“Da mesi migliaia di militanti che hanno fatto campagna elettorale per Liberi e Uguali attendono di capire se l’impegno di trasformare la lista in un soggetto politico sarà rispettato”. Lo scrive su Facebook Alfredo D’Attorre di Liberi e Uguali.
“Ci sono alcuni esponenti di Leu – prosegue D’Attorre -, penso ad esempio a Laura Boldrini ed Enrico Rossi, che ritengono sia giusto costruire una lista ‘anti-sovranista’ assieme al Pd. Altri, come Nicola Fratoianni e diversi compagni del gruppo dirigente di Sinistra Italiana, che invece pensano che occorra costruire un cartello della sinistra antagonista assieme a Rifondazione Comunista e magari, se disponibile, a De Magistris, in cui ogni componente partecipa ma non si scioglie. Sono posizioni che rispetto ma non condivido. Sono convinto che anche la maggioranza degli elettori e dei militanti che hanno sostenuto Leu alle elezioni non voglia andare né con il Pd, né nel cartello della sinistra antagonista con Rifondazione Comunista. Ma soprattutto penso che ci siano tanti elettori, che non hanno votato Leu alle elezioni per il suo deficit di chiarezza e di rinnovamento nella proposta politica, che si aspettano che alle europee sia in campo un soggetto rinnovato e autonomo, di segno ecologista e socialista”.
“Un soggetto che, ad esempio, per il suo profilo – sottolinea D’Attorre nel Post – possa riferirsi a Corbyn un po’ più credibilmente di quanto abbia fatto Leu alle ultime elezioni politiche.
A questo punto, chi vuole iniziare a lavorare in vista delle europee con il Pd o con Rifondazione Comunista è giusto che lo faccia. È altrettanto giusto, però, che chi vuole lavorare a un progetto nuovo e autonomo sia messo nella condizione di farlo, anche magari rinunciando al nome di Leu se non c’è l’intesa di tutti i soggetti fondatori. È giunto il tempo della chiarezza e del cambiamento, dopo una sconfitta molto dura”.
“Nei prossimi giorni occorre un’iniziativa coraggiosa, decisa e aperta per avviare, sulla base del principio una testa un voto, il processo democratico necessario per costruire questa novità di cui la politica italiana ha bisogno”, conclude D’Attorre.