nell’ultima settimana. La nostra priorità è il mondo del lavoro, su cui bisogna anche comunicare meglio cosa abbiamo fatto, come il blocco dei licenziamenti durante il Conte 2, così come l’impegno attuale sul tema del salario minimo e per una legge sulla rappresentanza.

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