Sintesi dell’intervista di Pierluigi Bersani a Radio Radicale
Dopo l’intervento in Aula del presidente Conte che valutazioni può fare?
Sono rimasto abbastanza allibito, anche se ormai non c’è da stupirsi di niente. Se Conte andrà a fare delle controdeduzioni all’Europa così come ce le ha raccontate oggi, non sarà l’avvocato degli italiani, sarà l’avvocato della causa persa. Alla fine c’è il tentativo di annidarsi dentro la complessità delle procedure, l’invocazione ad andare lentamente e la giaculatoria delle cose dette e risapute che non hanno convinto nessuno: né l’Europa né i mercati e credo neanche l’opinione pubblica internazionale e italiana e chi dovrebbe comprarsi i buoni di stato. C’è un solo larvatissimo cenno a possibili rimodulazioni nella discussione sulla legge di stabilità…
Ecco, che vuol dire?
Nel film “Amici miei” c’era quella famosa frase, che adesso non ripeto per rispetto agli ascoltatori… Non vuole dire niente.
Supercazzola?
Ecco lo ha detto lei. Tuttavia, può lasciare anche intendere il fatto che magari, come spero, dietro a parole che vogliono salvare la faccia ci possa essere qualche correzione più di sostanza, più convincente. Ci credo poco, ma noi ci proveremo perché così si va a sbattere.
I tempi lunghi della procedura di infrazione, la mediazione nel consiglio europeo possono essere un vantaggio o uno svantaggio?
Dico una cosa che può apparire davvero in controtendenza: credo che i mercati non ci stiano massacrando oltre un certo limite perché pensano che l’Europa sia in condizione di domarci un po’. Quindi non so se dobbiamo sperare che l’Europa sia blanda e lasca o sperare che faccia valere – naturalmente con ragionevolezza – le sue ragioni. Perché se si desse l’impressione che l’Europa se ne frega e noi facciamo quel che vogliamo, comincio a temere che potremmo avere un contraccolpo molto serio. Dopodiché uno spread a 300 punti mediamente fa un cento punti di crescita degli interessi su mutui e obbligazioni: questo, ci dice l’Istat, vale il -7 sul pil. Già stiamo predicando un 1,5 di crescita che non sta né in cielo né in terra: uno spread così alto dimezza quel dato, tanto per dirne una. Ma soprattutto io penso che non si stia discutendo abbastanza del fatto di fondo: abbiamo un ripiegamento della produzione industriale, credo in relazione con quello che sta avvenendo in Germania e con l’ondata protezionistica. Col segno meno per uno o due trimestri nell’industria, va in recessione il sistema. Di questo nessuno parla, e non capisco perché. Mi auguro si riesca, nelle prossime settimane, a fare una correzione più profonda, lontanissima dal niente che abbiamo ascoltato oggi.
Pensa che Tria e Savona potranno incidere in questa discussione, visti i retroscena e le dichiarazioni interpretabili di questi giorni?
Faccio fatica a interrogare la sfera di cristallo… Preferisco dire secondo me cosa si dovrebbe fare. Sento, anche oggi, questa – solo verbale e non di sostanza – sottolineatura sugli investimenti: bene. Abbassiamo un po’ le previsioni di crescita, giochiamoci il deficit sugli investimenti rendendoli effettivi ed esigibili – e qualche idea ce l’ho, a cominciare da una serie di interventi micro sul territorio, cioè riabilitando le centrali di appalto delle province, unica cosa che può far partire domani mattina del lavoro. Poi effettivamente noi abbiamo un tema sociale che giustamente i 5 Stelle chiamano lavoro e povertà; ma avere ammucchiato queste due cose renderà ingestibile lo strumento del reddito di cittadinanza. Separiamole. Il lavoro si fa con gli investimenti; aggiustiamo quelli che una volta si chiamavano uffici di collocamento e ora centri per l’impiego, perché sostanzialmente non ci sono. E sulla povertà diciamo all’Europa: abbiamo 5 milioni di poveri dopo la crisi: lasciateci un po’ fare qualcosa per questo. Bisogna chiedere una solidarietà all’ultra ricchezza per compensare l’ultra povertà, dimostrando all’Europa che non mettiamo tutto in deficit, mettiamo in deficit quello che ci serve per il futuro: allora fai un ragionamento che i mercati e l’Europa possono capire. Non è questione di 2,4 o 2,5 o 2,3: è il senso di quello che fai che si deve capire. Noi proporremo queste cose nella discussione sul bilancio, spostare sugli investimenti, chiedere solidarietà anche transitoriamente a chi ha guadagnato negli anni della crisi, abbassare un po’, rendendole realistiche, le previsioni di crescita e ridiscutere con l’Europa che, sono sicurissimo, preferirebbe non rompere. Infine: dov’è che questo governo ha sbagliato tutto? Il fatto è che non puoi scrivere le letterine e dire sia chiaro che voglio stare nel condominio, e sia altrettanto chiaro che non voglio rispettare le regole del condominio. Non c’è coerenza in questo. Allora si capisce di più dire: usciamo dall’euro, e meno male che non arrivano a questo, però avrebbe una coerenza. Bisogna correggere assolutamente questa linea, o ci mettiamo nei guai. E i guai saranno questi: che coloro che predicano sempre contro l’austerità ci riporteranno all’austerità.