Paladini e Visco: l’aliquota continua che salva il ceto medio

| Economia e Primo piano
Ruggero Paladini e Vincenzo Visco, Il Sole 24 Ore

Si è discusso nelle scorse settimane sul modo di intervenire a riformare la nostra imposta personale sul reddito, dividendosi tra i favorevoli all’ipotesi avanzata dal ministro Gualtieri di un prelievo effettuato in base a una funzione continua dell’aliquota media e i favorevoli al sistema attuale dell’imposta a scaglioni. I sostenitori di questa ultimo posizione hanno in particolare insistito sul fatto che l’imposta continua sarebbe poco trasparente in quanto occulterebbe le aliquote marginali. Una tabella dimostra come l’asserita trasparenza del sistema vigente sia del tutto inesistente.

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Guerra: i fondi del Recovery Fund per le attività di cura

| Economia e Primo piano
Manuela Perrone, Il Sole 24 Ore

Tra i settori beneficiari del Recovery Fund in Italia deve esserci assolutamente quello delle attività di cura: è questa la chiave, più che la detassazione o gli incentivi alla maternità, per riequilibrare dal punto di vista del genere la partecipazione al mercato del lavoro e colmare un gap insostenibile e sottrarre le donne alla schiavitù del lavoro non retribuito. La minore partecipazione delle donne non dipende da un fattore biologico. Dipende dal fatto che il lavoro di cura informale troppo spesso non è compatibile con la vita sociale e di lavoro. Sono perfettamente in linea con il movimento #halfofit, lanciato dall’eurodeputata verde tedesca Alexandra Geese: il Recovery Plan deve avere un’impostazione non cieca nei confronti delle problematiche di genere.

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Guerra: Sud, sgravi fiscali per dieci anni, servono più infrastrutture e servizi

| Economia e Primo piano
Luca Cifoni, Il Messaggero

La decontribuzione per le regioni meridionali durerà un decennio, ma da sola non basta: serve un’azione complessiva di medio periodo che incida sul ritardo delle infrastrutture, dei servizi pubblici, di tutti i fattori che continuano ad alimentare il divario tra Nord e Sud. L’orizzonte è decennale, perché come dicevo serve un’azione di medio periodo collegata alle altre azioni inserite nel piano. L’incentivo potrà essere decrescente, a mano a mano che le distanze si accorciano, dall’iniziale 30 per cento degli oneri contributivi a carico dei datori di lavoro. Stucchevole la polemica del Nord, con gli aiuti Covid hanno avuto di più perché lì ci sono più attività produttive e nessuno ha avuto niente da ridire.

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Visco: fisco, una riforma organica per un sistema delegittimato

| Economia e Primo piano
Vincenzo Visco, Il Sole 24 Ore

Negli ultimi venti anni dall’ultima revisione organica, il sistema tributario è stato vittima di interventi episodici e abusi. È giunto il momento per una revisione complessiva. Questo è quanto sarebbe necessario oggi per riformare in modo equo e razionale un sistema fiscale che ha perso ogni logica economica e legittimità. Speriamo almeno che eventuali singoli interventi siano coerenti con un quadro logico di riferimento accettabile. 

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Scotto: ecco perché la richiesta di FCA è a tutti gli effetti un ricatto

| Economia e Primo piano
Arturo Scotto, Globalist.it

L’attacco concentrico al governo Conte è un modo tutt’altro che sofisticato di battere cassa. Lo sconto Irap generalizzato nel mese di giugno ne è l’esempio più palese e sfacciato. Lo prende chi ha pagato un prezzo al lockdown e chi ha quasi raddoppiato il fatturato. Tutti uguali, tutti sanati. Ancora una volta un pezzo delle classi dirigenti soffia sul fuoco del populismo antisistema per guadagnarci qualche soldo. Sollevano il rischio di rivolta sociale la mattina, ma la notte trattano gli sgravi. La storia è antica: fa parte del rapporto irrisolto tra le famiglie principali del capitalismo italiano e lo stato. E oggi, dopo l’abbuffata dell’Irap, fa molto discutere il tema del ricorso al credito garantito dallo Stato da parte di alcune grandi imprese. Lo fanno anche quelle che negli anni hanno portato sede legale e sede fiscale altrove. Ma la musica deve cambiare.

