Ecologia e socialismo per un vero e concreto cambiamento della sinistra

| Articolo Uno
C’è nuova effervescenza a sinistra, grazie al socialismo nella versione neo ed eco. Oltre la metà degli under 30 negli Usa ha un’opinione positiva del socialismo. Infatti, per fronteggiare un populismo muscolare, nel Partito Democratico a stelle e strisce conquista sempre maggiori spazi una sinistra socialista che si prefigge un profondo cambiamento dell’economia e della società a favore di sempre maggiori strati popolari. Grazie a Bernie Sanders, e tanti altri esponenti del partito dell’asinello riferirsi apertamente al socialismo democratico non è più un tabu, e rappresenta una vera svolta politica e culturale che donerà buoni frutti nei prossimi anni.
Oggi, a richiedere un cambiamento profondo della società (e di un’analisi critica della situazione non più insostenibile) sono masse sempre più estese di persone (molti giovani, solo per fare un esempio: #FridaysForFuture), determinate a lottare anche per un ideale di ecosocialismo in cui le tematiche sono: giustizia, ambiente, redistribuzione della ricchezza, lavoro, eguaglianza, migliore qualità della vita. Perciò, non si avrà mai una ripresa della sinistra senza fare proprie tutte queste istanze diffusamente sentite.
Serve, indubbiamente, avviare un percorso ben definito e una discussione politica aperta.
L’istanza socialista, di uguaglianza sociale, di organizzare in maniera diversa sistemi produttivi e istituzioni, si propone con intensità crescente unita con la preservazione degli equilibri ecologici, per garantire alle generazioni future migliori condizioni di vita. Possiamo parlare, perciò, di istanza ecosocialista che unisce due mondi complementari. Dunque, ecologia e socialismo: un connubio oggi essenziale e anche naturale. Infatti, non può perdurare una società umana senza essere sostenibile, giusta, e con un forte grado di consapevolezza, istruzione e partecipazione.
Allo stesso tempo, raccogliendo il monito che proviene da tantissime piazze di tutto il mondo, nessuna uguaglianza sociale ci potrà essere in futuro, se si compromettono gli equilibri ecologici globali.
Se approfondiamo la riflessione, possiamo notare che anche i teorici marxisti avevano rilevato la contraddizione ecologica del sistema capitalistico, affermando che il “capitale”, quando ha sfruttato ogni cosa, entra in crisi di sovrapproduzione. E, tra l’altro, in una fase di esaurimento ecologico (quale quella che stiamo vivendo) l’ultima risorsa del sistema capitalistico è quello della forma della guerra.
La risorsa principale diventa l’ecosocialismo, che nella sua analisi individua le cause dell’attuale crisi ecologica nel comportamento distruttivo del modo di produzione (finanz-turbo)capitalista e come soluzione propone un modo di produzione più sostenibile e alternativo. L’ecosocialismo identifica nella ricerca selvaggia del profitto la fonte di due problemi (unendoli nella soluzione) come la degradazione ambientale e le ingiustizie sociali.
La conversione ecologica, è in sintesi una conversione al socialismo.
Un nuovo modello green di produzione, che prevede il passaggio dalla generazione intensiva e accentrata dell’energia al risparmio energetico con relativa generazione locale attraverso micro interventi e a bassa intensità di profitto. Questa trasformazione produce posti di lavoro, specializzazione e incentivazione all’istruzione e alla ricerca. Dai sistemi di trasformazione delle materie prime in prodotti standardizzati (usa e getta) finalizzati a bisogni indotti e consumistici, alle economie circolari, basate su: riuso, riciclo, e prodotti fatti pensati per soddisfare le necessità reali. Il focalizzarsi sulle reali esigenze dei singoli, dei territori, delle comunità, rende obsoleta la logica dei grandi profitti, e soprattutto delle esternalizzazioni della produzione sulla collettività.
L’idea dell’ecosocialismo, come critica della attuale società e orizzonte concreto di cambiamento in direzione dell’eguaglianza e del buon vivere, è il punto di partenza e di riconnessione della sinistra progressista e inclusiva.
Prendendo in esame quando avvenuto pochi giorni fa emerge che la destra unita ha vinto anche in Basilicata (come nelle ultime tornate elettorali), e il centro-sinistra guadagna consensi e diventa la seconda forza. Si ripropone, pertanto, una tendenza che riposiziona lo scontro politico tra destra e sinistra. Quindi, adesso è il momento di avere una visione sul futuro chiara per tornare a vincere mediante idee forti e altamente caratterizzanti rispetto alla destra; inserendo punti programmatici che rispecchiano le richieste diffusamente avvertite (in tutti gli strati della società e anche dai giovanissimi) di ecosocialismo per riconnettersi con la società attuale e proporre soluzioni vincenti.
In questo contesto variegato deve emerge la voglia di ricostruzione della sinistra fatta di energia e desiderio di partecipazione. Aspetti da saper interpretare anche per l’appuntamento elettorale del 26 maggio sia per le elezioni amministrative che per quelle europee.
L’Europa di oggi fatta di populismi avanzanti e cocktail mal miscelati di austerity può ritrovare la sua rotta ripartendo anche dal progetto di Altiero Spinelli, che aveva immaginato un’Europa diversa: “La rivoluzione europea, per rispondere alle nostre esigenze, dovrà essere socialista, cioè dovrà proporsi la emancipazione delle classi lavoratrici e la creazione per esse di condizioni più umane di vita.” Il Manifesto di Ventotene, infatti, rappresenta ancora il documento fondamentale per la promozione dell’unità europea: Spinelli, uno dei padri fondatori dell’Unione Europea, delineò l’unione come un organismo federale, con un parlamento e un governo democratico dotato di poteri reali.
A sessanta  giorni dalle elezioni, alcuni partiti di ispirazione nazional-populista minacciano l’esistenza della Ue. La competizione elettorale si svolgerà su nuove dimensioni molto nette: l’opposizione fra popolo ed élite e quella fra chiusura e apertura, collegata agli aspetti della globalizzazione e dell’integrazione.
È necessario affrontare la sfida dell’adeguamento progettuale politico anche in riferimento alla quarta rivoluzione tecnologia, alle trasformazioni delle economie e della società europea ricostruendo ponti con tutte le cittadine e cittadini europei.
Le Istituzioni dell’Unione Europea, nel quadro delle libertà fondamentali, della diversità culturale e del diritto dovrebbero garantire il rispetto e assicurare la tutela dei beni comuni (che sono universali, e appartengono a tutti).
I beni comuni, per loro natura, appartengono alla collettività; e devono rientrare in questa fattispecie anche la cultura, l’istruzione e la salute per tendere a un miglioramento diffuso.
In un contesto di crisi un approccio corretto ai beni comuni rappresenta un opportunità di costruire un nuovo progetto fondamentale per la società europea. Esso stesso incentrato sulla partecipazione, il godimento dei diritti fondamentali e l’arricchimento culturale, morale e intellettuale massivo.
Per rispondere alle sfide economiche, sociali e ambientali le istituzioni europee dovrebbero adottare un indirizzo progressista volto ad assicurare la gestione e la protezione dei beni comuni.
Fosco Taccini

Pensatore innovativo e lettore onnivoro (a volte con sottofondo rock), scrive per riflettere in profondità e con creatività. Adora immergersi nella natura e nella politica per osservare e comprendere con attenzione ogni dettaglio. Social, grafica, Articolo 1, LeU.