Pace fiscale? È il solito condono della destra, manifesto di un’Italia furba

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Quando tocchi il tasto del condono fiscale getti la maschera. La verginità l’hai persa e non la recuperi più. Puoi “impupazzarla” quanto vuoi, puoi chiamarla pace fiscale, puoi minacciare le manette agli evasori in futuro: tutte cazzate. Stai dicendo a milioni di italiani: non pagare le tasse, tanto lo stato ti perdona sempre.

E’ la ricetta della destra in tutto il mondo: ai poveri un po’ di caramelle, ai ricchi sgravi fiscale e libertà di evadere. Ed è la solita vecchia borghesia italica che pensa che lo Stato sia il proprio giardino di casa. Dove alla fine fa sempre i porci comodi suoi, soffiando sull’antipolitica per smontare l’autorevolezza delle istituzioni. Larga parte dell’establishement che oggi fa le fusa ai nuovi potenti ha sempre avuto un tratto distintivo: l’allergia alla democrazia.

E dunque uno stupido, antiquato, pietoso rigurgito anticomunista che spinge a sostenere sia gli improvvisati qualunquisti sia i fascisti in doppio petto. Ricordiamocelo per domani: questo condono è il manifesto dell’Italia come la vogliono quelli che hanno sempre comandato. Furba.

Arturo Scotto

Nato a Torre del Greco il 15 maggio 1978, militante e dirigente della Sinistra giovanile e dei Ds dal 1992, non aderisce al Pd e partecipa alla costruzione di Sinistra democratica; eletto la prima volta alla Camera a 27 anni nel 2006 con l'Ulivo, ex capogruppo di Sel alla Camera, cofondatore di Articolo 1. Laureato in Scienze politiche, ha tre figli.