Bersani: adesso diamo un orizzonte al patto tra sinistra e 5 Stelle

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Pier Luigi Bersani, Il Fatto quotidiano

Caro Padellaro, fra sommatoria e federazione c’è di mezzo un percorso che ci aiuti tutti a staccarci dagli ormeggi programmatici e politici di questi anni. Penso a una chiamata larga e aperta a tutte le forze interessate a costruire un’alternativa civica, sociale e politica a una destra regressiva in nome di una sinistra plurale. Bisogna partire subito, partire ieri, per creare un ambiente politico coerente con la fase aperta dal nuovo governo, che non può vivere in solitudine né tantomeno può rafforzarsi se invece di muovere e aprire il campo lo si riduce al gioco dei quattro cantoni con uno che va di qua e l’altro che va di là. In politica, Bersani non decide di Bersani. Non funziona così. Posso però esprimere un’opinione. Quando c’era da fare uno strappo, l’ho fatto con convinzione e a spese mie. Non ho ragione di pentirmene. Per quello che è avvenuto in questi anni e per le ammaccature delle forze in campo, mi vedo più adatto a spingere che a tirare (metafora del contadino col carro!). In ogni caso, sarà con tutte le mie forze.

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Fornaro: prima del taglio dei parlamentari serve un accordo sulle riforme

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Andrea Fabozzi, Il manifesto

Prima dell’8 ottobre come maggioranza dobbiamo trovare un’intesa su alcuni punti e garanzie costituzionali. Noi siamo per rispettare gli impegni, e questo vale anche per i 5 Stelle: la riduzione dei parlamentari deve vedere contemporaneamente l’avvio di un processo di riequilibrio. Proponiamo di cambiare l’articolo 57 della Costituzione per un senato non più eletto su base regionale. Questo consentirebbe di andare incontro ai problemi di rappresentanza che si aprono con il taglio dei parlamentari. Serve una legge elettorale proporzionale: più rappresentanza per colmare il fossato tra elettori ed eletti. È una bufala che solo il maggioritario garantisca stabilità. L’abolizione del vincolo di mandato proposta da Di Maio? Non è nel programma di governo: discorso chiuso. Ma lo spettacolo di entrate e uscite dai gruppi non è edificante.

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D’Attorre: perché l’uscita di Renzi è un’opportunità per la sinistra

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Alfredo D’Attorre, Il Foglio

La riflessione di Bettini sui compiti del Pd post-renziano è molto interessante. Non solo per l’autorevolezza dell’autore, ma per lo sforzo di misurarsi fino in fondo con una realtà radicalmente mutata rispetto al momento di nascita di quel partito. Il Pd è nato male non perché ha provato a costruire una sintesi nuova tra radici culturali inconciliabili, ma perché ha rinunciato fin quasi dal principio a questo tentativo, attestandosi su un nuovismo post-ideologico che si è rivelato ben presto la foglia di fico di una totale subalternità alla narrazione iper-ottimistica della globalizzazione neo-liberale. Erano gli anni in cui i libri e gli editoriali sul perché “il liberismo è sinistra” trovavano diverse orecchie attente nei fondatori del Pd (e, a essere onesti, nei DS non meno che nella Margherita). Sta qui il paradosso di un partito che, nato all’insegna della retorica del superamento del Novecento e delle vecchie appartenenze, si è ritrovato a essere culturalmente anacronistico già pochi mesi dopo la sua fondazione, allo scoppio della grande crisi globale e del tramonto delle illusioni liberiste. Se il Pd ascolterà Bettini e aprirà questa discussione sui fondamentali, non sarà una discussione che interesserà e riguarderà soltanto chi oggi è nel Pd.

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D’Attorre: l’uscita di Renzi certifica l’inadeguatezza originaria del Pd

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Alfredo D’Attorre, strisciarossa.it

L’uscita di Renzi, al di là delle sue ambizioni o illusioni, è semplicemente la certificazione finale dell’inadeguatezza del progetto originario del Pd. In un mondo in cui torna la politica e la necessità di idee e identità forti, la suggestione di un partito in grado di reggersi solo su presupposti metodologici – l’apertura, le primarie, il pluralismo -, senza una cultura politico-economica e una lettura della fase storica minimamente condivisa, mostra definitivamente la corda. Allo stesso tempo (e qui c’è un elemento di riflessione per chi come me e altri a un certo punto ha diviso il proprio percorso da quello del PD), esso rimane un giacimento grande e indispensabile di energie democratiche, nonostante gli errori e le sconfitte degli anni scorsi. Si tratta allora di affrontare adesso assieme al Pd un duplice compito. Accettare in termini costruttivi la sfida egemonica di Renzi e far prevalere nel centrosinistra una cultura politica e un’agenda programmatica in grado di rispondere al bisogno di protezione, dignità del lavoro, riduzione delle disuguaglianze, ricostruzione dello Stato, che la società italiana ha espresso nel voto del 4 marzo. E fare in modo che questo nuovo indirizzo strategico del centrosinistra si traduca in una efficace azione di governo.

