Perché resistiamo alla cancel culture contro il popolo e la cultura russa

| Cultura

È ormai un mese che si combatte sul suolo ucraino, ogni giorno vediamo immagini raccapriccianti che ricordano a chi ha già vissuto la guerra quei drammatici momenti di quasi un secolo fa.  

Il filosofo napoletano Gian Battista Vico nel suo libro la “Scienza Nuova”  insegna la sua tesi sui corsi e ricorsi storici , ovvero suddivide i cicli della storia in tre età: degli dei, degli eroi e degli uominiNell’ultima età – quella sulla quale voglio concentrarmi – subentrano fenomeni degenerativi come la corruzione e la crisi, i quali a loro volta possono sfociare nella tirannide e nell’anarchia; una di queste parole ci porta a pensare a un Paese che si trova a est dell’Europa, lasciandoci andare in parallelismi che poco hanno di storico, in quanto è possibile una somiglianza fra epoche diverse, ma non la loro totale sovrapposizione. Questa premessa è fondamentale se vogliamo comprendere non soltanto la teoria di Vico, ma anche l’epoca che stiamo attraversando. 

Qualcuno faceva notare che anche Hitler ebbe estimatori illustri nel mondo come ad esempio il duca di Windsor (già Re Edoardo VIII d’Inghilterra) oppure Joseph Patrick “Joe” Kennedy Sr., padre dell’illustre presidente assassinato a Dallas nel 1963 e del senatore a cui toccò il medesimo destino del fratello a Los Angeles nel 1968. Di conseguenza non dobbiamo meravigliarci se anche in Italia Putin ha avuto degli estimatori, che di certo non possiamo giudicare di spicco se pensiamo alla caratura morale e politica degli stessi. 

Non v’era dubbio che Giorgia Meloni e Matteo Salvini potessero condividere le idee dell’uomo che ha teorizzato la democrazia autoritaria  dove il dispotismo coincide perfettamente con il populismo, fino a diventarne l’essenza, piuttosto mi preoccupa la loro visione del mondo e il fatto che al momento risultino essere primi nei sondaggi. 

Allo stesso tempo però non posso condividere il crescente rigurgito anti russo nei confronti di un popolo che da un ventennio è succube di un’autocrazia che ne calpesta la dignità in nome dell’imperialismo. 

Dallo scoppio della guerra si è posta una questione, una domanda volta a banalizzare e politicizzare un tema ben più complesso dello stare con Putin o con la NATO, bensì si è fomentata una profonda censura a tutto ciò che fosse di provenienza russa; ad esempio lo scorso due marzo, l’università Bicocca di Milano aveva deciso di cancellare un corso sul grande autore russo Fëdor Dostoevskij, salvo poi tornare sui suoi passi a seguito delle polemiche scaturite dalla decisione. 

Allo stesso modo il quattro marzo il famoso long drink Moscow Mule, veniva rinominato Kiev Mule; la cosiddetta “cancel culture”, ovvero la profonda opera di revisionismo storico che mira appunto a cancellare una parte stessa della realtà. In sostanza sembra quasi che si stia procedendo attraverso un costante oscuramento di tutto ciò che proviene dalla Russia. 

Tutto ciò avviene in nome dello sfrenato etnocentrismo occidentale, ovvero il ritenere la propria cultura superiore alle altre: nel nostro caso – volendo fare un’iperbole – riteniamo che tutto ciò che proviene da noi, la nostra cultura, le nostre istituzioni e forse i nostri sentimenti sono migliori. 

In questa concezione delle cose vi è un ragionamento di certo fallace ove mancano due considerazioni: 

  1. in un mondo completamente globalizzato tutto viene influenzato da ciò che accade, pertanto è folle immaginare che l’Occidente non abbia alcuna responsabilità sulla deriva autoritaria della Russia;
  2. dall’inizio della guerra ad oggi più di 20.000 cittadini dissenzienti sono stati arrestati, tanto da spingere il Cremlino a una stretta sull’informazione. 

Tutto questo deve insegnarci che non dobbiamo confondere il popolo con l’autocrate e in più in generale la cultura di un Paese con i propri governanti, perché i popoli oppressi non hanno differenze, sono sempre vittime di un sistema ingiusto e iniquo. 

I cittadini russi pagano le sanzioni in nome di una guerra che non volevano, del resto anche Liliana Segre in un commento su Repubblica ci ha tenuto a ribadire che il sostegno al popolo ucraino non deve sfociare nell’inimicizia verso quello russo. Perle di saggezza verso chi cerca di dividere il mondo in pro Zelensky (che censura le opposizioni democratiche) e in putiniani. 

Bisogna imparare a comprendere che il dissenso, anche se non manifestato, è pur sempre dissenso.

Francesco Miragliuolo

Ventiquattro anni, studia storia presso l'Università degli studi di Napoli Federico II, dove ricopre anche la carica di Consigliere di Dipartimento per l'Unione degli Universitari. Già rappresentante della Consulta Provinciale degli studenti di Napoli, ha contribuito all'istituzione della Commissione Pari opportunità e integrazione.