Fenomenologia di Casalino, il governo del finto cambiamento

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Di Rocco Casalino quello che mi inquieta è l’esibizionismo. La politica, l’essere politici, in Italia è purtroppo da molto tempo associato a fin troppi onori, e fin troppo pochi oneri. Una situazione che fa leva sulle parti più ignobili degli esseri umani, senza dubbio alcuno. E la colpa è anche del silenzio che accompagna questo status da sempre.

Tanti soldi, tanti aiuti, tanto potere. In cambio di poco o niente.

Sono tanti, tanti anni che la politica non aiuta il popolo. Questo perché la politica, in Italia, copre di onori soltanto perché la si fa, e non per come la si fa. Come si dovrebbe fare: con sacrificio, abnegazione, rinunce da parte di chi la fa. Non si possono chiedere sacrifici al popolo mangiando alla mensa dei re.

Ma in questo momento, quello che mi inquieta particolarmente è che la misura si è ormai persa.

Rocco Casalino.

Avere un portavoce del primo ministro che in pochi mesi si è fatto decisamente vedere più lui stesso del primo ministro di cui dovrebbe portare la voce è un fatto già grave di per sé. Evidentemente questo personaggio ha ben ragione di sentirsi su un piedistallo abbastanza alto e sicuro per poter fare politica con modi e linguaggio da clan. Specialmente in questioni che evidentemente non si comprendono.

Il ministero dell’Economia ha il dovere di cercare di preservare il Paese da un deficit ancora più grave di quello che ha. Rocco Casalino non ci sta, e nella beata arroganza preferisce insultare l’intero ministero per evitare di vedere un fatto semplice: le promesse si fanno con quanto si ha, non con quanto non si ha.

Se si mente, arrivando a fare profferte economiche quando va bene senza coperture (reddito di cittadinanza) e quando va male palesemente inique (flat tax), ad un certo punto i nodi verranno al pettine. E mandare il paese in debito, ancora di più, non è una guerra politica.

Solo buon senso.

Ma evidentemente chi non la pensa così, per dirla con il competente Casalino, è un pezzo di merda. Perché, e cito Di Maio testualmente, “un ministro serio i soldi li deve trovare”. Il verbo trovare, è quello che inquieta. Dà a tutto quell’aria di tragicomica casualità, che mi fa chiedere, esattamente, se ci sia una direzione insieme prevista e plausibile, o se siamo allo sbando.

Modi duri e uscite da sceriffo, fatte quando si ha il potere in mano, non portano nulla, ma rivelano molto sulla compostezza intellettuale e sull’integrità di chi le proferisce. Ma questo è uno stile diffuso ultimamente. Ad un certo punto, quando per troppo tempo questo modo di porsi non avrà portato a nulla, ci si comincerà a rendere conto che le trombonate non si sostituiscono alla serietà. E allora si potrà davvero cambiare, rispetto agli ultimi vent’anni interi, e ai mesi che sono passati in questo sofferto 2018.

Gabriele Grosso

Lavoratore millennial, classe 1990. Project Manager e Operations Specialist per Talent Garden. Metà vita a Milano, metà a Napoli, e una spolverata di Veneto. Sempre amato capire come le cose funzionano, dagli atomi alla politica. Fanatico dell’azione, convinto che una sola parola, al posto e nel momento giusto, possa cambiare tutto.