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Bersani: a sinistra serve un patto nuovo che vada oltre il Pd

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Annalisa Cuzzocrea, la Repubblica

Basta inseguire un centro che è l’araba fenice, serve un progetto largo per combattere la destra, che è ancora qui. Se cerchiamo di farlo con i vecchi attrezzi, le soluzioni organizzative, le porte girevoli, ci arriviamo l’anno del mai. Serve un gesto politico forte e generoso. Un passaggio creativo. Senza inseguire equilibrismi centristi. Che sia un’alleanza, una federazione, o qualcosa di completamente nuovo, si decide nel percorso. Articolo Uno vuole essere il fermento di questo processo, come si vede in questa festa, dove abbiamo invitato Conte, Tsipras, Marco Bellocchio. Renzi insegue la sua vocazione con altri mezzi. Che avesse in testa un partito personale, orientato al centro, per tagliare ogni ponte perfino coi simboli della sinistra, lo ha dimostrato negli anni in cui è stato nel Pd. Ha aperto un varco alla destra nei ceti popolari, e quella destra ha buttato giù una a una le nostre roccaforti. È stata questa l’origine del nostro strappo, non si azzardino a paragonarlo ad altri.

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Scotto: cambieremo l’Italia e l’Europa con un’alleanza progressista

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Argiris Panagopoulos, Avgi – Quotidiano di Syriza

Abbiamo mandato via Salvini e affrontiamo la sfida di un nuovo governo e la creazione di una nuova sinistra pluralista. Renzi gioca a poker, ma dobbiamo rivolgerci, come Alexis Tsipras e Syriza, agli strati sociali più deboli, la stragrande maggioranza della società per far uscire il paese dalla crisi e vincere Salvini anche nelle urne. La crisi economica e sociale in Italia ha causato l’indebolimento della classe media e, di conseguenza, le ragioni di una moderazione, mentre ha radicalizzato la scena politica. La sfida è riuscire a creare, con l’aiuto del Pd di Zingaretti e di Liberi ed Uguali, una nuova forza politica socialista, ambientalista, laburista, che ospiterà l’intera sinistra italiana dopo anni di frammentazione, lacerazioni e divisioni.

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Speranza: naturale l’alleanza coi 5 Stelle, ora un grande partito del lavoro

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Salvatore Cannavò, Il Fatto quotidiano

Siamo stati sempre convinti che il muro di incomunicabilità tra M5S e campo democratico dovesse cadere. Lo abbiamo detto nel 2018, ma lo avevamo già fatto nel 2013. Per noi la nascita di questo governo è un successo perché il dialogo tra M5S e centrosinistra può consentire di reimpossessarci della questione sociale che la destra ci ha sfilato negli ultimi anni. La sinistra è stata incapace di rappresentare una forte domanda di protezione che emergeva in modo particolare dai ceti medi e da quelli più deboli. Il rapporto tra noi e M5S è naturale perché può basarsi su aspetti fondamentali della cultura costituzionale. Anche per questo penso siano necessarie alleanze a tutti i livelli amministrativi. A sinistra oggi quello che c’è non basta e quel che serve ancora non c’è. Vorrei lavorare a quel che serve, una grande forza del lavoro. La Costituzione è il mio programma e io difenderò il sistema sanitario nazionale universale.

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Scotto: la Ditta non rientra, pensiamo insieme a una nuova forza laburista

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Daniela Preziosi, Il manifesto

Entrare nel Pd oggi che Renzi annuncia di uscirne? Calma. Noi siamo più ambiziosi. Siamo nati dicendo che manca in Italia una forza socialista e laburista. L’analisi resta la stessa. Il punto dunque non è quello che fa Renzi, ma quello che fa il Pd. Serve discontinuità rispetto al governo M5S-Lega. Ma anche rispetto agli ultimi governi del Pd. Non mi piace la boria di partito quindi figuriamoci la boria di partitino. Però oggi sappiamo che nessuno è autosufficiente, e che è fallito il modello del Pd, di cui Renzi è figlio legittimo. Serve una costituente per un nuovo soggetto di sinistra. Ne parleremo da domani a #UNICA, la nostra Festa del lavoro al quartiere Testaccio a Roma.

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