Scotto: inaccettabile la politica che cede il passo alle armi

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Umberto De Giovannangeli, Il Riformista

Non ho votato il decreto sugli aiuti militari all’Ucraina non perché sono un’anima bella. Ma perché credo nella forza della politica. Perché la pace è innanzitutto una politica, non una semplice bandierina etica da agitare. Il regime di Putin vive e si consolida sulla mobilitazione militare permanente, nella mitizzazione della cittadella cinta d’assedio dal nemico alle porte. Solo la politica può smontare questo armamentario da guerra fredda, solo la politica può costruire ponti con una società civile russa che chiede libertà.

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Scotto: la pace per me è una politica, non una questione da anime belle

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Antonio Bravetti, La Stampa

Non c’entra niente il posizionamento congressuale, è una posizione politica: dobbiamo parlare con lo straordinario mondo della pace che si è mobilitato negli ultimi mesi. Io e Stumpo non siamo Rossi e Turigliatto. Di solito l’estremismo è una malattia infantile del comunismo: non ce l’avevo a ventisette anni, quando da parlamentare votai sempre la fiducia al governo Prodi, figuriamoci oggi che ne ho quarantacinque. La mia storia è quella di uomo della sinistra di governo.

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Scotto: basta armi. Ora il Pd è altro, scelga la pace

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Alfonso Raimo, l’Huffington Post

Credo si debba fare un bilancio onesto dopo undici mesi. La domanda è: il prossimo giro cosa invieremo? E per quale obiettivo strategico? La pace non è questione di bontà d’animo, è una politica. Siamo a una svolta molto pericolosa nel conflitto. A questo punto chiediamo al Parlamento, e al Pd in primis, di dire ‘basta armi’ e adottare una convinta politica per la pace. Io lavoro perché tutto il campo progressista, oggi collocato all’opposizione, arrivi a maturare una linea diversa con un protagonismo parlamentare più evidente.

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Lettera di Speranza agli iscritti: insieme nel congresso del Nuovo Pd

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Dobbiamo continuare a investire con passione, determinazione e disinteresse sulla scommessa di una sinistra nuova nel paese.

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Oggionni: Pd cambia davvero se rimette al centro la lotta alle disugaglianze

| Politica e Primo piano
Simone Oggionni, Domani

Al governo c’è la destra (anche per gli errori strategici e tattici compiuti negli anni passati) e dentro il Partito democratico è maturata una riflessione autocritica, che ha innescato il percorso costituente e rifondativo. Con il nuovo Manifesto qualcosa si è messo in moto. Questo a me pare il tempo in cui contribuire a una fase nuova nella storia della sinistra e del centro-sinistra italiani, provando a rafforzare e a cambiare il più grande partito progressista del nostro Paese. Vale per chi, come me e come molti di noi, non ha mai avuto in tasca la tessera del Pd.

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Scotto: adesso basta aiuti militari. Non voto il decreto Ucraina, ecco perché

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Arturo Scotto, Il Fatto quotidiano

Arriva l’ennesimo decreto che per un anno destinerà all’Ucraina altre risorse militari, con il Parlamento a ratificare. E senza uno straccio di road map politica se non l’allusione mobilitante alla necessità di vincere la guerra. Vincere la guerra contro una potenza nucleare significa mettere nel conto l’armageddon. La politica ha scelto di riposarsi affidandosi alla scorciatoia più deresponsabilizzante: quella militare. Il senso di responsabilità mi dice invece che bisogna riaprire il dibattito sul disarmo e la strada della diplomazia per fermare la guerra.

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Visco: il congresso del Pd e quella paura di aprirsi veramente all’esterno

| Politica e Primo piano
Vincenzo Visco, Domani

Rispetto all’idea di un congresso costituente, di una effettiva apertura verso tutte le forze progressiste e di sinistra presenti nel paese, di una analisi approfondita delle ragioni della sconfitta elettorale, abbiamo assistito e assistiamo a una progressiva e accelerata chiusura della gran parte del gruppo dirigente su sé stesso, con l’obiettivo sempre più evidente di esorcizzare ogni cambiamento reale che possa mettere in discussione gli equilibri e i rapporti di forza attuali. Le cose non vanno affatto bene. E se in poche settimane non si determina una svolta significativa, l’intera operazione risulterà inutile.

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Scotto: votiamo al congresso Pd, ma serve un nuovo manifesto

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Daniela Preziosi, Domani

Il senso del percorso che facciamo non è un’adesione al vecchio Pd. Ci impegniamo ad aderire alla fine del congresso costituente. Se nell’assemblea di fine gennaio non viene approvata la carta dei valori, tutta l’operazione è monca. Noi abbiamo preso sul serio il percorso costituente. Abbiamo condiviso con Letta e con larga parte del Pd all’indomani della sconfitta del 25 settembre l’esigenza di aprire una fase nuova. Non mi preoccupa in questo momento la collocazione congressuale. Mi preoccupa di riuscire a far portare nella fase costituente un impianto laburista e socialista che in questa fase manca nella riflessione della sinistra italiana, in tutte le aree, non solo nel Pd.

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Bersani: su condono, flat tax e Msi Meloni distorce la realtà

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Carlo Bertini, La Stampa

Non è una sorpresa che la destra mostri quello che è. Si tratta della destra italiana, né liberale, né sociale, ma gerarchica e corporativa. Legge e ordine, ma non per tutti; i poveri sono che quelli che stanno sul divano; il lavoro deve mettersi a disposizione di chi fa ricchezza, cioè l’imprenditore, meglio se piccolo; il fisco è per categorie e quindi altrettanto sarà per il welfare. E così via. La sinistra deve solo comprendere che tutto questo non lo si ferma alzando la voce. Lo si ferma soltanto costruendo un’alternativa credibile.

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