Speranza: dobbiamo resistere altri sei mesi, a fine inverno saremo salvi

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Annalisa Cuzzocrea, la Repubblica

Una cura e un vaccino per il Covid sono vicini. Basta polemiche inutili sulla scuola, non è un problema della ministra Azzolina, ma di tutti noi. Dobbiamo portare il servizio sanitario nazionale nelle case delle persone. La parola d’ordine deve essere vicinanza, prossimità. Abbiamo un’occasione irripetibile. Io sono favorevole al Mes, ma non mi interessa da dove arrivino i soldi, non ne guardo il colore: che vengano dal Mes, dal Recovery fund, dal bilancio dello Stato, ma che arrivino. Alle regionali si doveva fare di più per correre uniti. Ci vuole più coraggio da parte di tutti. E parlo sempre a partire da me stesso. Non è possibile che siamo al governo del Paese e abbiamo paura di andare insieme a guidare una Regione o un piccolo Comune. Ma credo che il processo politico sia inarrestabile e che si vada verso un nuovo bipolarismo, con da una parte la nuova destra della protezione, identitaria, del sovranismo e dall’altro lato un campo democratico che dobbiamo costruire tutti insieme. 

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Bersani: liberalizzazioni con regole chiare, così si difendono i consumatori

| Politica e Primo piano
Marco Patucchi, Affari&Finanza

Liberalizzare è di sinistra. Significa organizzare un mercato che, nel nostro Paese, fin dal Medioevo, era il luogo delle regole. In Italia non esistono i liberali: quando esci dal campo della sinistra trovi solo la destra del ciascuno faccia come gli pare. Vorrei chiedere al presidente Bonomi: che fine hanno fatto le grandi industrie italiane? Se Confindustria ha un elenco di imprenditori interessati bene, altrimenti deve pensarci lo Stato perché serve una politica industriale che si occupi dei settori strategici per il Paese. È la storia del nostro capitalismo, altro che le polemiche sullo statalismo. Guardi com’è andata con le ferrovie: noi abbiamo aperto l’alta velocità alla concorrenza, primo Paese al mondo a farlo. Però Italo è finita ai fondi esteri… Con la famosa “lenzuolata” cercai di difendere i cittadini dalla prepotenza del mercato. Mi sarei aspettato in questi anni un impegno analogo anche del M5S.

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Speranza: il vaccino prima a medici e anziani, all’inizio avremo poche dosi

| Politica e Primo piano
Monica Guerzoni, Il Corriere della Sera

Sono ottimista, vedo la luce in fondo al tunnel. Nel giro di alcuni mesi avremo risultati incoraggianti sia per le cure che per i vaccini. Ora dobbiamo resistere. Non è nostra intenzione fermare di nuovo il Paese. Abbiamo investito molte risorse e rafforzato il Servizio sanitario nazionale. Non chiudiamo, anzi riapriamo le scuole. Immaginare due settimane di campagna elettorale sulla scuola è pura follia. Questa sfida si vince con un patto che coinvolga tutto il Paese, nessuno escluso. Governare insieme il Paese ed essere divisi nei territori è un limite che va assolutamente superato. Il mio auspicio è che gli elettori siano migliori di noi e facciano nelle urne quello che noi non siamo riusciti a fare prima.

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Epifani: voto Sì, in questo referendum non c’è niente di epocale

| Politica e Primo piano
Umberto De Giovannangeli, Il Riformista

Se c’è una questione ‘epocale’ per la democrazia, essa non sta nel numero dei parlamentari, ma nella crisi dei partiti e dei corpi intermedi, dalla quale si può uscire solo ripensando radicalmente le forme, e la vita interna, della rappresentanza organizzata. Faccio fatica ad assumere attorno a questo tema referendario il valore epocale che sento e avverto in qualche dichiarazione o intervista. Nel senso che lo guardo con grande distacco, riconoscendo la natura populista della partenza, ma riconosco, però, che il tema è sempre stato presente nella discussione, anche a sinistra. Non possiamo far finta che il tema della riduzione del numero dei parlamentari sia un tema inventato. C’è una difficoltà di organizzare una rappresentanza democratica. Questo è il punto vero. La vera discussione “epocale” è se la situazione della rappresentanza politica e sociale può andare avanti così.

