«Papa Francesco continua ad indicare con coraggio una strada per il futuro dell’umanità.
Una sinistra che vuole ispirarsi al socialismo e porsi la questione del destino dell’uomo deve necessariamente tenere conto del pensiero del papa e dialogare con esso».
Lo ha scritto questa mattina Enrico Rossi, presidente della Toscana e fondatore di Articolo Uno – Movimento democratico e progressista.
«Aiutare lo sviluppo dei paesi più poveri e incrementare una cooperazione equa e solidale – scrive Rossi – è necessario, ma non possiamo pensare che basti e che non ci sia anche un obbligo di accoglienza e integrazione, anche come dovere morale. L’immigrazione può e deve essere regolata e resa legale sottraendola alla criminalità, ma il dovere di accoglienza non può venire meno perché è costitutivo di una visione umana e solidale verso chi soffre e chi è debole. Negare questo tratto della nostra cultura da parte della politica, o anche semplicemente metterlo in questione e dubitarne, è un errore da cui dobbiamo guardarci, soprattutto se abbiamo a cuore gli ideali di eguaglianza e libertà».
«Il G20 – prosegue il fondatore di Articolo Uno – è una riunione delle grandi potenze finanziarie ed economiche del mondo. Sono escluse le nazioni più povere, la grande parte del mondo. È evidente che di fronte ad un ritorno delle grandi nazioni e del loro ruolo sullo scenario internazionale gli organismi internazionali più rappresentativi hanno perso forza o vengono apertamente messi sul banco degli accusati. La sinistra non può rinunciare ad impegnarsi perché le organizzazioni internazionali delle nazioni tornino ad avere un peso sempre più importante nell’era della globalizzazione».
«Nessuna battaglia per i diritti, per i lavoratori, per la parte più debole della società e anche per l’accoglienza e l’integrazione degli immigrati – conclude il presidente della Toscana – può svolgersi se non nella dimensione dell’Europa. Ce lo dice Papa Francesco e lo si può leggere compiutamente anche nel Manifesto di Ventotene. La novità di Francesco è che, diversamente dal passato, non si mettono in primo piano le radici cristiane dell’Europa come una pregiudiziale. In questo modo il messaggio diventa più universale, parla a credenti e non credenti che sono alla ricerca di ciò che può unire umanesimi diversi, che hanno a cuore il destino dell’uomo».