Fornaro: possiamo vincere se tornano a votare le nostre roccaforti

| Politica e Primo piano
Mario De Fazio, Il Secolo XIX

I sondaggi non colgono una variante importante, costituita dall’astensionismo: Bucci cinque anni fa a Genova ha vinto con oltre la metà dell’elettorato che non è andato a votare. C’è un deficit di rappresentanza e fiducia verso la politica che si ribalta nell’astensionismo, e noi dobbiamo essere bravi a ritrovare quel filo di rappresentanza, perché se tornano a votare alcune roccaforti della sinistra genovese possiamo ribaltare i pronostici, anche perché esiste il fenomeno dell’elettore intermittente, che decide se e cosa votare solo nell’ultima settimana. La nostra priorità è il mondo del lavoro, su cui bisogna anche comunicare meglio cosa abbiamo fatto, come il blocco dei licenziamenti durante il Conte 2, così come l’impegno attuale sul tema del salario minimo e per una legge sulla rappresentanza.

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Guerra: basta lavoro usa e getta, disboschiamo la giungla dei contratti

| Politica e Primo piano
Rosaria Amato, la Repubblica

Le retribuzioni sono stagnanti da troppo tempo, i ministri competenti sono decisi a trovare una soluzione attraverso un confronto costruttivo con le parti sociali. Occorre investire su una legge per la rappresentanza che permetta solo alle organizzazioni sindacali e datoriali veramente rappresentative di firmare i contratti e stabilire le regole, impedendo alle sigle pirata di agire al ribasso. Sono favorevole a una legge sul salario minimo che però agganci il salario alle altre tutele stabilite dalla contrattazione collettiva.

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Geloni: vi spiego come Letta e Conte lavorano al campo larghissimo

| Politica e Primo piano
Francesco De Palo, L’Argomento

Le strade di Letta e Conte sono destinate a restare unite, perché il governo Conte 2 ha dimostrato che Pd e M5s sono due forze che possono stare insieme. E, se possono, devono. Chi si approccia a questo tema mettendo dei veti, si risponde da solo. Il nodo sta nel trovare il modo e la volontà di sedersi attorno a un tavolo per scrivere questo programma: credo che sia assolutamente possibile. Anzi, prima lo faranno, prima i partiti usciranno da un dibattito politicista che non serve a nessuno.

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Guerra: quella doppia violenza contro le donne tra le mura di casa

| Politica e Primo piano
Maria Cecilia Guerra, Left

Cosa fare per porre rimedio a questa sottovalutazione del fenomeno della violenza domestica? Come proteggere le donne e i loro bambini? La risposta non è semplice perché attiene alle complessità del sistema giuridico, che ha ovviamente la necessità di tutelare anche la persona denunciata, fino a che non ne sia provata la responsabilità. Ma occorre che giustizia civile e penale si parlino, che gli episodi di violenza non siano trascurati, che non si dia per scontato che un padre violento con la sua compagna possa essere un buon padre, che non si carichi la responsabilità delle paure dei figli sulla madre che li protegge. Quel che è certo è che bisogna intervenire in fretta.

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Bersani: Michele Guerra sarà il sindaco giusto per Parma

| Politica e Primo piano
Pierluigi Dallapina, La Gazzetta di Parma

Questa è una città che vuole essere interpretata, che sta sempre meno di altre ai canoni della politica e che tende a scegliere personalità di cui valuta tratti di indipendenza e anche di novità. Il tema sociale sarà al centro delle prossime elezioni, perché ora si vede a occhio nudo che c’è un pezzo di popolazione che non riesce a mettersi al riparo dall’inflazione. Poi c’è il tema del lavoro, che è precarizzato, frantumato e sottopagato. Quando hai il 40% degli elettori che non sa se votare e chi votare, è ovvio che vince chi ci mette qualcosa di nuovo. Molti decidono all’ultimo chi votare. Quindi bisogna mettere l’orecchio su un pezzo di paese che ora non trova risposte. Quello di Draghi è un governo necessario, ma non sufficiente.

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Guerra: l’accordo sulla riforma fiscale non contempla l’equità

| Politica e Primo piano
Marco Mobili, Il Sole 24 Ore

A parità di reddito, un sistema equo dovrebbe chiedere il pagamento di una stessa imposta a prescindere dalla natura di quel reddito. Con questo principio si eviterebbero le attuali sperequazioni che vedono un lavoratore dipendente con un reddito imponibile di 35mila euro pagare 2.500 euro in più, e un pensionato 3.400 euro in più rispetto a un lavoratore autonomo con lo stesso reddito. Per non parlare di un agricoltore che gode della piena esenzione. Siamo invece riusciti a rafforzare la parte della delega fiscale sul contrasto all’evasione e abbiamo ottenuto di prevedere che ogni intervento di riduzione dell’imposta regionale non possa trasformarsi in aggravi sui redditi da lavoro o da pensione, che sono oggi esclusi da questo prelievo.

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Speranza: serve ancora stabilità. Nessuno metterà il governo a rischio

| Politica e Primo piano
Monica Guerzoni, Il Corriere della Sera

Nessuno si assumerà la responsabilità di mettere a rischio davvero il governo, ora che alle ragioni di fondo che lo hanno fatto nascere si è aggiunta la guerra. Oggi l’Italia è forte e credibile a livello internazionale e può anche giocare un ruolo importante nella ricerca della pace. Sarebbe insensato aprire una crisi e Conte ha sempre smentito di volerlo fare. Non bisogna scambiare la legittima possibilità di ognuno di porre questioni di merito con la volontà di far cadere il governo. Dopo Draghi un governo Letta-Meloni? È fantapolitica, non sta né in cielo, né in terra. Per me, che lavoro per un campo di forze democratiche e progressiste, la destra legata con due mani a Le Pen e Orbán è un avversario politico.

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Oggionni: l’Holodomor fu una tragedia, non un genocidio anti-ucraino

| Esteri e Primo piano
Simone Oggionni, Huffington Post

Spingere il Parlamento italiano a riconoscere come genocidio il cosiddetto Holodomor, e cioè la morte per carestia tra il 1932 e il 1933 di un numero strabiliante (gli storici affermano superiore ai 3 milioni) di ucraini: malgrado alle spalle della mozione parlamentare presentata dal Pd ci siano studi e approfondimenti di assoluto valore, mi pare che questa operazione non sia esente né dal rischio della banalizzazione né da quello della strumentalizzazione. A cosa serve tagliare un tema così delicato e complesso, di carattere storico, con l’accetta di un dispositivo parlamentare?

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D’Attorre: se la svolta è stata una parentesi, gli antieuropeisti hanno vinto

| Politica e Primo piano
Alfredo D’Attorre, Huffington Post

Draghi è anzitutto la garanzia che l’Italia non farà scelte di bilancio avventate sul piano interno e che misure indifendibili sia dal punto visto della sostenibilità finanziaria che dell’equità sociale non saranno più riproposte. Ma deve diventare anche il punto di forza per una posizione incisiva e determinata in Europa, che marchi bene la differenza fra l’«europeismo pragmatico» di cui ha parlato spesso il Presidente del Consiglio e il vecchio europeismo benpensante che lodava a prescindere il vincolo esterno e l’austerità. Un centrosinistra che si limitasse a riesumare il linguaggio del vincolo esterno e delle vecchie regole europee rischia seriamente di essere travolto.

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