Intervista di Pier Luigi Bersani a Radio radicale
La partita Ue: Per il governo l’elezione di David Sassoli alla presidenza del parlamento europeo è l’eterogenesi dei fini… Ma al netto di questa buona notizia, dei complimenti e degli auguri di buon lavoro a Sassoli, la sostanza per l’Italia è: ti metti con Visegrad e porti a casa niente. Adesso avremo un commissario che andrà a reggere il moccolo all’asse franco tedesco, da cui noi siamo fuori. Perché oggi in Europa se parli di socialisti parli di Sanchez e Spagna, se parli di liberali parli di Macron e Francia, se parli di popolari parli di Merkel e Germania: e questi tre paesi e questi tre partiti stanno facendo sostanzialmente quello che vogliono, pur ovviamente con qualche contraddizione tra loro. C’è una cosa più preoccupante: si è fatto un passo indietro nel processo democratico dell’Europa. Con tutti i buoni auguri, abbiamo alla presidenza della commissione una persona che non è neanche stata eletta al parlamento europeo, quindi prevale la logica degli stati e proprio nel momento in cui gli stati sono su posizioni centrifughe.
L'”assoluzione” per l’Italia: Avevo sempre detto che l’Ue ci penserà diecimila volte prima di mettere sotto procedura sul debito – mai fatta – un paese grande come l’Italia; tanto più l’antica commissione, mentre tra poco ci sarà la nuova. Ma rimane il problema nostro. L’abbiamo scampata per il 2019 raccogliendo un po’ qui e là, ma il 2020 è lì che incombe. E anche non ci fosse l’Europa, noi italiani dobbiamo metterci in testa che il debito ce l’abbiamo, e ci paghiamo 65 miliardi di interessi l’anno, una cifra uguale a quella che spendiamo per la scuola, e la paghiamo a tassi tripli già adesso rispetto al Portogallo e alla Spagna. C’è modo di abbassarlo questo debito, dobbiamo porci il problema di farlo, Europa o non Europa. Non si può andare avanti con promesse a vanvera.
La manovra: Da racimolare ce n’è, pensiamo alla fatturazione elettronica che è l’unico dato strutturale in miglioramento. Il problema è che le misure di cuin parla il governo sono una tantum: ma non possiamo avere spese permanenti ed entrate occasionali. Immaginare la flat tax in questo momento non sta né in cielo né in terra, non solo per l’ingiustizia di un meccanismo regressivo, cioè progressivo a rovescio, ma perché si perde gettito in modo enorme, mentre c’è da pensare al tema dell’Iva. Io vedo un problema che tutto sommato gira attorno ai 40 miliardi, ho visto che hanno scritto a Moscovici che ci saranno riorganizzazioni fiscali e spending review… Sono molto molto scettico sul fatto che il governo sappia lontanamente come fare ad affrontare l’autunno.
I dossier Atlantia e Ilva: Su entrambi questi problemi, se si mette rigore e anche buonsenso una strada c’è. Sul tema delle autostrade bisogna rivedere, e l’autorità sta intervenendo, i sistemi tariffari e i meccanismi di concessione. Il resto lo deve far la magistratura: a colpi di revoca sì o no, ci tiriamo avanti questa storia per vent’anni. Così come a colpi di tutela legale sì o no: il punto è tutela legale come? E’ evidente che deve essere dimensionata precisamente alla procedura, all’oggetto, ai tempi del risanamento: non puoi imputare ad Arcelor Mittal una cosa che ha fatto un altro né dimensionare una tutela legale all’universo mondo. Sfugge a chi governa che non sono pagati per fare gli agit prop, ma per governare: è ora che stiano in bottega e non vadano in giro a fare comizi, tweet e talk show. Qui non c’è serietà sufficiente sui temi di governo, e rischiamo di pagarlo caro.
Draghi: Ora lo hanno capito tutti in Europa, è stato determinante e io dico che ci ha salvato la pelle. La Lagarde non mi pare una figura fuori asse rispetto a quella linea, sulla quale Draghi ha pronunciato anche una specie di indicazione sul futuro. Speriamo, perché Draghi oltre ad avere una linea giusta ha avuto anche la competenza e la personalità per imporsi in un contesto dove i pareri erano molto discordi e i contrari erano molto autorevoli. Lui li ha domati: vedremo. Certo ci fosse ancora lui sarebbe meglio.