Immigrazione, accoglienza, integrazione, cittadinanza: contributo del Piemonte

Piemonte

Attraverso una quotidiana campagna di comunicazione propagandistica e distorsiva, il
governo in carica ha esplicitamente sostanziato il tanto decantato “cambiamento” sulla
pelle di chi, provenendo da condizioni di profonda sofferenza e povertà, cerca condizioni di
vita migliori per sé e per le proprie famiglie nel nostro Paese e nel nostro continente.
Sappiamo però che la semplice constatazione del problema politico non basta:
percepiamo la drammatica diffusione di un sentimento di rassegnazione, il crescente
prevalere di forme di “indifferenza”, anche nei confronti della vita umana, che ledono i
fondamenti della convivenza civile e che consolidano l’egemonia politica e culturale di
nuove forze nazionalistiche. Si tratta di situazioni già sperimentate in passato,
potenzialmente foriere di conseguenze drammatiche.
Oggi più che mai è doveroso non rassegnarsi ad un ruolo subalterno rispetto a forze
apertamente xenofobe, che sfruttano condizioni di disagio sociale ed economico di larghi
strati della società italiana ed europea.
Non è nostro compito assecondare né mitigare il racconto delle destre, che riducono le
sfide epocali di integrazione e di convivenza scaturite dai fenomeni migratori
univocamente a questioni di sicurezza ed a problemi di ordine pubblico, conducendo il
Paese verso forme di intolleranza e di criminalizzazione degli stranieri e delle persone
immigrate per ragioni puramente propagandistiche.
Siamo chiamati, al contrario, a fare un salto di qualità giusto e coraggioso: è
indispensabile affermare la necessità di difendere gli individui, siano essi italiani o
stranieri, da fenomeni di violenza, di sfruttamento e di prevaricazione.
Rispetto a questo tema la nostra posizione è netta e si indirizza verso un efficace piano di
contrasto alle varie forme di criminalità diffuse sul nostro territorio, a partire dalla malavita
organizzata, che rappresenta un pesante macigno sulla strada dell’affermazione dei diritti
e delle libertà fondamentali dei cittadini italiani e stranieri.
Ma una vera forza socialista non può dirsi tale se pone in contrasto il legittimo e
comprensibile bisogno di sicurezza con la costruzione di una società aperta e
multiculturale, impegnata, in un quadro sovranazionale ed europeo, nella conversione
delle migrazioni (anche in ragione del loro carattere strutturale) da fenomeni problematici e
complessi ad opportunità di sviluppo culturale, economico e sociale. La nostra battaglia
politica di opposizione nelle istituzioni e nel Paese, nelle piazze e nelle scuole, sui temi
dell’accoglienza, dell’integrazione e della cittadinanza, può in tal senso essere il punto di
svolta di un rinnovato impegno di ricostruzione della sinistra in questo Paese ed in Europa.

