Dl dignità: Bersani, Pd-M5S deprimenti su articolo 18. Brutta mattina

Politica

“Ho visto una scena deprimente e cioè farsi reciproci applausi di scherno tra chi l’articolo 18 lo ha tolto e chi non lo rimette”. Lo dice Pier Luigi Bersani, interpellato dall’AGI, a proposito di quanto accaduto in Aula, con il Movimento 5 Stelle che non ha votato l’emendamento al Dl Dignità che reintroduceva l’articolo 18 e il Partito democratico che ha sottolineato il voto contrario con un applauso di scherno. “Credo che l’abolizione dell’articolo 18 sia stata all’origine di un guaio enorme”, continua Bersani, “perché ha sfondato un principio basico: se una cosa è illegittima non puoi monetizzarla. Il posto di lavoro non puoi monetizzarlo, non solo”, sottolinea ancora l’esponente di Liberi e Uguali. L’abolizione dell’articolo 18, inoltre, “non ha fatto aumentare i contratti, ma questo era facilmente prevedibile”. Per Bersani, l’articolo 18 “è stato un presidio grazie al quale un lavoratore era in piedi con sullo sfondo un diritto sancito. Oggi il fatto che solo in tredici abbiano votato per l’articolo 18 vuol dire non avere capito che il sistema ha rotto con una parte importante del lavoro e che è stata sancita una divisione fra chi il lavoro ce l’ha e chi non ce l’ha. Veramente una brutta mattina”, conclude Bersani.