Web tax, Melilla: I colossi del web devono pagare le tasse

Dal 2013 cerchiamo di introdurre una norma che consenta di far pagare le tasse anche ai colossi del web. Secondo le stime, l’imponibile complessivo che sfugge alle tasse è di 32 miliardi ogni anno e a seconda dell’intensità della norma, si può prevedere un’entrata da 1 a 5 miliardi di euro. Si tratta di entrate importanti che possono essere utilizzate per combattere le disuguaglianze e favorire una politica di solidarietà. Già nella prossima “manovrina”, il Parlamento potrebbe introdurre questa norma di ragionevolezza ed equità fiscale.

Lo dichiara Gianni Melilla, capogruppo di Articolo 1 – Movimento Democratico e Progressista in commissione bilancio a Montecitorio.

Le multinazionali dell’economia digitale, da Airbnb a Booking, da Amazon a Flixibus, prosegue Melilla, devono decidere di essere anche italiane, come ha fatto recentemente Google che ha patteggiato con il fisco italiano il pagamento di 306 milioni di euro di tasse.

I colossi del web, continua il deputato di Mdp, devono riconoscere la loro stabile organizzazione in Italia ed evitare di scegliersi paradisi fiscali di comodo come da anni fa la Apple con la complicità del governo irlandese. Così pagherebbero il dovuto di IVA e IRES come tutti i loro concorrenti italiani.

Articolo 1 – Mdp, annuncia Gianni Melilla, ha presentato un emendamento specifico per la web tax e appoggerà la posizione del Presidente della commissione Bilancio alla Camera, Francesco Boccia, da tempo impegnato con noi su questo tema e sinora bloccato dai veti incredibili di Renzi, schierato dalla parte delle multinazionali dell’economia digitale.

E’ la volta buona, conclude Gianni Melilla, possiamo farcela a introdurre finalmente nella legislazione italiana la web tax, anche in forma transitoria, in attesa di una normativa chiara a livello europeo.