Bersani: il Movimento 5 Stelle chieda aiuto alla sinistra, o la destra farà il pieno

Politica e Primo piano

Intervista al Fatto quotidiano

di Paola Zanca

L’ufficio al quinto piano di Montecitorio è spoglio e dubita che ci sarà un gran agio per riempirlo: “Questo è solo il primo tempo. La legislatura sarà breve”. Il protagonista della non-vittoria del 2013 parla della non-vittoria del 2018. Non è più tra gli attori principali: in Parlamento, con Liberi e Uguali al 3,4%, è tornato per il rotto della cuffia. Eppure, giura che si metterà l’elmetto: “Combattere per una nuova forza progressista”, ripete. Che sia guerra, lo dicono le macerie attorno. E siccome rivendica di essere “uno che nel breve inciampa, ma ci vede lungo”, annuncia che “il secondo tempo” rischia di essere peggio del primo. Tradotto dal bersanese: alle prossime elezioni, la destra fa il pieno.

In mezzo alle macerie ci siete anche voi. Perché LeU non ha funzionato?

Quando vedevo le assemblee piene, in campagna elettorale, mi domandavo: sta scattando una cinghia di trasmissione o è solo una rimpatriata? Ecco, è stata soprattutto una rimpatriata, pur con una presenza insolita di giovani e una passione che non va dispersa. Abbiamo visto l’onda, non l’abbiamo intercettata.

Non ha pesato la scelta di Grasso? La sua candidatura, quella dei D’Alema, degli Epifani?

Sono sfumature, giustificazionismo di superficie. Avremmo preso qualche decimale in più? Possiamo anche cazzeggiare sulle increspature, ma significa non vedere il punto di fondo.

Sarebbe?

Che vedere il problema non significa aver trovato la soluzione. Sono quattro anni che batto lo stesso chiodo: il ripiegamento della globalizzazione, le disuguaglianze, l’ascesa della destra protezionista, il centrosinistra che va dietro all’establishment. L’ho detto per primo che c’era la mucca nel corridoio. Solo che abbiamo scoperto che la mucca era un toro e ci è passato sopra. La gente ci ha percepito come una variante del sistema.

Il sistema ha perso. Vincono gli “anti”.

Ma i Cinquestelle non possono dire ‘bussate e vi sarà aperto’. Devono dire dove girano la testa. Se non fosse blasfemo, bisognerebbe ricordare che quarant’anni fa ci fu uno che ci lasciò le penne per dire da che parte la girava.

Quello era Aldo Moro, qui c’è Luigi Di Maio.

Devono farci la cortesia di uscire dal loro sistema tolemaico: chi fa girare i pianeti è il Parlamento, non i 5Stelle.

È ancora arrabbiato?

Avanti così, saranno quelli che sbaraccano il tavolo, la testa d’ariete per ribaltare il sistema. Ma poi la poltrona se la prende il toro, la destra. Devono stare attenti o finisce che diventano gli amici del giaguaro. Va bene l’exploit al Sud ma, da appassionato di storia, li avverto: al dunque, decide sempre il Nord.

Cinque anni fa, in estrema sintesi, finì così: tra Arcore e Firenze.

Me li ricordo ancora, nell’assemblea in cui Roberto Speranza si dimise da capogruppo, tutti in erezione per l’Italicum. Io dissi: ‘Guardate che rischiamo di non esserci, al ballottaggio’.

Sarebbe andata così.

Il Patto del Nazareno è vittima delle sue macchinazioni: insieme fecero l’Italicum pensando di essere i due sfidanti, insieme il Rosatellum credendo di fare l’inciucio.

Ora il ministro Franceschini parla di legislatura costituente…

Non c’è il pane, mangiamo le brioche.

Dice che il Pd non ha capito la lezione?

Non mi pare. Li sento parlare di ‘reggenze’, ma il Pd è paralizzato: non può dire di aver sbagliato e non può dire di aver fatto bene. Stanno scegliendo di continuare a balbettare. Do un giudizio tecnico: per chiudere col renzismo bisognerebbe cambiare lo Statuto, togliere le primarie aperte almeno per una volta e fare un congresso con un dibattito autentico, che dia un giudizio su questi cinque anni e giustifichi una svolta.

Altrimenti resterà prigioniero di Renzi?

S’è voluto intercettare l’eredità del berlusconismo, fare compromessi con aree paludose. È un progetto nato con l’illusione del 40% alle Europee, ma guardare al centro ha tirato la volata agli altri.

È finito il centrosinistra?

Il centro moderato non esiste e se esiste conta quel che conta. Il centro è arrabbiato e sono i 5Stelle. Per questo dico che dobbiamo combattere per una sinistra plurale, ambientalista, cattolica, progressista. Ora serve coerenza: abbiamo detto che lo avremmo fatto, lo dobbiamo fare.

Come?

Serve subito una fase costituente di LeU come soggetto politico, ma non in forma burocratica, accompagnata da una riflessione culturale. E poi proposte concrete in Parlamento: diciamo no alla destra e alle ammucchiate, ma non siamo sull’Aventino.

Con chi dialogherete?

Parliamo con tutti ma dobbiamo permetterci di essere coerenti, visto che non siamo determinanti in nessun caso.

Lo dice con un certo sollievo. Ancora accusa il colpo di cinque anni fa?

All’epoca a me sarebbe bastato fissare il punto che il Pd non stava con l’establishment. Sarei stato disposto a fare un passo indietro, se l’ostacolo ero io. Lo dissi, ma il M5S non colse. Fuori dallo streaming, non ho potuto mai avere incontri, né formali né informali, per discutere del governo, del Colle. Altro che Ro-do-tà. Avessero anche detto Ber-sa-ni, non avrei accettato. Non esiste che ti rifiuti di partecipare a una riunione in Parlamento e invochi un presidente dalla piazza. Noi, senza incontri, abbiamo votato Di Maio vicepresidente della Camera…

Le ha provate tutte, dice?

Feci sapere che ero disponibile ad andare a Genova da Grillo. Non ebbi risposta.