Governo: Bersani, Italia isolata in Europa esito di una politica dissennata

Politica

Intervista di Pier Luigi Bersani a Radio radicale

Conte al Parlamento europeo, l’isolamento dell’Italia: ieri è stata una brutta giornata per l’Italia: l’aula vuota, il presidente del consiglio sbeffeggiato, con qualche eccesso, secondo me, di maleducazione. È emerso in modo plastico il dramma dell’isolamento del paese, che procede da tempo e comincia ad avere ricadute su cui non vedo i riflettori, ma che invece sono determinanti. Negli ultimi quindici giorni sono state prese due decisioni, sostanzialmente tra Francia e Germania, che non solo tagliano fuori l’Italia ma nella prospettiva la possono danneggiare. La prima è stato l’accordo franco-tedesco per il nuovo caccia da combattimento che superi il Rafale francese e l’Eurofighter europeo: noi saremo lì a comprare i costosissimi F35 americani e gli altri senza di noi si fanno un grande progetto industriale europeo. La seconda cosa, ancora più seria, è l’accordo franco-tedesco sul raddoppio del Nord streaming, il tubo del gas che attraverso il Baltico unisce Russia e Germania: la Francia era contro, poi si è adattata. Noi saremo, tra un po’ di anni, l’unico grande paese che dipenderà dal tubo ucraino, con tutti gli interrogativi del caso. Qui non si parla di noccioline, nell’uno e nell’altro caso sono decisioni strategiche che riguardano i prossimi decenni, sulle quali l’Italia non ha battuto un colpo, e non ha neanche battuto ciglio. Questo è l’isolamento, per tacere di alcuni altri fatti rilevanti ma secondo me minori. Su questi problemi le cose non ce le aggiusta l’Ungheria o la Polonia o la Cechia. È l’esito di una politica dissennata. Un governo è pagato per pensare all’Italia, non ai problemi della Lega o dei Cinque Stelle. Bisogna che si rendano conto di guidare una barca su cui siamo tutti, tutti i sessanta milioni di italiani. Più quelli che verranno dopo.

Si aspetta un dibattito sulla Tav oggi alla camera? Immagino troveranno il modo per rinviarlo. Non ho visto il rapporto sui costi e i benefici, leggo i giornali. Se fosse vero, come pare, che viene contabilizzata come un costo la minore entrata delle accise, si arriverebbe al paradosso: più il tunnel è un’operazione efficace, meno andrebbe fatta; più camion vengono trasferiti sui treni, meno c’è interesse a fare il treno. Voglio leggere, perché veramente non riesco a credere a un argomento così paradossale. Però nell’insieme tutto questo dibattito è fuori dalla realtà: chi lo chiama al maschile – il treno… quindi stiamo parlando di una locomotiva e sette vagoni? Chi lo chiama al femminile – la linea. Ma non è né l’uno né l’altro! È un potenziamento di un’infrastruttura per il trasporto di merci e di persone, che consentirebbe ai treni merci di caricare anche i semirimorchi che hanno bisogno di gallerie alte e di viaggiare non a trenta ma a centoventi centotrenta all’ora, e che consentirebbe ai passeggeri di viaggiare a duecentoventi duecentotrenta all’ora. È una modernizzazione della rete europea, e tagliar fuori il nord ovest dell’Italia da un processo di modernizzazione è una scelta molto impegnativa e negativa. Ricordiamoci che i francesi possono sempre passare sopra le Alpi, noi non possiamo. È la priorità? No, la priorità è il Brennero. Ma la Tav ci vuole; poi se parliamo di grandi opere ci vorrebbe anche un effetto urbano vero tra Bari e Napoli, ad esempio. Ma la vera grande opera di questo paese è un progetto di piccole opere per la manutenzione del territorio, che è abbandonato.