Dopo il virus, la riconversione del teatro. Il caso Carignano

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Premessa: in merito all’opportunità o meno di riaprire i teatri, che non ha affatto messo tutti d’accordo, mi riservo di capirne di più prossimamente e, ammesso che vi riesca, di ritornare sulla questione.

Certo è che le norme imposte dall’emergenza non sono attuabili in tutti gli spazi e inevitabilmente qualcuno ne esce penalizzato.

Pubblico ridotto, protetto, distanziato. Programmazione mirata, pochi artisti sul palco, tanti monologhi e quindi, va da sé, tanti artisti disoccupati.

I teatri nazionali e i festival più foraggiati e griffati hanno optato per cartelloni di ripiego puntando su nomi di richiamo mutuati non necessariamente dal teatro di prosa (un nome per tutti, Monica Bellucci sarà a Spoleto, il 28 agosto, con un omaggio a Maria Callas) o ripensando la messa in scena in modo da renderla fruibile anche su piattaforme virtuali.

È il caso, per esempio, dello Stabile di Torino diretto da Valerio Binasco che dice espressamente che alcuni testi sono “fin dall’inizio affrontati come se dovessero già essere filmati”. Nello specifico si tratta di Molly Sweeney di Brian Friel, Blackbird di David Harrower e Dialogo di Natalia Ginzburg, la cui regia è affidata a tre registi cinematografici e video: Irene Dionisio, Michele Di Mauro (in realtà attore e regista teatrale di lungo corso che recentemente si è anche prodotto nella realizzazione di video) e Dario Aita. Tre esperimenti che vanno sotto il nome di Claustrofilia, frutto dell’esplicito sforzo di fare di necessità virtù.

Torino offre una stagione estiva da un teatro Carignano allestito ad hoc, aperto da mattina a notte, con la platea riconfigurata a 200 posti. Summer plays, 16 titoli per un totale di 100 repliche di cui 90 autoproduzioni dal 15 giugno al 13 settembre.

La rassegna, fieramente giocata in casa, molto attinge al repertorio torinese, passato e recente, e vede nomi come Laura Curino, Eugenio Allegri, Filippo Dini, Jurij Ferrini, Irene Ivaldi, Sara Bertelà, Orietta Notari ed è codiretta da Binasco insieme a Valter Malosti, direttore artistico del TPE (Teatro Piemonte Europa), entrambi registi dei primi due spettacoli in cartellone (e non solo).

L’apertura, il 15, è stata con L’intervista di Natalia Ginzburg, presente in gran parte del cartellone, in scena fino a domenica 21, di cui Binasco è regista e interprete, con Arianna Scommegna e Giordana Faggiano. Un testo già affrontato qualche anno fa insieme a Maria Paiato, ma qui riproposto secondo nuove acquisizioni e sviluppi emotivi, in cui lo humor lascia il posto alla malinconia – dice in conferenza stampa via etere – È cambiato il mondo, io non ho più la stessa età e capisco meglio lo sguardo malinconico sul passare del tempo che è il protagonista occulto di questo testo. Prima l’approccio era stato più pop, giocoso, ora è più serio”.

A ruota, dal 23 al 28 giugno, l’omaggio di Malosti a Federico Fellini nel centenario della nascita con Giulietta, un monologo “ambientato in un piccolo circo dall’atmosfera felliniana” nell’adattamento di Vitaliano Trevisan, interpretato da Roberta Caronia. È un privilegio tornare in scena con questo debutto, soprattutto in questi tempi – dice l’attrice -. Giulietta è una creatura pura, sente gli spiriti e si fa guidare da essi. Vive  un grande amore che la fa soffrire e cerca la verità. Amo questa piccola donna piena di sfumature. Lo spettacolo è come una giostra con tutti i personaggi che la abitano. A me il compito di animarli”.

Altro centenario è quello di Aldo Nicolaj, prolifico autore molto amato anche all’estero, e molto tradotto, di cui segnalo in grande anticipo i due monologhi Sali e tabacchi e Zie e piccioni messi in scena da Irene Ivaldi, regista e interprete, dal 28 al 30 agosto.

Alessandra Bernocco

Giornalista, laureata in filosofia, ama scrivere e cucinare. Da sempre appassionata di teatro, ha insegnato storia del teatro e collaborato come critico a vari periodici tra cui Avvenimenti, Europa, L’unità.tv, Multiversi, Dramma e Oltrecultura. Per Robin Edizioni ha pubblicato il suo primo romanzo, Suite Bohémien. Si sfoga sul suo blog, Verba manent.