Un nuovo governo per fare un nuovo patto con l’Europa

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Attenzione. Mentre l’Italia si contorce nella sua crisi di sistema, l’economia europea potrebbe finire di nuovo nel gelo di una recessione senza uscita. Ce lo dice la Germania, ormai a crescita zero. L’Italia, ovviamente, non pervenuta.
Sarebbe il momento di riaprire una discussione autentica e senza sconti sul futuro dell’area Euro. Non ce la fa un’economia continentale dove gli investimenti sono fermi al palo e dove c’è una sfrenata competizione sul costo del lavoro al proprio interno.
In soldoni, significa altre decine di migliaia di disoccupati sul terreno, imprese che saltano in aria, banche che falliscono, una transizione tecnologica non governata e con un costo sociale altissimo. O c’è una svolta vera che chiuda la stagione dell’austerità oppure passeremo qualche brutto quarto d’ora.
L’Italia ha pagato già un prezzo enorme alla grande crisi del 2008 scatenata dai mutui subprime. Non ci siamo mai realmente ripresi e abbiamo bruciato un terzo del nostro apparato industriale. Ne è uscito un paese dove il lavoro è diventato sempre più povero, precario, politicamente e socialmente irrilevante.
Tutto questo però non trova spazio nel dibattito politico italiano. Nemmeno tra chi auspica – e io tra questi – una nuova maggioranza che governi il paese, buttando fuori la Lega dal Governo.
Ecco, il primo tema dovrebbe essere ricontrattare il patto europeo. Dire anche ai nostri partner: abbiamo bisogno di maggiore possibilità di far respirare l’economia.
La sinistra democratica americana scommette su un Green New Deal di mille miliardi di dollari. OCantieri per il trasporto su ferro, cantieri per la messa in sicurezza del territorio, cantieri per la transizione energetica, cantieri per riparare e riconvertire il costruito. Si può aprire un dibattito di questo tipo in Europa e in Italia? Se dovesse nascere un nuovo Governo, dal segno progressista ed europeista, andrebbe a chiedere questo a Bruxelles? A dire in faccia alla Merkel che, se davvero vuole evitare il baratro dei nazionalismi, bisogna far bere il cavallo, allargare i cordoni della borsa, fare davvero gli eurobond per gli investimenti?
Il passaggio stretto è questo. Il resto è solo cronaca.
La cronaca delle giravolte di Salvini che balla sul corpo stremato di un paese in crisi.

Arturo Scotto

Nato a Torre del Greco il 15 maggio 1978, militante e dirigente della Sinistra giovanile e dei Ds dal 1992, non aderisce al Pd e partecipa alla costruzione di Sinistra democratica; eletto la prima volta alla Camera a 27 anni nel 2006 con l'Ulivo, ex capogruppo di Sel alla Camera, cofondatore di Articolo 1. Laureato in Scienze politiche, ha tre figli.