Rosa Luxemburg, una donna e una socialista tra realismo e rivoluzione

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In questo periodo si susseguono una serie di anniversari che permettono di riflettere su una impostazione politica più prossima alle domande del presente. Come in un sapiente intreccio è possibile, in questo contesto di analisi, inserire il profilo politico di Rosa Luxemburg (uccisa il 15 gennaio di cent’anni fa) e tracciare una mappa delle sue possibili eredità di pensiero e azione politica. La sua azione racchiude la sintesi tra marxismo, attivismo nel periodo in cui le donne non erano ammesse al voto, avversità al riformismo e identità rivoluzionaria pur essendo critica nei riguardi di Lenin (rispetto al modello di organizzazione del partito troppo elitario). Rappresenta tuttora inoltre il sogno di coniugare socialismo e libertà.
Dopo una rivolta a cui Rosa si era opposta (considerandola velleitaria e condannata al fallimento) fu assassinata il 15 gennaio 1919 (da militari di destra) a Berlino in circostanze tuttora parzialmente oscure, nelle ultime fasi cruente dell’insurrezione comunista. Quattro giorni più tardi, le elezioni per l’Assemblea Nazionale inaugurarono la Repubblica di Weimar.
Nel 1916 Rosa, insieme a Karl Liebknecht, fu tra i fondatori dello Spartakusbund, il movimento spartachista che prendeva il nome da Spartaco, gladiatore e condottiero trace che capeggiò una rivolta di schiavi (nota come terza guerra servile) nell’impero romano. Karl era molto attivo nelle lotte parlamentari e di massa, rivendicando con passione ingiustizie e soprusi. Insieme, Rosa e Karl furono convinti promotori della critica della subalternità della socialdemocrazia alla politica di classe della borghesia prussiana e delle forme di repressione attuate contro le minoranze di opposizione. Alla fine, entrambi purtroppo divennero vittime del loro estremo tentativo di porre la minoranza spartachista alla testa della rivoluzione in Germania. A cento anni dalla scomparsa di queste due interessanti figure della loro eredità permane un bagaglio di idee e un metodo di ricerca che lo scorrere del tempo non ha reso fuori moda, soprattutto nell’azione per il raggiungimento di una società più giusta.
La Luxemburg recepì gli stimoli che provenivano dalla rivoluzione russa del 1917, della quale intuì efficacemente la natura di atto primo della rivoluzione mondiale e la base di una nuova Internazionale. Il tentativo era quello di inserire anche la Germania in un processo rivoluzionario continentale, attraverso una sintesi definibile come ‘realismo rivoluzionario’ – ossia rottura con ogni idea precedente di politica. Questo connubio traccia la sua politica. Riassumibile come critica verso i riformatori sociali che si concentrano esclusivamente sul miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori e verso coloro che lottano solo per la rivoluzione con il fine di raggiungere una futura migliore società. Giustamente, se una politica socialista non fa delle condizioni di vita della classe operaia il suo punto di partenza l’azione si inoltra in un campo che non le appartiene. La politica socialista necessita, pertanto, dell’impegno concreto per migliorare le condizioni di vita e della prospettiva di una società alternativa. In questo si concretizza l’unione tra realismo e prospettiva rivoluzionaria, perciò la politica diventa politica dal basso. Partendo dall’idea di dare ai lavoratori la possibilità di strutturare e governare la loro società. Questo rappresenta il punto di contatto con i nuovi movimenti sociali, e anche con quelli femministi.
Rosa, sviluppando ulteriormente il suo pensiero, proponeva di costruire una terza struttura (i consigli), come esercizio di potere dal basso, capace di mediare fra partito e movimento e di riappropriarsi della gestione della società. Rosa Luxemburg aveva fatto notare al gruppo dirigente bolscevico che la scomparsa delle classi non era fattore unificante delle opinioni. Inoltre, sosteneva che la soppressione delle libertà politiche non andava a colpire solo i nemici, ma aveva un micidiale effetto boomerang contro la classe che decide: causando sempre maggiore burocratizzazione.
Quindi, nella sua ottica era fondamentale giungere alla presa del potere avendo costruito prima organismi finalizzati alla gestione della società, non potendo essa essere tutta concentrata nelle mani del partito o dallo Stato.
Anche Antonio Gramsci riprese l’idea della Luxemburg, di dar vita a forme permanenti di democrazia organizzata, nei “Quaderni dal carcere”: come espressione di un potere che si sostituisce passo a passo a quello storicamente espropriato dallo Stato. Alcuni esempi concreti di questa formula organizzativa sono stati i consigli di fabbrica (organismi politici fuori dal quadro puramente sindacale).