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Visco: il Mes non è utile, adesso serve l’helicopter money

| Economia e Primo piano
Alfonso Raimo, Agenzia Dire

I Paesi del nord probabilmente continuano a sottovalutare la portata dell’epidemia e tendono a ragionare secondo gli schemi collaudati della crisi finanziaria del 2007-08, peraltro errati. La debolezza attuale della Merkel non aiuta certo. Ma il ministro delle Finanza Scholtz è della SPD ed è anche lui più un falco che una colomba. Il problema vero oggi non è  certo quello dei disavanzi pubblici o del debito pubblico, bensì quello di evitare il collasso dell’intera economia continentale. Qui non si tratta di chiedere o concedere “flessibilità”, ma di avere una strategia comune per la crisi e per la ricostruzione: gli eurobond potrebbero essere utili, il Mes non sarebbe risolutivo. a cosiddetta ‘helicopter money’, vale a dire il trasferimento diretto di potere d’acquisto ai cittadini e alle imprese sarebbe di grande utilità soprattutto per garantire un liquidità di sopravvivenza alle piccole imprese, ai lavoratori autonomi, a quelli precari, alle famiglie prive di altre fonti di sopravvivenza. Governo Draghi? Ipotesi sono fondate sul nulla e hanno il solo effetto (e l’obiettivo) di indebolire il governo attuale senza produrre niente di positivo e praticabile.

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Visco: un contenitore unico per il debito futuro dell’Unione europea

| Economia e Primo piano
Vincenzo Visco, Il Sole 24 Ore

Si tratta di superare un approccio ormai molto radicato, ancorché errato e, a mio avviso, contrario ai trattati, che ha prevalso negli ultimi anni. Se l’aumento dei disavanzi pubblici e dei debiti dell’eurozona non sarà gestito in modo non convenzionale, potrebbe veramente portare alla sua dissoluzione, dal momento che i mercati non si lasciano commuovere dal coronavirus. Studi dimostrano come i grandi debiti accumulati in passato (per esempio dopo la crisi del ’29 o dopo la Seconda guerra mondiale) non siano mai stati rimborsati interamente secondo principi e criteri ortodossi, ma che essi spesso vennero eliminati (ridotti) in seguito a default, o ristrutturazioni, o mediante una forte inflazione (come fece l’Italia – Einaudi – dopo la guerra). Talvolta possono essere riassorbiti grazie a un periodo di forte crescita economica (che oggi non appare molto probabile), ma più spesso sono stati gestiti mediante sistematici interventi di “repressione finanziaria” consistenti nel collocare forzosamente il debito presso le istituzioni finanziarie o i fondi pensione, o imponendo tetti ai tassi di interesse, eccetera. Nella attuale situazione europea si potrebbe pensare ad un apposito contenitore in cui collocare l’extra debito con una scadenza molto lunga (30-50 anni), in modo da evitare che esso interferisca e renda molto difficile la ripresa economica.

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Visco: sull’Iva serviva un’aliquota unica bassa, ma la strada è quella giusta

| Economia e Primo piano
Massimo Franchi, Il manifesto

Quello usato da Renzi e Di Maio, “non aumenteremo mai le tasse”, è lo slogan delle destre in tutto il mondo, che vedono le tasse non come il corrispettivo dei servizi erogati dallo stato ma come una vessazione del povero cittadino. È vero che le tasse in Italia sono alte, ma io tutto il recupero di evasione record dal 1996 al 2000 che ho fatto l’ho tramutato in riduzione di tasse. Un’aliquota unica molto bassa avrebbe consentito di recuperare evasione per 8 o 9 miliardi. Con quei soldi si potevano compensare abbondantemente gli aggravi, peraltro modesti, in relazione ai consumi necessari. Il nuovo governo ha dovuto preparare la manovra in fretta, ma la strada è quella giusta.

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Visco: cosa insegna la fattura elettronica, la tecnologia dimezza l’evasione

| Economia e Primo piano
Vincenzo Visco, Il Sole 24 ore

Siamo probabilmente in presenza di una autoriduzione dell’evasione dell’Iva determinata dall’obbligo della fatturazione elettronica. Su base annua, se il trend attuale risulta confermato, il maggior gettito potrebbe essere di oltre 6 miliardi. E l’incremento avrebbe potuto essere molto maggiore (più di 10 miliardi, dato che la fatturazione elettronica sarebbe in grado, se ben realizzata, di eliminare tutta l’evasione relativa a ricavi e costi fatturati ma non dichiarati che si verifica lungo la catena della produzione) se l’amministrazione avesse sostenuto la misura presso il pubblico, e si fosse attrezzata per tempo per sfruttare i dati ottenuti non solo per controllare i versamenti, ma anche per avviare i controlli specifici necessari. Dato lo scarso entusiasmo governativo, non è detto che il risultato sia acquisito; servono controlli consapevoli e dedicati. Se poi si volesse ricorrere solo a controlli automatici gli effetti della misura potrebbero essere vanificati in breve tempo. Altri interventi sarebbero possibili e necessari e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale potrebbe condurre in poco tempo all’eliminazione pressoché completa del fenomeno. Non si dica quindi che l’evasione non si può sconfiggere: gli strumenti esistono; il problema è solo una questione di scelta politica.

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