Il quadro che si va definendo in vista delle elezioni europee è, in realtà, meno caotico di come lo rappresentano alcuni articoli dei giornali.
Tramontata l’improbabile idea di Calenda di un indistinto listone ‘anti-sovranista’, che si sarebbe risolta in un autogol prima elettorale e poi politico (con gli eletti che si sarebbero immediatamente divisi in tre-quattro diversi gruppi europei), le forze si stanno organizzando in relazione alle appartenenze europee, come è giusto che sia in questo tipo di elezione.
+Europa, che è probabilmente la formazione politica italiana con il programma più liberista in assoluto, ha confermato l’intenzione di presentare una lista collegata al gruppo dei Liberali europei, che nella prossima legislatura si allargherà anche al movimento di Macron. Sarebbe quello anche l’approdo naturale di Calenda, se desse un senso razionale al suo percorso politico, anziché continuare ad agitarsi immaginando di passare da Confindustria alla leadership di tutta la sinistra.
I Verdi e Italia in Comune di Pizzarotti stanno lavorando a una lista collegata al gruppo dei Verdi europei, con un impianto in cui l’ispirazione eco-liberale sembra prevalere su quella eco-socialista, come testimonia il fatto che hanno individuato in +Europa il loro interlocutore privilegiato.
Rifondazione Comunista, Sinistra Italiana e forse anche Potere al Popolo, anche dopo il ritiro di De Magistris dalla competizione, pesano di costruire il cartello della sinistra antagonista, che troverebbe nel gruppo europeo della GUE il suo sbocco naturale.
In questo quadro, è evidente come sia necessario lavorare non a un indistinto fronte progressista o europeista, ma a una lista unitaria delle forze e delle personalità pronte a riconoscersi in un progetto di rilancio del socialismo europeo e a lavorare a una rigenerazione del PSE, su una linea di critica e di trasformazione della politica economica e degli assetti istituzionali europei.
Questo è il senso della proposta che come Articolo Uno rivolgiamo al neo-segretario del Pd Nicola Zingaretti, a partire da una piattaforma ecosocialista e da un europeismo di nuovo conio, socialista e costituzionale, che per il suo impianto è chiaramente distinto dall’europeismo liberal-liberista alla Macron.
Se il Pd, per ragioni politiche, tattiche o programmatiche, riterrà non percorribile una scelta di unità delle forze riconducibili al PSE, la mia opinione è che Articolo Uno debba presentare in autonomia alle elezioni europee la sua proposta eco-socialista, aggregando le energie che vogliono lavorare a una rigenerazione del socialismo europeo che guardi ai modelli di Sanders e di Corbyn e alle esperienze di governo di Spagna e Portogallo, non a Macron e alla continuità con gli errori degli anni scorsi.
Su un progetto riconoscibile, in grado di indicare una collocazione chiara nel prossimo Parlamento europeo, e su una lista che non sia l’ennesimo accrocchio elettorale destinato a scomporsi dopo il voto, c’è la possibilità di dare rappresentanza a una parte significativa di elettorato che vuole tornare a crederci (come indica anche la partecipazione alle primarie del Pd di tanti che non sono stati elettori di quel partito), ma che non è più disponibile a dare deleghe in bianco e chiede coerenza e coraggio su una linea di innovazione programmatica e chiarezza politica.
Lo scrive su Facebook Alfredo D’Attorre.