Legge elettorale: Migliavacca, otto fiducie per prossimo governo Pd-Ala-Forza Italia

Politica

Tre voti di fiducia alla Camera, cinque al Senato. Una violenta compressione del ruolo del Parlamento senza precedenti nella storia italiana. Mai un Governo e una maggioranza sono giunti a tanto dal 1861 ad oggi, sotto la Repubblica o sotto la Monarchia: ben otto voti di fiducia, tra Camera e Senato, sulla legge elettorale, pur di non far votare alcun emendamento. De Gasperi mise la fiducia dopo molte settimane di ostruzionismo. Non dopo cinque ore di discussione come è avvenuto ieri. Un atto di forza che nasconde una debolezza. La paura del voto segreto dei parlamentari della stessa maggioranza.

Voi, che avete voluto questo strappo, continuate a picconare le regole della democrazia parlamentare senza avere la forza o la capacità di costruirne di nuove con il consenso necessario. State creando, in nome della prevalenza del governo sul Parlamento, dell’urgenza sulla normalità, una costituzione materiale che non trova riscontro nei principi della Costituzione scritta. Procedendo così contribuite a una crisi della Repubblica senza uno sbocco chiaro se non una deriva incerta e pericolosa. Un esempio: d’ora in poi una maggioranza qualsiasi potrà cambiare la legge elettorale, a pochi mesi del voto, in base alle convenienze del momento, a colpi di fiducia. Per fare cosa poi? Per varare una legge elettorale che non può produrre una maggioranza scelta dagli elettori, che taglia la rappresentanza e che porterà a una pioggia di nominati. Una legge che man mano svelerà i suoi effetti allargherà il solco tra cittadini e Istituzioni.

Ci sono i collegi e ci sono le coalizioni. Ma i collegi sono solo un correttivo limitato all’impianto proporzionale. E le coalizioni sono coalizioni bugiarde. Sono solo apparentamenti elettorali per avere più eletti, senza l’obbligo di un programma e di un leader condivisi. Un escamotage che contiene già all’origine il germe della loro dissoluzione. Come ha documentato sul Sole 24 il Prof. D’Alimonte questa legge non è in grado di produrre una maggioranza scelta dagli elettori. Sento leader politici dire in televisione: dateci il 40% e avremo la maggioranza. È un miraggio. È un sogno.

Persino col 40% dei seggi nel proporzionale, per raggiungere i 316 seggi della maggioranza alla Camera, una coalizione dovrebbe conquistare il 70% dei collegi maggioritari. Un obiettivo impossibile da raggiungere in un sistema multipolare. Le cose non cambierebbero neppure con una percentuale più alta, stratosferica. Col 45% dei seggi nel proporzionale bisognerebbe conquistare il 65% dei collegi maggioritari. Scenari che hanno le stesse probabilità di realizzarsi di una invasione dei marziani nelle prossime ore.

Non è un’opinione, è un semplice calcolo matematico che chiunque può fare. Le coalizioni sono solo uno specchio per le allodole. Il giorno dopo il voto si dovrà andare a un governo di intese più o meno larghe, probabilmente disarticolando le coalizioni che si sono presentate agli elettori. Questa è la sostanza vera dell’accordo politico che sorregge la legge elettorale. Un governo PD-Forza Italia (oggi abbiamo sentito Ala) con una sola variabile: la presenza o meno della Lega. La stessa maggioranza che si è formata su questa legge. L’effetto sarà una disillusione di molti elettori e un ulteriore colpo alla credibilità della politica.

Se non si voleva o non si poteva andare verso un sistema veramente maggioritario, magari col doppio turno di collegio come in Francia, era meglio allora fare un’operazione verità con gli elettori. Scegliere un sistema proporzionale corretto con una soglia del 5%, e fare una cosa trasparente. Favorire un voto consapevole degli elettori e non far balenare le coalizioni per fare un’altra cosa. Non è detto che gli esiti per la governabilità sarebbero stati peggiori. Cosi, invece, non avremo una maggioranza eletta e avremo più frammentazione.

Ma non finisce qui. La elezione dei parlamentari si fonda su un sistema a strascico. Se un elettore vota solo il candidato nel collegio uninominale, il suo voto viene assegnato pro quota ai partiti della coalizione. Anche se non voleva, anche se non si sarebbe mai sognato di votare un partito appartenente a quella coalizione. Una grave limitazione della libertà dei cittadini. Una violazione dell’Art. 48 della Costituzione che parla di voto personale, eguale e libero. Non a caso, tutti i sistemi elettorali misti hanno il voto disgiunto. In questa legge no. E solo per rafforzare i partiti che sono in coalizione e il meccanismo dei nominati. Anche il voto alle liste dei candidati nella parte proporzionale, disegna un legame molto incerto tra elettori ed eletti perché la scelta degli eletti è affidata a un meccanismo tortuoso, nazionale e regionale. Altra storia in Spagna dove si vota su listini corti in circoscrizioni piccole. Tutto questo allargherà ancora di più il solco tra cittadini e Istituzioni.

Ma, si dice: non c’erano alternative. Non è vero. Non è vero. Se non si voleva o poteva ritornare a un sistema maggioritario; si poteva ricominciare dal modello tedesco. Si poteva lavorare sulle soglie e i premi per armonizzare i sistemi scaturiti dalle sentenze della Corte Costituzionale. Si poteva perfino lavorare su questo modello, per allargare gli spazi di libertà degli elettori. Invece no, si è perso tempo ed ora il patto non si tocca. Questa non è responsabilità. È solo un calcolo arrogante delle convenienze. Questo sistema elettorale sembra un abito fatto su misura del centrodestra. Minimizza le differenze e massimizza i seggi.

Meno evidenti le ragioni dell’altro contraente del patto, il PD. Il governo comunque? Il cosiddetto voto utile? Come se le elezioni nazionali e locali non avessero già mostrato che il richiamo al voto utile si è molto indebolito. Vedremo: non sarebbe la prima volta che calcoli presuntuosi si dimostrano sbagliati. È un errore. Non va bene, comunque, che si faccia una legge elettorale, a poche mesi del voto, contro qualcuno, contro coloro che non si coalizzano.

Noi di Mdp avevamo chiesto di discutere la legge elettorale. La risposta sono state 5 fiducie, un macigno deliberatamente messo dal PD. Questa legge elettorale, segnerà un passaggio d’epoca nella politica italiana. Viene meno il sogno di una Repubblica che restituisce lo scettro agli elettori. Dopo il Mattarellum, dopo che la Corte costituzionale ha modificato la legge del 2005 e l’Italicum, per ragioni che erano già state ampiamente denunciate in questa Aula; avremo una legge elettorale che, in premessa, non come stato di necessità; è incapace di produrre una maggioranza di governo. Una legge che sbandiera le coalizioni solo per finta.

Avremo elettori che non potranno scegliere direttamente gli eletti. Tutti ingredienti che fanno prevedere un ulteriore scollamento tra cittadini e istituzioni. Una responsabilità che lasciamo ad altri, alla maggioranza che nasce oggi. E che fa oggi le prove generali per il suo domani.

Il no di MDP è un no fermo e convinto.

(Intervento in Aula)