“Un paese nel paese”: in ricordo del Partito comunista italiano

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Il 21 gennaio 1921, alle ore 10.30, i delegati della frazione comunista al XVII Congresso nazionale del Partito Socialista Italiano abbandonarono il Teatro Goldoni, al canto dell’Internazionale, per recarsi al Teatro San Marco per costituire ufficialmente il Partito Comunista d’Italia.

Si tratta di una data epocale per la storia del movimento operaio, poiché nasceva quel partito che sarebbe divenuto, nel corso del Novecento, il partito comunista più grande e più forte dell’Europa occidentale. E, in quella fredda mattina di 98 anni fa, si aprì così anche una nuova pagina politica per l’Italia e per le lotte di emancipazione democratica, sociale e civile del paese.

E’ senza dubbio indiscutibile il ruolo che il Partito comunista ha avuto nella vita politica italiana, a partire dalla formazione dei suoi gruppi dirigenti fino alla costruzione di un partito di massa e organizzato, capace di radicarsi nelle più articolate maglie del paese, in particolare nel mondo del lavoro, fra i giovani e gli intellettuali.

E ciò fu visibile già nei suoi primi anni di vita, quando dovette affrontare l’avanzata del fascismo, l’omicidio Matteotti, e la nascita della dittatura che vide la persecuzione politica degli oppositori: moltissimi antifascisti finirono in carcere o in confino, tra questi Antonio Gramsci, all’epoca deputato e segretario del partito. E fu proprio la lezione gramsciana che venne colta sin da subito dai quadri del partito, dapprima la sua tensione storica e l’imminente alleanza tra gli operai del Nord e i contadini del Sud (la “quistione meridionale”), poi nel dopoguerra, con la pubblicazione dei Quaderni, la critica all’età risorgimentale, l’idea dell’intellettuale collettivo, il concetto di egemonia culturale. Un sistema metodologico di analisi e di interpretazione della società che permise al PCI di cogliere gli elementi più avanzati e innovativi dell’evoluzione sociale e culturale del paese.

Il Partito comunista si fece così protagonista delle più importanti lotte del movimento operaio e contadino: dai conflitti nelle fabbriche alle occupazioni delle terre, dall’alfabetizzazione delle classi meno abbienti alla selezione e composizione dei quadri dirigenti. E’ stato un “paese nel paese”, come lo definiva Pier Paolo Pasolini, una comunità, oltre che un partito politico.

Va evidenziato il ruolo che il PCI  ebbe nella “guerra di liberazione” e nella Resistenza, così come nei lavori dell’Assemblea costituente e nella nascita della Repubblica democratica. E’ stato un partito che ha attraversato la seconda metà del Novecento mantenendo alta la guardia in difesa delle istituzioni democratiche, anche nelle fasi storiche più difficili, nelle quali sono stati tanti i tentativi di sovvertimento dell’ordine democratico (tentativi di golpe falliti, strategia della tensione e terrorismo), consolidando sempre, al contempo, la sua funzione popolare e reggendo costantemente all’orizzonte la prospettiva dell’edificazione di una società migliore, giusta, e di uomini e donne uguali: il socialismo.

E nonostante la spinta ideale del “Sol dell’avvenire”, il PCI seppe contribuire allo sviluppo di una cultura politica riformatrice, a partire dall’esperienza del governo locale, dentro la quale si snodò una capacità, quasi unica e esclusiva, di protagonismo delle autonomie locali, con la costruzione di percorsi moderni e innovativi nelle pratiche amministrative e nello sviluppo della coesione territoriale.

La Sinistra, oggi, deve mantenere viva la memoria storica del PCI, perché lo rivendica una parte importante della sua storia, lo pretende una parte importante delle sue radici, e poiché, come scriveva Pajetta, “la storia di un partito politico, se questo partito è vivo e se ha messo radici nella realtà del paese, non è soltanto la vicenda di un gruppo dirigente. La sua storia è la storia del paese stesso, vista da un determinato angolo visuale, vissuto in modo particolare. Quando poi una storia come quella che vogliamo raccontare è la fatica per nascere e affermarsi di un’avanguardia, ricordarla, ricercarne le vie di sviluppo e le cause vuole dire cercare di capire tutto quello che nella vita del paese c’è stato di progressivo”.

Salvatore Piconese

Sindaco di Uggiano La Chiesa e Coordinatore Provinciale di ArticoloUno Mdp Lecce