Panzeri: ci indigna la sedia, non i nostri accordi con Erdogan

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Pier Antonio Panzeri, Huffington Post

Nell’aver relegato Von der Leyen in un ruolo subalterno si è voluto semplicemente affermare che ciò che conta è il Consiglio, e cioè gli Stati, e non il governo dell’Ue. Evidente anche la sottovalutazione della Presidente della Commissione Europea, che ha permesso cosi di mettere in piazza le divisioni delle Istituzioni europee e ad Erdogan di amplificarle e rendere visibile al mondo tutta la fragilità della proiezione esterna dell’Unione.

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Visco: perché i veri liberali dovrebbero ribellarsi all’abuso dei brevetti

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Vincenzo Visco, Il Sole 24 Ore

Tutto è diventato brevettabile: non solo invenzioni e prodotti letterari e artistici, ma anche marchi commerciali, nome del prodotto, design, immagine, immagini, località di produzione di un bene, software eccetera. Dovremmo riflettere seriamente sulle caratteristiche di questo infernale meccanismo che abbiamo creato. Gli storici economici sono concordi nel ritenere che la rivoluzione industriale fu possibile per la rapida diffusione, senza ostacoli, delle invenzioni e delle innovazioni che venivano create. Il sistema attuale, invece, produce monopoli, rendite, diseguaglianza, stagnazione.

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Visco: sarebbe un grave errore cancellare i debiti fiscali sotto i 5 mila euro

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Vincenzo Visco, Inpiu.net

Secondo notizie di stampa il Governo sarebbe intenzionato a cancellare tutte le cartelle esattoriali di ammontare inferiore ai 5.000 euro. Quello che viene prospettato appare quindi più come un condono che come una operazione di pulizia contabile. Quello che invece sarebbe necessario è una normativa che renda possibili procedure permanenti che possano consentire all’amministrazione di cancellare anno dopo anno i crediti inesigibili effettivamente esistenti e verificati, il che viene oggi impedito dalle normative amministrative, contabili, e della Corte dei Conti. Come spesso accade, si cerca di risolvere un problema reale con strumenti sbagliati e pericolosi.

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Visco: premi e lotterie, come rendere complicate anche le cose semplici

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Vincenzo Visco, Domani

Alcuni anni fa, quando idee che oggi fanno parte del senso comune apparivano avveniristiche, un rapporto del Centro studi Nens suggeriva di introdurre, oltre alla fatturazione elettronica, la trasmissione telematica dei corrispettivi (scontrini e documenti analoghi) direttamente all’Agenzia delle Entrate in modo da rendere impossibile la pratica, molto diffusa, di emettere gli scontrini e poi non dichiarare i ricavi relativi. Si suggeriva inoltre di abbinare a questa misura una apposita lotteria in modo da incentivare la richiesta di emissione di scontrini e ricevute, secondo l’esempio di altri paesi. Oggi la lotteria viene introdotta, parte a gennaio, ma la trasmissione telematica dei corrispettivi non è ancora diventata obbligatoria per tutti. Inoltre la lotteria è stata concepita in modo da rendere più difficile il raggiungimento degli obiettivi desiderati. Il governo Conte fa scelte in apparenza, e in teoria, giuste, ma le realizza in modo discutibile se non errato, limitandone così in modo considerevole la portata innovativa. 

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Visco: i grandi debiti non si rimborsano, è la storia che lo dice

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Vincenzo Visco, Il Sole 24 Ore

Sulle parole di Sassoli abbiamo assistito a una ennesima manifestazione di perbenismo europeista che prescinde dai dibattiti in corso e dall’intera storia dell’umanità nel corso dei millenni, che ha visto la sistematica contrapposizione tra creditori e debitori, e la sistematica richiesta, e le proposte, di “remissione” dei debiti da parte di uomini politici e autorità religiose. La realtà è che nell’intera storia dell’economia i grandi debiti, in un modo o nell’altro, non sono mai stati rimborsati. Quando i governi si sono trovati nella necessità di rientrare da situazioni di grande indebitamento (per esempio dopo la conclusione di una guerra) hanno fatto ricorso a numerosi strumenti e tecniche diverse. Sassoli, con la sua metafora, non ha fatto altro che manifestare la consapevolezza di un lungo dibattito e di una esigenza ormai condivisa a livello globale, come dimostrano anche le conclusioni del recente G20 e va quindi pienamente “assolto”. Per attuare questo tipo di interventi in Europa bisognerà superare inevitabili resistenze (ideologiche), ma anche il Recovery fund solo un anno fa sarebbe apparso come una proposta estemporanea, stravagante e inaccettabile. 

