Scuola e università nell’emergenza sanitaria. Documento del nostro Forum

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Alcuni aspetti emersi all’inizio di questa fase di emergenza devono essere migliorati nella fase emendativa del decreto dell’8 aprile.

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Gotor: diteci ora cosa farete per la scuola e l’università

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Miguel Gotor, Huffington Post

Scuola e università sono uno snodo nevralgico, ma non sembra lo si stia affrontando con la necessaria lungimiranza e tempestività. Infatti, è del tutto evidente che, per preparare la riapertura a settembre del prossimo anno scolastico e del nuovo anno accademico, è ora che vanno decisi e programmati gli interventi da realizzare nei tre/quattro mesi estivi che abbiamo davanti, perché poi sarà troppo tardi. All’apertura del prossimo anno scolastico mancano cinque mesi e il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina ha il dovere di iniziare immediatamente a pensare a quell’appuntamento e a organizzarlo concretamente ottenendo i finanziamenti necessari. Stabilire adesso delle gerarchie di intervento riguardanti la scuola e l’università, programmarle a maggio e giugno e renderle esecutive a luglio e agosto significa semplicemente avere a cuore il presente e il futuro dell’Italia. Se non ora, quando?

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Conte, lettera al premier: mettiamo il Sud al centro della Fase 2

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Federico Conte, Il Quotidiano del Sud

Signor Presidente, il suo governo ha opportunamente proposto all’Europa di adottare un nuovo Piano Marshall per l’emergenza e per il futuro, e ha affidato a un Comitato, costituito da personalità con alte competenze, il compito di programmare le prossime fasi, a partire dalla Fase 2, di cui non sono ancora note le linee guida. Serve una scelta politica preventiva, caratterizzante e imprescindibile: prevedere da subito, come parte integrante del progetto, una missione specifica: l’Italia Mediterranea, l’altra Europa. Il Comitato di esperti andrebbe completato con una personalità di alto profilo, con lo specifico ruolo di garante progettuale di tale scelta, una figura con la competenza e il prestigio del presidente della Svimez, oggi come allora interprete del Sud, Adriano Giannola.

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Scotto: con la solidarietà e il welfare vinceremo la battaglia contro il virus

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Argiris Panagopoulos, Avgi

La curva del coronavirus sembra aver preso una tortuosa strada verso il basso. Ora dobbiamo pensare il giorno dopo per la sanità pubblica e come fare ripartire la nostra società e la nostra economia in condizioni nuove, più sociali e più eque. L’ostruzionismo dei paesi del Nord sugli eurobond è preoccupante. Al prossimo vertice europeo insisteremo su uno strumento comune per la  mutualizzazione del debito. Questa è la posizione unitaria di tutto il governo italiano. Il piano di sostegno alla liquidità ha bisogno del contributo dell’Europa, che al momento è troppo debole. La battaglia che stiamo conducendo con gli altri paesi del sud europeo per non finire come la Grecia nel periodo della Troika è di fondamentale importanza. A partire dal controverso Meccanismo europeo di stabilità. Chiediamo che non vi siano condizioni sulla ristrutturazione del debito che facciano pagare costi giganteschi all’Italia, alla Spagna, alla Grecia e a molti altri paesi. Perché questa crisi è simmetrica e come tale deve essere trattata. In Italia ci sono forze, e probabilmente anche in Europa, a cui l’autonomia di Conte non piace. Settori dell’establishment e della Lega e una parte del centro-sinistra, a partire da Renzi, hanno come obiettivo di creare un governo più “neutrale”. Ma non credo che Draghi sia di questa partita, lui ragiona su un piano diverso.

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Oggionni: no al Mes, sì a un fondo complementare che emetta bond

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Simone Oggionni, Huffington Post

La trattativa nell’Eurogruppo che proseguirà fino al prossimo Consiglio europeo sta dentro uno scenario nuovo, ricco di insidie ma anche di possibilità. Occorre unire intelligenza e duttilità tattica con una grande fermezza strategica, non rinunciando, a maggior ragione nella fase della trattativa, a tenere fermo lo sguardo sull’orizzonte. La nostra è e deve essere una opposizione non nominalistica (il Mes come ossessione) ma di merito, verso ogni strumento che vincolasse il prestito a obblighi di ristrutturazione del debito. E dall’altra parte la proposta di un fondo complementare al bilancio Ue in grado di emettere bond, di ammontare rilevante, possibilmente a lungo termine e a tassi bassi. Si deve essere rigorosi sulla prospettiva, ma anche precisi, per evitare errori, suggestioni sbagliate, allusioni anche involontarie a devastanti rinculi nazionalistici che non appartengono al destino europeo a cui vogliamo partecipare.

