Sintesi intervista di Pier Luigi Bersani a Radio Radicale
Una regione chiede ventitré materie, l’altra sedici, un’altra una ventina. È matematico che se passa questo si aggiungeranno tutte le altre: una ne chiederà nove, una otto, una dodici. Possiamo pensare che stia in piedi uno Stato Arlecchino? Un ministero della Pubblica istruzione che ha venti modi diversi di rapportarsi con i pezzi del paese – il Veneto può assumere i docenti, l’Emilia Romagna no… ma di cosa stiamo parlando? Questo viene prima del tema fiscale che pure c’è, del tema Nord-Sud, che pure c’è. Ci vuole un minimo di buon senso se non vogliamo arrivare al disfacimento dello Stato. Quindi o le regioni assieme discutono di una soglia ulteriore di competenze, in modo coerente, per tutti, oppure – quello che ho sempre sostenuto io – è ora di fare il punto sulle autonomie. Perché ci sono le regioni, piccole grandi e grandissime, ci sono le province che non si sa più cosa siano, le città metropolitane, su cui non si capisce cosa stiamo facendo, i comuni che giustamente lamentano il centralismo regionale… Abbiamo una bicamerale per il federalismo, che è vuota di particolari contenuti: rafforziamone i compiti, potenziamola, ristrutturiamola. E diamole un anno di tempo per fare un punto coerente sul sistema delle autonomie. Uno stato normale fa così. Invece qui a pezzi e bocconi e in camuffa e con contratti quasi privatistici fra governo e regioni, col parlamento che deve star zitto, si fanno venti riti diversi. Non può esistere.
L’Emilia Romagna ha fatto un altro ragionamento, sta chiedendo alcune materie non certo al livello del Veneto, ma riconosce che prima, come dice la Costituzione, bisogna fare i livelli essenziali di prestazione in modo da garantire il principio di uguaglianza. L’unico rimprovero, piccolo, che mi sento di fare ai miei amici e compagni dell’Emilia Romagna è che bisognava rendere più chiaro che c’è un altro modo; e l’altro modo non può prescindere da una visione unitaria del sistema delle regioni nella sua complessità.
Il centrosinistra in questa materia ha fatto tante stupidaggini. Io lo dico dal 2001: ho sempre pensato una cosa che non sono neanche mai riuscito a far discutere, eppure ho governato una regione non delle ultime: non possiamo trattare così le materie cosiddette concorrenti. Ci sono materie solo statali e solo regionali nella Costituzione; quelle che sono di mezzo, perché è vero che la realtà non si fa spaccare in due, come le trattiamo? Con un principio generale costituzionale che si chiami sussidiarietà, dovere della sussidiarietà, da affidare per la sua concretizzazione a leggi quadro che fissino nel dettaglio, e in modo anche mobile, chi fa che cosa. E finché non c’è la legge quadro la competenza resta statale. Per me era questo il compito del famoso senato delle autonomie: governare la buona collaborazione attraverso le leggi quadro e la loro implementazione. Perché – che ne so – oggi il sistema di trasmissione dell’energia elettrica deve avere una base nazionale, domani con le nuove tecnologie può darsi che non serva più. Devi essere flessibile, e solo le leggi quadro possono esserlo. Non avendo affrontato così la cosa ed essendo il tema delle competenze concorrenti un tema sempre caldo, adesso si arriva a questa deriva.
Spero davvero che non diventi una questione Nord contro Sud. Cerco disperatamente di dare un contributo perché non diventi questo, o se ci dividiamo tra nordisti e neoborbonici, in un’Europa dove sta succedendo un po’ di tutto, partirà un film ben più grave della dialettica tra 5 Stelle e Lega. Qui parliamo dello Stato, e lo Stato viene prima della Lega, dei 5 Stelle e di Bersani. Chi ha buon senso ce lo metta.