Scotto: l’operazione Fonte di pace è un rischioso punto di non ritorno

| Esteri e Primo piano
Arturo Scotto, HuffingtonPost

L’operazione “Fonte di Pace” condotta dalla Turchia non è solamente un imbroglio linguistico, ma un rischioso punto di non ritorno. Per le conseguenze che essa avrà innanzitutto nella stabilità di quell’area e del mondo intero. Ma anche e soprattutto per la coscienza di qualsiasi persona che si dichiari democratica. I curdi sono un avamposto laico in un pezzo di Medio Oriente che sta scivolando verso il Medio Evo della regressione fondamentalista, delle dittature, delle guerre permanenti. Non possiamo abbandonarli. Altrimenti non avremo più il diritto di parlare di libertà delle donne, multiculturalismo, difesa delle minoranze etniche. Quello straordinario modello di autogoverno che porta il nome di confederalismo democratico va difeso senza ambiguità.

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Scotto: col voto in Israele è a rischio il processo di pace

| Esteri e Primo piano
Arturo Scotto, Huffington Post

Domani vota Israele. E sarà uno spartiacque. A confrontarsi sono due varianti della destra, quella sovranista di Netanyahu e quella liberale di Ganz. Questo voto merita non solo attenzione, ma anche estrema preoccupazione. E di conseguenza un’iniziativa internazionale. Israele non ce la fa da sola ricostruire a un nuovo compromesso per la pace senza qualcosa di più della riproposizione di risoluzioni Onu già ampiamente disattese. Servono scelte: il riconoscimento dello Stato di Palestina e una forza di polizia internazionale a presidio dei confini. Da domani questo deve tornare all’ordine del giorno anche del nuovo governo italiano.

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D’Alema: Salvini alla parata di Netanyahu contro i militari italiani

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Maria Berlinguer, la Repubblica

Netanyahu ha coinvolto impropriamente Salvini in una manifestazione di propaganda. Questa manifestazione aveva come scopo esercitare una pressione critica verso il modo in cui Unifil svolge il proprio ruolo. Quello che trovo inaccettabile per un Ministro della Repubblica Italiana, che dice “Prima gli italiani” è il non rendersi conto di andare a una manifestazione contro i militari italiani. Mi sembra un dovere elementare, per uno che va al confine tra Israele e Libano che da dodici anni è presidiato dalle forze armate italiane, informarsi con loro di cosa pensano della situazione di quel confine anziché andare a fare il portavoce della posizione di Netanyahu.

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Guerra: un premio Nobel per riflettere sugli stupri di guerra

| Esteri e Primo piano
Maria Cecilia Guerra, Huffington Post

L’attribuzione del premio Nobel per la pace 2018 a Nadia Murad e a Denis Mukwege porta all’attenzione della comunità mondiale un tema troppo a lungo rimosso. Nell’ambito dei conflitti armati, lo stupro non è solo un attacco al corpo della donna, ma anche una violenza, uno sfregio, una umiliazione rivolta a uomini, a religioni e culture, a interi gruppi etnici che in una certa visione di quel corpo si identificano: un’arma di guerra. Che esercita i suoi nefasti effetti ben oltre il tempo della guerra.

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D’Alema: Lula martire di una democrazia sequestrata, il futuro è in mano alle donne

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Umberto De Giovannangeli, Huffington Post

Le elezioni in Brasile sono un test molto importante non soltanto sulla democrazia brasiliana, ma anche per capire dove va questa parte del mondo. Tenendo conto, in più, che la sinistra brasiliana non è populista. Lula ha dato ai poveri brasiliani coscienza di sé e della propria forza. Altrimenti è inspiegabile il rapporto che lui ha con il popolo. Se Haddad andrà al ballottaggio, può vincere. Le donne si sono mobilitate contro la deriva sessista di Bolsonaro e sabato scorso hanno riempito le piazze con lo slogan “Quello no”.

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D’Alema: contro Lula una manovra delle élites, ma il Brasile è con lui

| Esteri e Primo piano
Matteo Bianchi, Il Dubbio

È in atto una controffensiva di classe, ma le democrazie hanno anticorpi e il contesto internazionale è meno incline di un tempo a sopportare eventuali torsioni autoritarie. Sembra paradossale ma un uomo oggetto di una campagna demolitrice portata avanti da un’informazione di una faziosità incredibile, è per la maggioranza dei brasiliani un leader rispettato e da seguire. Haddad, “il candidato di Lula”, può tenere a sinistra e rassicurare il centro moderato. C’è anche una forte reazione democratica della società brasiliana ed è guidata dalle donne.

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Dall’America Latina alla Cina. Conversazione a tutto campo con D’Alema

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Umberto De Giovannangeli, Ytali.com

Il grande pubblico italiano forse non ha una informazione precisa su quanto accade in Brasile. Lula è vittima di una persecuzione priva di qualsiasi fondamento. La sinistra ha cercato di dare un’anima politica alla globalizzazione. Questo pensiero si è dimostrato non in grado di governare il mondo. Anzi, ha portato a una sottovalutazione delle diseguaglianze che si determinavano proprio per i caratteri assunti da una globalizzazione selvaggia. La crisi della sinistra è lì. Non è un destino ineluttabile. La sinistra deve lavorare a costruire una nuova stagione. Ma per farlo deve necessariamente partire da una riflessione critica su questa esperienza.

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D’Alema: l’Europa si opponga agli Usa o dimostrerà di non esistere

| Esteri e Primo piano
Stefano Citati, Il Fatto quotidiano

A Gaza non c’è stato nessuno scontro. È stato un barbaro eccidio di ragazzi disarmati. Mi domando se non bisogna smettere di ripetere ipocritamente la formula ‘Due popoli, due Stati’. Lo stato Palestinese non c’è più, è stato occupato, colonizzato. I territori palestinesi sono ormai come riserve indiane. Il vero problema che si pone è quello dei diritti umani e civili della popolazione. L’Unione europea è minacciata direttamente nei suoi interessi. In questo momento non bastano rituali appelli alla moderazione delle parti come detto dalla Mogherini. Se l’Europa non è in grado di reagire, vuol dire che non esiste più.

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Bernabucci: la storia di Lula, homem de bem, non è ancora finita

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Claudio Bernabucci, Huffington Post

Polemiche infuocate su di lui – una guerra civile di recriminazioni – lacerano il Brasile che scivola pericolosamente verso una restaurazione classista sempre più violenta, coi militari che rialzano la testa a chiedere la condanna dell’uomo più amato dal popolo e allo stesso tempo più detestato dall’altra metà del paese. Una cosa è certa: non è la magistratura di nessun paese che si voglia definire democratico abilitata a giudicare responsabilità politiche: queste spettano alla storia o magari, nel contingente, alla volontà espressa dai cittadini-elettori, cosa che in Brasile non potrà evidentemente avvenire

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