No al trasformismo, sì alla chiarezza. Tredici punti necessari per la sinistra unita

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Tredici punti per la Sinistra unita. Troppi? Ma necessari per scuotere i cuori e provare a cambiare l’Europa.
Il presidente del Pd è sceso In piazza con lo spudorato desiderio di voler difendere tutto quello che lo scorso governo aveva saputo fare in 5 anni. Caro “miracolato” Orfini vediamo di riassumere cosa avete fatto:
– la responsabilità storica di aver cancellato l’ultimo Statuto dei Lavoratori;
– aver votato la cosiddetta buona scuola;
– aver voluto una legge elettorale pessima, votata poi a colpi di fiducia;
– una riforma costituzionale che ha diviso il Paese;
– essersi ricordato dei poveri all’ultimo e solo per propaganda propria.
Il Pd non mi ha mai convinto e mai l’ho votato. Ma mi sarei aspettato una consapevole e responsabile autocritica. Invece solo una grande presunzione! Ora qualcuno dice che “il simbolo non è un dogma”. Il punto è che il dogma sono i “globuli del renzismo” che oramai scorrono nelle vene di un’esperienza politica, a mio modo di vedere, nata male, andata avanti peggio ma comunque ora consegnata definitivamente alla storia. Si parla però di Listone per ingaggiare la battaglia contro i populismi (peraltro molto popolari fra la gente comune arrabbiata e stanca di subire).
Non si può pensare, in nome della paura per le destre (molti non hanno purtroppo questa percezione!), di far tornare dalla tua parte milioni di persone che pensano oramai che la Sinistra, anche nella sua idea di Europa, è la responsabile del peggioramento delle loro condizioni. Non si può guardare agli ultimi anni con superficialità, dando vita a un riposizionamento e trasformismo evidenti e indigesti.
Se vogliamo ridare un senso all’idea di Europa si deve spiegare ai lavoratori, e in generale a tutti i cittadini, che cosa può fare per noi la UE: concretezza, convenienza. Oggi, specialmente nel Mezzogiorno non puoi proporre un’opzione politica che non sia in grado di sfamare e di soddisfare il bisogno di sviluppo occupazionale e di benessere che sta divorando il nostro territorio. Le condizioni hanno incattivito la gente comune al punto di consegnarsi ai demagoghi e dispensatori di illusioni.
Occorre perciò ora finalmente sapere chi vuole quanto segue per la durissima partita #UE2019:
1. ridurre l’orario di lavoro a parità di salario come chiave per riorganizzare la società e redistribuire lavoro;
2. ripristinare lo statuto dei lavoratori, estendendolo a tutti con i diritti universali;
3. tassare le grandi ricchezze con una patrimoniale per fare una grande operazione di redistribuzione (“chi ha di più deve dare di più”!);
4. investire (3% del PIL?) in innovazione tecnologica e ricerca applicata;
5. ripensare il ruolo dello Stato innovatore/imprenditore che non ripiani solo situazioni debitorie ma sostenga l’impresa per iniziative di interesse e vasta ricaduta sociale;
6. avviare un grande piano di investimenti pubblici su ambiente e territorio, che sia fuori dal computo del deficit previsto da UE;
7. mettere fine al Fiscal Compact e riformare radicalmente ruolo del Parlamento, della Commissione, della BCE;
8. contrastare a livello europeo il dumping salariale, le delocalizzazioni selvagge, le esternalizzazioni che producono frammentazione del lavoro e insicurezza del posto di lavoro;
9. affrontare la migrazione con solidarietà e costi europei (Frontex rivista);
10. favorire una maggiore partecipazione attiva dei cittadini ma senza rinnegare la democrazia rappresentativa e liberale (evitiamo dittatura delle minoranze dubbie!);
11. lanciare un piano di istruzione e cultura su cui il nostro Paese è in forte ritardo per una sorta di analfabetismo di ritorno;
12. avviare e stabilire il welfare universale pagato da tutti in maniera giusta, equa e progressiva;
13. dare finalmente al Paese una politica industriale con scelte chiare e coraggiose, poiché la ricchezza ed il lavoro vanno creati con l’economia reale, non finanziaria.
Se si apre una discussione su questi punti almeno, ovvero dare vita a un nuovo e moderno modello socio-economico, non ci saranno problemi di confronto aperto con tutti, senza preclusioni. Tutto ciò che si allontana dalla politica sincera e si concentra sulle alchimie, è un inutile e ci “porterebbe a sbattere”. E il governo giallo-verde sentitamente ringrazierà.
Se poi si dovesse pensare che possa bastare un semplice maquillage per risistemare il “fondo schiena” sulle seggiole, la delusione sarà dirompente….fate pure. Io non ci sto.
Rosario Muto

Laureato in Ingegneria Elettrotecnica c/o Politecnico di Napoli. Lavora nel Settore Aeronautico di Leonardo-Finmeccanica c/o Stabilimento di Pomigliano d’Arco (NA). Si interessa di Business Development & Program Management nell’ambito delle nuove iniziative industriali. Autore di studi su “Programmazione Industriale nell’area metropolitana di Napoli tra suggestione e realtà”. Esperienze maturate anche nelle Istituzioni Locali. In segreteria regionale Articolo Uno Campania con deleghe su Lavoro, Sviluppo, Politiche Industriali.