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Gotor: siamo a un bivio, ma mai come ora la sfida è nelle nostre mani

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Luca Cavallero, Politicanews.it

L’Italia ha dovuto rispondere per prima a una crisi inedita per intensità e novità della minaccia, è stata imitata dalla stragrande maggioranza dei governi. Questa crisi nel medio periodo cambierà una serie di priorità: anzitutto, quando l’emergenza sanitaria si sarà attenuata e fin quando non sarà trovato un vaccino, dovremo abituarci a convivere stabilmente con questa fragilità sanitaria per il timore che si possano verificare nuove emergenze. Bisogna già da ora pensare a come organizzare questa convivenza in modo equilibrato e tollerabile. Si svilupperà una nuova «antropologia della distanza» che dovrà essere gestita con oculatezza, anche dal punto di vista psicologico, perché paradossalmente questo tipo di epidemia tende ad amplificare alcune nevrosi comportamentali che erano già presenti da tempo nella nostra società. Questa crisi potrà essere anche l’occasione di un rilancio del progetto europeo all’insegna della solidarietà e della condivisione del rischio: siamo davanti a un bivio, incerti e sfiduciati come spesso capita, ma mai come ora la sfida è nelle nostre mani.

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Europa, è il momento di una svolta radicale che sia all’altezza della crisi

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Il governo italiano insista con determinazione sulla linea indicata dal premier Conte e dal ministro Gualtieri, impegnati in una complessa negoziazione

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Speranza: non è finita, dall’app agli ospedali ecco il mio piano anti virus

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Claudio Tito, la Repubblica

Dobbiamo dire la verità. Ci aspettano mesi ancora difficili. Il nostro compito è creare le condizioni per convivere con questo virus. Ritorno alla normalità? Prima possibile ma non si può dare una data: si andrà per gradi. Stiamo preparando un Piano sanitario in cinque punti. 1. Protezione e distanziamento sociale finché non ci saranno terapie e vaccino. 2. Rafforzare le reti sanitarie territoriali, velocità nell’individuare i positivi e isolare i loro contatti. 3. Ospedali Covid sui territori per limitare i contagi. 4. Uso dei tamponi secondo le priorità Oms e impiego dei test sierologici su un campione. della popolazione. 5. Tracciamento dei contatti e telemedicina per seguire i pazienti a casa attraverso un’apposita app.

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D’Alema: la Germania è un muro di gomma, ma senza Ue siamo finiti

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Stefano Cappellini, la Repubblica

C’è un problema nel modo in cui la Germania esercita la sua leadership, che non è all’altezza delle responsabilità di questo grande Paese. Un intellettuale prestigioso come Ulrich Beck ha coniato qualche anno fa il termine merchiavellismo, cioè la crasi di Merkel e machiavellismo, spiegando che la cancelliera ha l’abitudine di utilizzare la tattica dell’esitazione come strumento per domare le controversie. Condivido il giudizio. C’è un muro di gomma tedesco ed è stato evidente nella condotta di Merkel all’ultimo Consiglio europeo. Una riforma del capitalismo è inevitabile perché è già cambiata ovunque la costituzione materiale dei rapporti tra Stato e mercato. Le responsabilità pubbliche diventano preminenti e non possono limitarsi all’erogazione di denaro. Da titolare dell’ultimo governo che, con la riforma Bindi, è intervenuto a sostegno della sanità pubblica e sostenitore di un ministro, Roberto Speranza, che dopo venti anni di tagli ha ottenuto una inversione di tendenza, spero ci si renda conto che tante campagne che hanno presentato il sistema sanitario come fonte di sprechi e disservizi erano sbagliate. Draghi? Non gli rende onore chi lo associa a operazioni di basso profilo.

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