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Visco: il prelievo fiscale grava troppo sui lavoratori, serve una riforma

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Mauro Del Corno, ilfattoquotidiano.it

La mia proposta si inserisce in un più ampio ripensamento del sistema fiscale italiano che oggi e diventato una giungla di trattamenti particolari ed esenzioni, ottenute su pressioni delle varie lobby. Il primo punto è una trasformazione dell’Irpef in un’imposta progressiva sui soli redditi da lavoro. Accanto all’Irpef così riformata, andrebbe introdotta un’imposta personale progressiva sul patrimonio complessivo, mobiliare e immobiliare. Contemporaneamente dovrebbero essere soppresse tutte le altre imposte erariali che gravano su redditi di capitale e patrimonio, Imu compresa. Avremmo così un sistema basato su tre tipi di prelievo, di cui i primi due progressivi: Irpef, imposta patrimoniale e Iva sui consumi. La riforma andrebbe realizzata a parità di gettito ma quello che ne risulterebbe sarebbe un sistema fiscale più equo e armonico.

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Paladini e Visco: l’aliquota continua che salva il ceto medio

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Ruggero Paladini e Vincenzo Visco, Il Sole 24 Ore

Si è discusso nelle scorse settimane sul modo di intervenire a riformare la nostra imposta personale sul reddito, dividendosi tra i favorevoli all’ipotesi avanzata dal ministro Gualtieri di un prelievo effettuato in base a una funzione continua dell’aliquota media e i favorevoli al sistema attuale dell’imposta a scaglioni. I sostenitori di questa ultimo posizione hanno in particolare insistito sul fatto che l’imposta continua sarebbe poco trasparente in quanto occulterebbe le aliquote marginali. Una tabella dimostra come l’asserita trasparenza del sistema vigente sia del tutto inesistente.

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Guerra: i fondi del Recovery Fund per le attività di cura

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Manuela Perrone, Il Sole 24 Ore

Tra i settori beneficiari del Recovery Fund in Italia deve esserci assolutamente quello delle attività di cura: è questa la chiave, più che la detassazione o gli incentivi alla maternità, per riequilibrare dal punto di vista del genere la partecipazione al mercato del lavoro e colmare un gap insostenibile e sottrarre le donne alla schiavitù del lavoro non retribuito. La minore partecipazione delle donne non dipende da un fattore biologico. Dipende dal fatto che il lavoro di cura informale troppo spesso non è compatibile con la vita sociale e di lavoro. Sono perfettamente in linea con il movimento #halfofit, lanciato dall’eurodeputata verde tedesca Alexandra Geese: il Recovery Plan deve avere un’impostazione non cieca nei confronti delle problematiche di genere.

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Guerra: Sud, sgravi fiscali per dieci anni, servono più infrastrutture e servizi

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Luca Cifoni, Il Messaggero

La decontribuzione per le regioni meridionali durerà un decennio, ma da sola non basta: serve un’azione complessiva di medio periodo che incida sul ritardo delle infrastrutture, dei servizi pubblici, di tutti i fattori che continuano ad alimentare il divario tra Nord e Sud. L’orizzonte è decennale, perché come dicevo serve un’azione di medio periodo collegata alle altre azioni inserite nel piano. L’incentivo potrà essere decrescente, a mano a mano che le distanze si accorciano, dall’iniziale 30 per cento degli oneri contributivi a carico dei datori di lavoro. Stucchevole la polemica del Nord, con gli aiuti Covid hanno avuto di più perché lì ci sono più attività produttive e nessuno ha avuto niente da ridire.

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