Europa e federalismo: quello che dovremo cambiare dopo il virus

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Tra “tutto sarà come prima” e “niente tornerà come prima” ci sono vie di mezzo, scenari che oggi ancora non riusciamo a vedere, ma che toccheranno sicuramente il nostro modo di vivere e in mezzo tra il prima e il dopo c’è lui, la “bestia”: il virus che ci sta assediando.

Già nell’immediatezza della crisi globale partita nel 2007/2008 c’era chi giustamente affermava che il capitalismo selvaggio e lo strapotere finanziario stavano mostrando il proprio fallimento come sistema; da allora la forbice della diseguaglianza si è allargata a dismisura mentre sono cresciuti i sovranismi e i nazionalismi di ritorno che ne hanno ulteriormente acuito le conseguenze.

Sono ormai quasi quindici anni che i muri e i fili spinati oltre che ai confini nazionali sono eretti all’interno delle singole comunità dove la divisione non è più soltanto tra capitale e lavoro, ma tra ricchi e poveri e dove nelle fasce di povertà viene sospinta una massa sempre più ingente di cittadinanza mentre si assottiglia e si fortifica la schiera dei ricchi, dei “signori” della finanza.

L’Europa scricchiola sotto la spinta del virus e si scopre non in grado di rappresentare una comunità, priva di una guida capace di affrontare le emergenze, seppure del tutto eccezionali come quella che stiamo vivendo, scopre di aver messo in posti chiave personaggi assolutamente non all’altezza del compito che sarebbero chiamati a svolgere, riscopre gli egoismi nazionali e la mancanza di una visione a lungo respiro che la sottragga finalmente al solito e ormai logoro monetarismo, che la spinga ad assumere uno spettro ben più ampio di valori.

Oggi di fronte alla drammatica realtà del virus sappiamo da dove sarà assolutamente necessario ripartire, da quello che diciamo da tempo, da una serrata critica costruttiva al sistema capitalistico, dalla necessità di rimettere al centro le condizioni di vita e di lavoro, dalla necessità di universalità vera e compiuta del welfare.

La definizione accademica di economia è “sfruttamento organizzato delle risorse per il soddisfacimento dei bisogni umani”: ecco, rimettiamo al centro i bisogni umani coniugandoli con la compatibilità ambientale, con lo sfruttamento intelligente e lungimirante delle risorse e riportando il lavoro al suo ruolo centrale e irrinunciabile.

Nel nostro Paese, passata questa sfibrante fase, speriamo in un tempo non troppo lungo, si dovrà per forza rimettere mano a un sistema di poteri di Governo che come dimostra questa emergenza anziché essere fattori di assemblaggio comune sono aggrovigliati in una selva di sovrapposizioni nella quale giocano i personaggi che, incapaci di avere cultura di governo, continuano come niente fosse nella loro eterna propaganda senza prendersi responsabilità alcuna, rimpallandosi le responsabilità e giocando irresponsabilmente con la vita dei cittadini e delle cittadine.

Passata questa fase non ci si potrà sottrarre dal rivedere alcuni aspetti dell’attuale architettura istituzionale, che ha dimostrato di non essere in grado di garantire sull’intero territorio nazionale le necessarie garanzie, di non faticare a tessere una strategia comune, di fiaccare e intaccare il ruolo guida che il Governo nazionale deve avere.

Non si potrà non tornare sulle modifiche del titolo IV della Costituzione che hanno portato di fatto a uno sgangherato “federalismo” , ci si dovrà ritornare per ripristinare una governabilità messa in continua discussione e attaccata da più fronti, modifiche attraverso le quali è riuscito a passare il disegno del profitto prima di tutto come dimostra lo stato del sistema sanitario che seppur ancora rappresenti un’eccellenza del Paese ha subito tagli e vere e proprie discriminazioni territoriali e all’interno dei singoli territori.

Se vogliamo costruire un domani per il “dopo” rimettiamo assolutamente al centro “i bisogni umani”.

 

 

Giampaolo Pietra

Nato il 1/10/1955, fondatore di Articolo Uno a Sesto San Giovanni, membro della segreteria metropolitana di Milano. Membro del comitato di presidenza dell'Anpi cittadino.