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Speranza: testiamoci reciprocamente negli aeroporti

| Politica e Primo piano
Alessandro De Angelis, Huffington Post

Non saranno mesi facili, ma penso che l’Italia oggi sia messa meglio degli altri paesi europei. Escludo l’ipotesi di un nuovo lockdown, anche perché siamo più attrezzati rispetto a qualche mese fa. Rendo pubblica una proposta che ho avanzato nelle ultime ore ai ministri di Francia, Germania e Spagna, e che discuteremo in un prossimo vertice il 4 settembre. Adesso, ogni volta che si adottano misure nei confronti di un altro paese vengono lette come un atto ostile. Io dico: visto che dobbiamo convivere col virus per svariati mesi, lavoriamo sulla reciprocità delle misure e tra grandi paesi europei diamo il buon esempio. Facciamoci i i test reciprocamente a partire dagli aeroporti. Cioè: se uno dall’Italia va a Madrid o Parigi, viene testato all’arrivo e così uno che dalla Spagna o dalla Francia arriva in Italia. Questo ci consentirà di tenere aperti i confini con maggiore serenità. Sulla scuola non c’è nessuna confusione: la riapertura sarà la vera fine del lockdown.

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Fornaro: bisogna superare il Pd ma senza tornare ai Ds

| Politica e Primo piano
Valerio Valentini, Il Foglio

Non credo che la sfida sacrosanta di ricostruire la sinistra vada affrontata col torcicollo, Ds e Margherita appartengono a una fase politica archiviata. Ma condivido il ragionamento di Bettini: il Pd non può restare così com’è, perché da solo non basta a fronteggiare le destre. Serve una nuova forma partito, e il Pd in questo senso dovrebbe fare un atto di generosità. La sinistra, da sola, non è mai andata al governo in Italia. E dunque il tema delle alleanze non può essere eluso. A differenza di chi gli rimprovera l’incoerenza rispetto ai suoi fondamentalismi originari, io credo che si debba prendere atto con favore dell’evoluzione del M5s, è con loro che si deve approfondire il dialogo.

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Speranza: non chiuderemo le regioni, la fase dei blocchi è superata

| Politica e Primo piano
Claudio Tito, la Repubblica

Lockdown, blocchi regionali, divieto di trasferimenti interregionali. Calma, non ci troviamo in questa situazione. Io sono sempre stato e ancora sono per la massima prudenza. Ma bisogna mantenere la calma. Il nostro Paese non si trova nelle condizioni di dover attivare queste misure. Proprio no. Non possiamo rinunciare alla scuola. Un Paese democratico ed evoluto non può fare a meno di un bene primario per le generazioni più giovani. La scorsa settimana abbiamo chiuso di nuovo le discoteche, abbiamo introdotto l’obbligo di mascherina nelle ore serali. Ma alla discoteca si può rinunciare. All’istruzione no. Stiamo rafforzando il Sistema sanitario nazionale stanziando in cinque mesi più soldi che negli ultimi cinque anni. Ma la prima difesa sono i comportamenti personali. I cittadini lo devono capire.

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Speranza: i giovani ci aiutino, sulla scuola non possiamo fallire

| Politica e Primo piano
Alessandra Ziniti, la Repubblica

Non fatemi passare per il maestrino con la bacchetta, guai a criminalizzare i giovani. Anzi è a loro che chiedo una mano: aiutateci a tenere sotto controllo il contagio. Nessuno vuole tenere i ragazzi a casa o rovinare loro le vacanze. Ma i dati ci dicono che sono loro ora quelli da proteggere. Ogni provvedimento, ogni sacrificio chiesto è fatto pensando alla riapertura delle scuole che segnerà la vera fine del lockdown. Il quadro italiano è decisamente migliore di quello della maggior parte dei paesi europei, ma la tendenza alla ripresa dei contagi deve farci rialzare, senza allarmismi, il livello di attenzione per non vanificare il vantaggio accumulato grazie al sacrificio di tutti. Ho molto a cuore la ricostruzione di un rapporto strutturale tra scuola e sanità. Abbiamo investito più soldi nella sanità negli ultimi cinque mesi che negli ultimi cinque anni.

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Gotor: il terrorismo in Italia, una pagina ancora non chiusa

| Politica e Primo piano
Generoso Picone, Il Mattino

Le Br cinquant’anni dopo: il Pci comprese il fenomeno e si oppose, le Brigate rosse erano apertamente contro Berlinguer e i berlingueriani. Sono state un soggetto politico che ha scelto di praticare la lotta armata, facendo parte di una costellazione di centinaia di altre sigle rispetto alle quali riuscirono a conquistare una posizione egemone dal sequestro di Moro in poi. Hanno le loro radici nella storia politica e sociale italiana, originavano da una pluralità di culture e di esperienze. Sono dentro un’ondata rivoluzionaria che ha segnato – e questo è un paradosso – il tramonto del marxismo-leninismo come ideologia politica, un tramonto che ebbe l’energia di farsi scambiare per una nuova alba.

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