1 maggio: Epifani, il ragionamento di Landini non fa una piega

Politica

Nel giorno del Primo Maggio, Maurizio Landini ha riproposto con forza l’obiettivo dell’unità sindacale da costruire in questo tempo. Colpisce la nettezza delle motivazioni.
Sono venute meno le ragioni storiche e politiche che hanno diviso il sindacato confederale dal dopoguerra in poi, mentre le esigenze di diritti e tutele del mondo del lavoro si fanno sempre più pressanti.
Non si tratta di assemblare sigle e apparati burocratici, ma di costruire un percorso rispettoso delle diverse culture e sensibilità sindacali improntato a metodi di partecipazione inclusivi e democratici.
Il ragionamento che avanza Landini non fa una piega e fondate sono le argomentazioni usate.
Ci sono le condizioni per lavorare in questa direzione?
Ci sono le intenzioni e disponibilità da parte di tutti i soggetti interessati? Oppure anche questa volta prevarranno pigrizie e legittimi istinti alla conservazione?
Avendo attraversato tante stagioni sindacali, le fasi esaltanti dell’unità e quelle pesanti delle divisioni e delle contrapposizioni, avverto tutte le difficoltà del tema.
Eppure davvero oggi più che negli anni che abbiamo alle spalle un grande, plurale e democratico sindacato confederale sarebbe la risposta giusta alla svalutazione del lavoro e dei diritti dei lavoratori e alla messa in disparte della rappresentanza sociale del lavoro.
Sfide e trasformazioni epocali richiederebbero davvero una risposta di questa altezza e ambizione.
Mi permetto di dare solo un consiglio.
Non si lasci cadere questo disegno, si provi davvero a rifletterci su con serietà e rigore, a verificarne le condizioni e la fattibilità.
In sostanza si affidi a una discussione esplicitamente costituente il compito di comprendere se questa via è percorribile o meno verificando non solo le possibilità del come, ma principalmente se ne esiste davvero la volontà.

Lo scrive su Facebook Guglielmo Epifani.