La figura di Rosa (e il suo pensiero), dopo le alterne posizioni dovute alla Cold War, fu rivitalizzata grazie alla generazione del ’68 e ai movimenti femministi, diventando un simbolo per una terza via al socialismo tra il comunismo burocratizzato e il riformismo socialdemocratico.
Riflettiamo giunti a questa sponda di analisi, anche solo brevemente, sulle innumerevoli manifestazioni a livello globale racchiuse attualmente in un brevissimo lasso di tempo: i gilet gialli in Francia (a due mesi dall’inizio della protesta la partecipazione continua e il sostegno della popolazione resta intorno al 50%); a Budapest manifestazioni anti Orbán (manifestano scrittori, lavoratori, studenti,sindacati); a Mosca manifestazione di molti cartelli che denunciano il clima autoritario; Manifestazioni a Londra sulla scia della turbolenta situazione dovuta alla Brexit; Manifestazioni in Andalusia (#NiUnPasoAtrás) dove i diritti delle donne corrono il serio rischio di una retromarcia; le donne tornano in piazza in tutta l’America alle prese con un estenuante shutdown; dopo mesi di proteste i lavoratori e le lavoratrici del tessile ottengono un aumento salariare in Bangladesh; periodiche manifestazioni trasversali in Italia contro le decisioni del governo giallo-verde…
Sempre in questi giorni, ricorre il centenario della nascita del partito (Kdp, Kommunistische Partei Deutschlands) che Rosa avrebbe voluto chiamare ‘socialista’ e non ‘comunista’ per non appiattirsi sul modello bolscevico. Rosa Luxemburg è il simbolo che la Linke (il partito tedesco a sinistra della socialdemocrazia, Spd) ha eletto come faro di navigazione nel percorso politico, dedicandole anche la propria fondazione politico-culturale. In questo torno di tempo, inoltre, un’elaborazione autocritica della Spd sarebbe necessaria di fronte al consolidarsi della destra nazionalista di Alternative für Deutschland (AfD).
Oggi la tematica consiliare assume quindi forte attualità, proprio per affrontare la crisi in cui versa la democrazia rappresentativa a livello globale. Struttura organizzativa necessaria per dare una risposta positiva alle molteplici richieste di forme di democrazia diretta che animano a più livelli la società. Per evitare il richiamo sapientemente diffuso dalla democrazia digitale (degenerata nella sua forma semplificata del like e del cinguettio) e dare valore ad appropriate forme di partecipazione. Senza comprimere il ruolo dei partiti, e favorendo la messa in opera di strumenti proposti in prima battuta da Rosa Luxemburg e poi da Gramsci per impedire la loro piega autoreferenziale.
Rosa Luxemburg fu una pensatrice politica dalla forte personalità, suscitando l’ammirazione di molti pensatori tra cui il filosofo ungherese György Lukás, che considerava i suoi scritti opere fondamentali del marxismo moderno. Le sue critiche a Lenin (che nel 1907 la designò come delegata al Congresso dell’Internazionale di Stuttgart) e ai bolscevichi erano indubbiamente fondate, come ha dimostrato il procedere della storia.
La sua fine tragica (a soli 48 anni) ha sottratto anzitempo la sinistra europea di una voce originale e appassionante, rigenerandosi comunque in un simbolo di intenso interesse. Il pensiero di Rosa Luxemburg ha dato e potrà continuare a dare valide idee al movimento delle donne, poiché mette in primo piano l’auto-attivazione delle masse sfruttate, il loro auto-sviluppo a partire dalla propria esperienza, l’apprendimento dalla prassi collettiva, l’autoemancipazione ed elementi di azione dal quale far scaturire la forza di cambiare la società patriarcale.
‘Chi non si muove, non può rendersi conto delle proprie catene’, anche da una sua singola citazione traspare la ricerca di cambiamento, la passione per concretizzare nuove possibilità, la volontà di comprendere i rapporti di forza, la spinta a raggiungere un benessere diffuso (partendo dall’azione dal basso, per interrompere l’immobilismo), la solidarietà e la protezione. Elementi questi che se ben adattati all’attuale contesto possono fornire basi di pensiero per contrastare l’avanzata delle nuove destre e le variegate storture imposte dal turbocapitalismo.
Fosco Taccini

Pensatore innovativo e lettore onnivoro (a volte con sottofondo rock), scrive per riflettere in profondità e con creatività. Adora immergersi nella natura e nella politica per osservare e comprendere con attenzione ogni dettaglio. Social, grafica, Articolo 1, LeU.