Vicky, dal Congo alle liste di Liberi e Uguali. Viaggio dentro Articolo 1

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Continua il Viaggio tra i militanti di Articolo 1. questo è Vicky Tshimanga

Quella di Vicky Tshimanga è una storia bellissima. Una storia d’emigrazione e resistenza, di passione e lotta, di speranza e di ferrea volontà di affermarsi. Giunto dal Congo oltre trent’anni fa, medico di professione residente a Sondrio e da sempre militante a sinistra (da febbraio 2017 in Articolo Uno), è ora candidato con Liberi e Uguali alla Camera nel collegio Lombardia 2 (Sondrio, Lecco, Como e Varese). Quella che segue è la sua storia.

“Sono arrivato in Italia nel 1985 con un visto di studio e un’iscrizione all’università La Sapienza di Roma, dove mi sono laureato in Medicina e Chirurgia, prima di specializzarmi in malattie dell’apparato respiratorio all’università di Padova. Ho scelto l’Italia perché mi sentivo già italiano prima di venire qui e perché mi piaceva il vostro sistema universitario. In più, mio fratello maggiore era in Italia da due anni, sempre per studiare Medicina. Mio papà lavorava come medico alla Sosider: una fabbrica siderurgica italo-congolese situata alla periferia di Kinshasa, sul fiume Congo, dove ho passato la mia adolescenza e imparato l’italiano con i ragazzi italiani figli dei lavoratori dell’Italsider che vivevano a Maluku”.

“Ho scelto di fare il medico – continua – un po’ per seguire la tradizione familiare, essendo figlio di  un medico con un nonno che faceva l’infermiere ai tempi del Congo belga, e poi perché ero sicuro che la professione medica mi avrebbe dato tante soddisfazioni come in effetti è successo. Mi ha permesso di conoscere l’essere umano in tutte le sue dimensioni. Dal 2005 lavoro in un ospedale pubblico (l’ospedale di Sondalo) e sono il responsabile dell’Unità di terapia semintensiva respiratoria”.

“Piuttosto che la Lombardia – ci spiega con comprensibile preoccupazione – in questi trentatré anni ho visto cambiare in peggio l’intero Paese. Prima di tutto da parte dei giovani, ho notato che il tema dei diritti, e dei loro diritti in particolare, non è nella loro agenda. La trasformazione della società in questi ultimi venticinque anni, con il neo-liberismo, ha fatto si che i diritti passassero in secondo piano: prima di tutto viene il profitto e l’apparire. Poi, parlando di xenofobia e intolleranza razziale, ho visto nascere e crescere la Lega Nord e stiamo vedendo tutti come, con la scusa della crisi finanziaria e le guerre in Medio Oriente e Nord Africa, con tanta responsabilità dell’Occidente, si sta creando un nemico da demonizzare e cacciare. E chi è il nemico in questa visione? Lo straniero. Non è tollerabile questo clima di razzismo strisciante nel Paese, e non solo al Nord. C’è stata una vera e propria regressione culturale”.

Poi ci racconta come è nata la sua passione politica: “Faccio politica  dal 1987, quando fui designato rappresentante degli studenti congolesi (all’epoca zairesi). Ai tempi dell’università ero iscritto al MGS (Movimento Giovanile Socialista). Mi sono iscritto al PRC nel 2006, poi nel 2011 a Sinistra Ecologia e Libertà, con cui ero candidato della provincia di Sondrio alle Regionali del 2013 con Ambrosoli candidato presidente. Sono stato il primo dei promotori di Articolo Uno-MDP nella provincia di Sondrio, di cui sono stato designato coordinatore provinciale e delegato all’Assemblea nazionale costituente di Liberi e Uguali. Ho aderito a Articolo 1 Mdp e LeU perché credo che ci sia bisogno di costruire una forza politica di sinistra che ritorni a parlare e rappresentare i più deboli, gli ultimi”.

E qui veniamo alla sua candidatura: “Sto vivendo questa fase con molto stress, come tutti noi del resto, perché Articolo Uno-MDP non ha fatto in tempo a nascere e organizzarsi che subito è scattato il processo di costituzione delle liste, con l’intenzione di unire le forze per un soggetto politico comune, ma il tutto a tre mesi dalle elezioni politiche, per giunta con una legge elettorale pessima che si sperimenta per la prima volta al mondo. Peggio del Porcellum”.

Infine, esprime un giudizio sul popolo italiano, di cui ormai è parte integrante, al pari della sua famiglia: “Gli italiani sono un grande popolo per generosità e, soprattutto, sono un popolo di lavoratori, nonostante i luoghi comuni. Gli italiani danno il meglio di sé nei momenti di massima difficoltà, sono fiducioso e credo in un futuro migliore. Per i miei figli e per tutti i giovani auspico che si creino in Italia le condizioni di studio, di vita e di lavoro per non costringerli ad andare via. Si possono fare tante cose in queste Paese. Per questo l’istruzione, dall’asilo all’università, deve essere tra le nostre priorità, oltre al ripristino del diritti cancellati con il Jobs Act, a cominciare dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Infine, dobbiamo salvaguardare l’universalità del Servizio sanitario nazionale che è già in corso di privatizzazione”.

Sarebbe bello se il 4 marzo arrivasse in Parlamento una persona così.

Roberto Bertoni

Nato a Roma il 24 marzo 1990. Giornalista free lance, scrittore e poeta. Militante del Pd fin dalla fondazione, lo ha abbandonato nel 2014 in dissenso con la riforma costituzionale e con l'impianto complessivo del renzismo. Non se ne è mai pentito.