Sindacati: Epifani, supponenza del governo su manifestazione apre solco col paese

Politica

Come le grandi manifestazioni sindacali, anche quella di sabato a Roma ha avuto un tema centrale di carattere sociale e un significato politico.
I temi della protesta nascono dall’insoddisfazione per le scelte di politica economica del governo di fronte a una caduta della produzione industriale e produttiva.
Il Governo non ha voluto comprendere i segnali di rallentamento dell’economia interni e internazionali e, invece di proporre una manovra anticiclica basata sugli investimenti, ha contribuito con le proprie incertezze ad accentuare la spinta recessiva.
Lo spread, le imprese che sospendono gli investimenti, i ritardi sulle infrastrutture, hanno avuto come conseguenza, nei periodi a cavallo dell’anno, di gelare crescita e consumi.
Il risvolto politico della protesta è altrettanto chiaro.
Il sindacato non accetta di non essere considerato come soggetto di rappresentanza e si oppone a una deriva totalitaria nel metodo di governo dove l’autosufficienza si accompagna a scelte discutibili nel merito e negli effetti sociali.
Le proposte su pensioni e reddito di cittadinanza vanno bene come obiettivi, ma non sono in grado da sole né di rappresentare uno stimolo allo sviluppo né di affrontare correttamente il tema della povertà e quello delle conseguenze della riforma Fornero.
Con la legge del Governo restano infatti escluse o sottovalutate proprio le fasce di povertà che stanno crescendo, quelle dei minori poveri e le famiglie povere con tanti minori.
Sulle pensioni si procede anticipando il pensionamento per un triennio dei lavoratori con storie contributive piene, quando oggi il problema più acuto è quello delle persone anziane con pochi contributi per le difficoltà della loro vita lavorativa e tra queste le donne.
Lo stesso pensionamento anticipato dei dipendenti pubblici ha un senso se questo favorisse il turnover per aprire l’occupazione ai giovani, ma il blocco delle assunzioni fino alla fine dell’anno non solo ne contraddice il senso, ma porterà molte amministrazioni a richiamare al lavoro con contratti di collaborazione proprio i lavoratori che sceglieranno di andare prima in pensione.
Le reazioni del Governo alla partecipazione e alla riuscita della manifestazione di Roma vanno dalla supponenza all’attacco scomposto.
Figuriamoci se questa maggioranza che è capace di litigare con tutti, Paesi esteri ed istituzioni terze di garanzia, può provare a capire le sacrosante ragioni della protesta.
Ma così facendo apre un altro solco con una parte importante del Paese e finirà per perdere ulteriormente consenso e credibilità.