Edilizia: Speranza, “Serve un piano di investimenti pubblici. Sosteniamo le battaglie dei lavoratori del settore”

Lavoro

 

 

 

“La lunga crisi che abbiamo vissuto ha lasciato segni profondi nel mondo delle costruzioni, in particolare per quanto riguarda l’occupazione”. Lo afferma il coordinatore di Articolo 1 Roberto Speranza. “In Italia – prosegue – sono stati persi in questo settore circa 800 mila posti dall’inizio della crisi. Un’enormità. Per questa ragione noi di Art.1 Movimento democratico progressista oggi dichiariamo la nostra solidarietà ai lavoratori che in cinque manifestazioni nazionali nelle diverse città italiane (Bologna, Roma, Bari, Palermo, Cagliari) stanno lottando per l’occupazione, per i propri diritti, per il contratto”.

“Noi pensiamo che sia necessario – sottolinea Speranza – partire da qui, da questo settore, se vogliamo recuperare davvero occupazione in Italia. Per tale ragione nella nostra convenzione programmatica abbiamo proposto di varare un piano pluriennale di investimenti pubblici per la manutenzione straordinaria del Paese, per il riassetto idrogeologico, per la sicurezza delle scuole, per la sicurezza antisismica, per la riqualificazione ambientale, il decoro urbano, le strade, l’efficienza energetica degli immobili. Un piano che riporti attività e lavoro diffusi in tutto il Paese. E sosteniamo la battaglia per i diritti, il rispetto del lavoro e il contratto che i lavoratori del settore organizzati da Feneal UIL, Filca Cisl e Fillea Cgil stanno sostenendo a partire dalla richiesta sacrosanta di modificare le attuali norme sull’Ape Agevolata. Queste norme prevedono che un edile, per accedere all’Ape Agevolata, debba aver maturato almeno 36 anni di contributi e aver lavorato almeno 6 anni sugli ultimi 7: è una condizione che, in un settore discontinuo per definizione come quello dell’edilizia, per di più così colpito dalla crisi, non ha praticamente nessuno”.

“Non è sostenibile avere oltre ventimila operai edili ultrasessantenni condannati a stare sulle impalcature fino a settanta anni, con il rischio di gravi incidenti”, conclude.