Il “contratto” non è cambiamento, ma conservatorismo compassionevole

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Quel che conta in un programma di governo non è solo ciò che c’è scritto, ma l’anima che lo caratterizza. Se leggiamo il contratto Lega-M5S solo attraverso i dettagli troveremo mille e mille incongruenze, qualche castroneria, innumerevoli provocazioni, tanta propaganda e persino aspetti condivisibili e di buonsenso. Ma il punto, secondo me, è un altro: conta la direzione di marcia, il messaggio profondo che si lancia al paese.

La parola d’ordine, senza girarci attorno, è giustizia penale contro giustizia sociale. Aumentano i reati pressoché su tutto, si annunciano rimpatri di massa e campi di detenzione per i migranti, si delega all’ordine pubblico la risoluzione dei conflitti. Sul terreno economico la Flat tax nei fatti è il mantello che copre tutto, perché reddito e pensioni sono appendici di un disegno di redistribuzione del carico fiscale dall’alto verso il basso. Si tratta in sostanza del divorzio del capitalismo italiano dalla responsabilità sociale, ovvero dal principio costituzionale secondo cui chi ha di più dà di più alla comunità.

Non è un fatto da poco, ci parla di un turning point storico, che prepara un allargamento delle diseguaglianze reali. Ce la faranno? A me sembra che anche questo passaggio sia vissuto come un tassello di una campagna elettorale permanente. D’altra parte, essere opposizione e governo insieme è un mantra classico di qualsiasi esperienza populista.

In questo caso, con l’Europa che si presenta come un nemico naturale – la palla al piede per tutto – e allo stesso tempo come un alibi formidabile per coprire possibili fallimenti. Lo chiamano governo del cambiamento, in realtà ci troviamo di fronte a una versione più dilettantesca di un conservatorismo compassionevole che a destra ha avuto tanti esegeti: da Pinochet a Reagan, da Thatcher a Bush, da Orban a Putin, da Trump a Erdogan. Il nuovo Pantheon involontario del Governo GialloVerde.

Arturo Scotto

Nato a Torre del Greco il 15 maggio 1978, militante e dirigente della Sinistra giovanile e dei Ds dal 1992, non aderisce al Pd e partecipa alla costruzione di Sinistra democratica; eletto la prima volta alla Camera a 27 anni nel 2006 con l'Ulivo, ex capogruppo di Sel alla Camera, cofondatore di Articolo 1. Laureato in Scienze politiche, ha tre figli.