Occorre, quindi, elaborare contenuti e proposte nel contesto di una rafforzata
collaborazione con le più avanzate forze della sinistra europea (senza la quale ogni
successo, in questo ambito, può risultare velleitario), aprendo un grande dibattito pubblico
tra militanti, simpatizzanti, rappresentanti di associazioni e di corpi intermedi.
Possiamo e dobbiamo vincere questa sfida, ma dobbiamo volerlo.
Per farlo, è necessario anzitutto investire risorse ed energie in una seria attività di
progettazione di un nuovo modello sociale e di cittadinanza: dobbiamo cioè interpretare le
contraddizioni e le paure derivate dalle migrazioni nell’ambito di una più grande questione
sociale e culturale del nostro tempo, sapendo riconoscere nelle profonde disuguaglianze
economiche e di opportunità che dividono il nostro Paese una delle principali cause di
quell’ingiustificato risentimento popolare verso l’immigrato ed il diverso che alimenta il
vasto consenso di cui gode l’attuale maggioranza parlamentare e che porta alla
drammatica guerra dei “penultimi” contro gli “ultimi”.
A questo assurdo conflitto è nostro compito opporre un modello sociale di protezione che
riconosca effettivamente ed a tutti, come indicato nella nostra Costituzione, l’accesso al
lavoro, alla casa, all’istruzione ed alla sanità, ovvero a quei servizi universali che
qualificano le condizioni di cittadinanza all’interno di una democrazia compiuta e che
consentono di prosciugare le fonti di odi ingiustificati e di respingere il messaggio
discriminatorio.
In tal senso l’organizzazione di sistemi di accoglienza dignitosi e la messa in campo di
processi di integrazione efficaci, in molti casi già positivamente adottati sul territorio
nazionale, sono strumenti irrinunciabili che possono e devono avere come punto di
approdo la piena acquisizione di diritti e di doveri, vale a dire di una giusta e compiuta
cittadinanza.
Al centro della nostra proposta deve essere anzitutto l’obiettivo di realizzare un’opportuna
ed equilibrata gestione dei flussi migratori, prevedendo e favorendo canali regolari di
ingresso, attraverso una nuova legge sull’immigrazione che sostituisca la legge Bossi-Fini.
In sede europea, è necessario concentrare ogni sforzo verso un’adeguata riforma del
trattato di Dublino, con l’obiettivo di creare un sistema comune di asilo basato sui principi
di solidarietà e di equa condivisione delle responsabilità tra i paesi membri che sono alla
base dell’unione e dei trattati europei.
Al tempo stesso è doveroso contrastare in modo chiaro e netto l’orientamento politico
nazionale ed europeo che punta a concentrare risorse via via crescenti verso strumenti
militari di controllo delle frontiere esterne in accordo con i principi definiti dalla road map di
Bratislava ed a diminuire i fondi per l’accoglienza e per le forme di cooperazione volte allo
sviluppo democratico dei Paesi terzi.
A tale proposito, occorrerebbe, invece, procedere attraverso una conversione dei costi
attualmente destinati agli strumenti militari in spesa sociale, finalizzata allo sviluppo di
servizi alla persone, di sostegno alle categorie svantaggiate, di investimenti su ambiti
pubblici e di attuazione di politiche finalizzate all’integrazione dei migranti, considerati
come soggetti sociali responsabili, autonomi e produttivi. Questa trasformazione può
avvenire attraverso un rinnovato sostegno al terzo settore ed al volontariato, del cui
straordinario operato occorre tornare a riconoscere l’importanza e la dignità (soggetti,
invece, oggi pesantemente colpiti dalla riduzione di risorse necessarie per garantire
sistemi di accoglienza dignitosi), ed un rifinanziamento significativo degli Enti locali per le attività sociali, di accoglienza e sviluppo di comunità, in risposta ai tagli dei trasferimenti
operati negli ultimi anni.
Proponiamo di contrastare con maggiore forza e di rendere chiaramente evidenti,
attraverso una mobilitazione permanente dei nostri iscritti, gli effetti del DL sicurezza che
reputiamo lesivi della dignità umana. Bisogna cioè denunciare con forza i casi di mancato
riconoscimento della protezione ai richiedenti asilo, per effetto della cancellazione della
protezione umanitaria, e la riduzione dei fondi per l’accoglienza (alle associazioni e ai
Comuni, per esempio, della rete SPRAR), che determina conseguenze negative sui
percorsi di tutela umanitaria.
Ma la nostra non può e non deve limitarsi ad essere una semplice, ancorché sacrosanta,
attività di testimonianza. Occorre porsi nuovi obiettivi ed iniziare da subito a costruire la
società di domani attraverso il riconoscimento di tutele e di diritti fondamentali ancora non
previsti nel nostro Paese. Tra questi, l’affermazione di nuove norme per l’ottenimento della
cittadinanza va posta come sfida decisiva per combattere condizioni di paura e di
emarginazione nelle nostre comunità.
Si pensi, ad esempio, a quelle centinaia di migliaia di persone immigrate, soggiornanti
regolarmente, che lavorano in Italia ormai da svariati decenni, alle quali non sono
riconosciuti i contributi regolarmente versati al sistema pensionistico pubblico italiano e
che sono ancora private del più elementare dei diritti, quello di voto. O, ancora, si rifletta
sulla necessità di garantire una piena e giusta inclusione ad un milione di bambini e
ragazzi che studiano nelle nostre scuole e nelle nostre università e che sono considerati
ancora stranieri pur essendo nati e cresciuti nel nostro Paese. Come richiamato nella
proposta di legge da noi sostenuta a favore del riconoscimento del principio dello “ius soli”,
l’acquisizione della cittadinanza non può costituire una sorta di privilegio da elargire
discrezionalmente e a seguito di un tortuoso percorso burocratico, ma deve essere
acquisita – con maggiore facilità, regole certe, procedure chiare e tempi accettabili – quale
strumento essenziale di un’effettiva e piena integrazione nell’adempimento di doveri e
nella fruizione di diritti.
Chiediamo infine al soggetto politico nascente, che si propone di ricostruire una vera e
popolare forza di sinistra in questo Paese, di fare della nuova organizzazione un presidio
democratico capace di chiamare a raccolta energie e risorse dei militanti, dei simpatizzanti
e del vasto settore civico ed associativo nella fase di partecipazione attiva e di
elaborazione politica sui temi dell’immigrazione e della cittadinanza.
Questo “mondo” può e deve ritrovare nella nostra forza organizzata e nella nostra capacità
di mobilitazione un solido e credibile punto di riferimento a difesa delle fasce più deboli e
più esposte agli effetti diretti di campagne discriminatorie e di politiche regressive.