Gotor accusa: il Pd vira a destra, nessun patto con Renzi

Politica e Primo piano

Intervista al Quotidiano nazionale

di Ettore Maria Colombo

Senatore Miguel Gotor, il centrosinistra perde dappertutto anche quando è unito.

«E’ una sconfitta netta, chiara, una delle più grandi degli ultimi anni. Soprattutto per il centrosinistra imperniato intorno al Pd a trazione renziana. In questi anni di leadership Renzi ha rinunziato a organizzare il campo progressista a livello locale quando invece il centrosinistra è sempre stato un soggetto plurale che costa fatica ed energie costruire. E’ in crisi il modello stesso del renzismo. Serve una discontinuità netta rispetto a questa strategia che voleva provocare una rottura a sinistra per prendere i voti del centrodestra e che ora raccoglie il vento di destra che soffia».

Guardi che hanno perso anche i candidati di sinistra… 

«Il centrosinistra non è una formula legata a un candidato. E’ necessano molto impegno e lavoro per organizzarlo a livello locale. La strategia nazionale di Renzi era un’altra: paghiamo quella».
Quindi mai alleati con il Pd? E con un altro segretario?
«La politica non è astrazione né desiderio. Ora si capisce la volontà di Renzi di svolgere un congresso cotto e mangiato: aveva bisogno di collocarlo tra due sconfitte, quella del referendum e quella delle amministrative. Il congresso è stato un piccolo plebiscito vinto dopo aver perso il grande plebiscito del 4 dicembre. Nell’euforia del momento si è sottovalutato che Renzi ha preso 650mila voti personali in meno rispetto al 2013. Il Pd ha subito una vera mutazione genetica: è un partito di centro che guarda a destra con una scolorita sinistra al suo interno».
Volete rifare la sinistra e già vi condannate all’opposizione eterna…
«No, affatto. Il 4 dicembre si è aperta una fase politica nuova, di composizione e ricomposizione del quadro politico. Vi sono due forze inerziali spinte ad attrarsi tra loro: 5 Stelle verso la Lega da una parte, Pd verso Berlusconi dall’altra. Si apre un grande spazio politico, a sinistra, che va riempito di contenuto nel segno della discontinuità rispetto alle politiche neoliberiste, oltre che renziane, di questi anni. Bisogna affrontare il tema delle diseguaglianze e dell’impoverimento del lavoro».
Montanari e Falcone dicono le stesse cose, ma alla loro assemblea lei è stato fischiato. La sinistra nasce divisa.
«Sono stato anche applaudito. Meglio il dissenso del conformismo. In ogni caso sono ottimista: riusciremo a stare tutti insieme, ma non a ogni costo. L’unità si base sui programmi. Il primo luglio a Roma, con Pisapia e Bersani, daremo vita a un progetto nuovo che avrà le caratteristiche dell’autonomia e dell’alternatività rispetto al Pd renziano».
Mdp si scioglierà nel Campo di Pisapia? Ed è lui il federatore?
«Stiamo organizzando l’iniziativa del primo luglio insieme a Pisapia con grande spirito di collaborazione. Articolo 1 è appena nato e sta tenendo le sue assemblee regionali. Saremo l’infrastruttura e i protagonisti di questo nuovo soggetto politico, un campo largo e innovativo di cui Pisapia sarà il federatore».