Panzeri: cercando un altro Egitto. (Perché vendere armi è stupido)

| Esteri e Primo piano
Antonio Panzeri, Huffington Post

Da un lato emerge un’assenza totale di sensibilità politica: da tempo è stata richiesta dopo l’omicidio di Giulio Regeni la verità, verità mai arrivata. Anche la vicenda dello studente dell’università di Bologna Patrick Zaky, detenuto in Egitto dallo scorso febbraio, ne è testimonianza. Dall’altro emerge un totale disordine della politica estera italiana: nello scacchiere mediterraneo, e particolarmente attorno alla questione libica, Egitto e Italia non hanno le stesse posizioni. Al Sisi continua a foraggiare Haftar e l’Italia dovrebbe essere con il governo Al Serraj, l’unico riconosciuto dalle Nazioni Unite. Ora, che si debba lavorare per la pace in Libia, rientrando nel “gioco” rapidamente è senza dubbio urgente, ma che in attesa che si produca tutto ciò, l’Italia venda armi a un paese che sta da un lato opposto del tavolo libico, sembra oggettivamente un comportamento stupido.

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D’Alema: un nuovo ordine. Tra Cina e Occidente è tempo di dialogo

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Massimo D’Alema, Formiche.net

Noi europei dobbiamo riconoscere che oggi l’occidente non appare in grado di garantire quel ruolo di pilastro dell’ordine mondiale che ha svolto negli ultimi secoli e che un nuovo quadro di governance multilaterale può nascere solo nel dialogo paritario con i grandi soggetti che emergono o ritornano protagonisti sulla scena mondiale. La mia convinzione è che lungo l’asse del dialogo tra oriente e occidente potrà essere costruito un ordine mondiale nuovo. Spetta a noi dimostrare che il necessario primato della politica può realizzarsi meglio nella democrazia piuttosto che, come sembrerebbe nel mondo di oggi, grazie alla forza di regimi autoritari.

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D’Alema: missione Ue per fermare l’escalation. Gli Usa hanno tradito i patti

| Esteri e Primo piano
Concetto Vecchio, la Repubblica

Andrei cauto nel maneggiare certi paragoni storici. Siamo di fronte a un evento gravissimo, dalle conseguenze non facilmente calcolabili, che avrà l’effetto di moltiplicare odi, tensioni e instabilità, ma non vedo all’orizonte una guerra mondiale. Trump vuole andare al voto a novembre in un clima di tensione, creando una situazione in cui non si può cambiare il comandante in capo. Ma quando le ragioni della politica interna dominano su quelle della politica estera allora la spiegazione è sempre una leadership in difficoltà. Vi leggo una crisi di egemonia, per citare Gramsci. La vera novità a cui ci troviamo di fronte è che la comunanza di valori tra Europa e America non c’è più. Siamo di fronte a un leader che attizza il fuoco e scappa. E gran parte dei guai resteranno a noi.

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Scotto: l’operazione Fonte di pace è un rischioso punto di non ritorno

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Arturo Scotto, HuffingtonPost

L’operazione “Fonte di Pace” condotta dalla Turchia non è solamente un imbroglio linguistico, ma un rischioso punto di non ritorno. Per le conseguenze che essa avrà innanzitutto nella stabilità di quell’area e del mondo intero. Ma anche e soprattutto per la coscienza di qualsiasi persona che si dichiari democratica. I curdi sono un avamposto laico in un pezzo di Medio Oriente che sta scivolando verso il Medio Evo della regressione fondamentalista, delle dittature, delle guerre permanenti. Non possiamo abbandonarli. Altrimenti non avremo più il diritto di parlare di libertà delle donne, multiculturalismo, difesa delle minoranze etniche. Quello straordinario modello di autogoverno che porta il nome di confederalismo democratico va difeso senza ambiguità.

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Scotto: col voto in Israele è a rischio il processo di pace

| Esteri e Primo piano
Arturo Scotto, Huffington Post

Domani vota Israele. E sarà uno spartiacque. A confrontarsi sono due varianti della destra, quella sovranista di Netanyahu e quella liberale di Ganz. Questo voto merita non solo attenzione, ma anche estrema preoccupazione. E di conseguenza un’iniziativa internazionale. Israele non ce la fa da sola ricostruire a un nuovo compromesso per la pace senza qualcosa di più della riproposizione di risoluzioni Onu già ampiamente disattese. Servono scelte: il riconoscimento dello Stato di Palestina e una forza di polizia internazionale a presidio dei confini. Da domani questo deve tornare all’ordine del giorno anche del nuovo governo italiano.

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D’Alema: Salvini alla parata di Netanyahu contro i militari italiani

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Maria Berlinguer, la Repubblica

Netanyahu ha coinvolto impropriamente Salvini in una manifestazione di propaganda. Questa manifestazione aveva come scopo esercitare una pressione critica verso il modo in cui Unifil svolge il proprio ruolo. Quello che trovo inaccettabile per un Ministro della Repubblica Italiana, che dice “Prima gli italiani” è il non rendersi conto di andare a una manifestazione contro i militari italiani. Mi sembra un dovere elementare, per uno che va al confine tra Israele e Libano che da dodici anni è presidiato dalle forze armate italiane, informarsi con loro di cosa pensano della situazione di quel confine anziché andare a fare il portavoce della posizione di Netanyahu.

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Guerra: un premio Nobel per riflettere sugli stupri di guerra

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Maria Cecilia Guerra, Huffington Post

L’attribuzione del premio Nobel per la pace 2018 a Nadia Murad e a Denis Mukwege porta all’attenzione della comunità mondiale un tema troppo a lungo rimosso. Nell’ambito dei conflitti armati, lo stupro non è solo un attacco al corpo della donna, ma anche una violenza, uno sfregio, una umiliazione rivolta a uomini, a religioni e culture, a interi gruppi etnici che in una certa visione di quel corpo si identificano: un’arma di guerra. Che esercita i suoi nefasti effetti ben oltre il tempo della guerra.

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D’Alema: Lula martire di una democrazia sequestrata, il futuro è in mano alle donne

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Umberto De Giovannangeli, Huffington Post

Le elezioni in Brasile sono un test molto importante non soltanto sulla democrazia brasiliana, ma anche per capire dove va questa parte del mondo. Tenendo conto, in più, che la sinistra brasiliana non è populista. Lula ha dato ai poveri brasiliani coscienza di sé e della propria forza. Altrimenti è inspiegabile il rapporto che lui ha con il popolo. Se Haddad andrà al ballottaggio, può vincere. Le donne si sono mobilitate contro la deriva sessista di Bolsonaro e sabato scorso hanno riempito le piazze con lo slogan “Quello no”.

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D’Alema: contro Lula una manovra delle élites, ma il Brasile è con lui

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Matteo Bianchi, Il Dubbio

È in atto una controffensiva di classe, ma le democrazie hanno anticorpi e il contesto internazionale è meno incline di un tempo a sopportare eventuali torsioni autoritarie. Sembra paradossale ma un uomo oggetto di una campagna demolitrice portata avanti da un’informazione di una faziosità incredibile, è per la maggioranza dei brasiliani un leader rispettato e da seguire. Haddad, “il candidato di Lula”, può tenere a sinistra e rassicurare il centro moderato. C’è anche una forte reazione democratica della società brasiliana ed è guidata dalle donne.

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