Liberi e Uguali è una buona notizia, adesso però non accontentiamoci

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Con l’assemblea del 3 dicembre più di tre dei pezzi più importanti della sinistra italiana si sono impegnati a percorrere un cammino comune. È una buona notizia. Poteva essere migliore? A mio avviso sì.
A questo cammino potevano aderire altri punti di vista, da quelli comunisti a quelli socialisti a una più ampia parte di quel civismo progressista che tanto si è spesa nella battaglia referendaria per il salvataggio della Costituzione.
D’altro canto a sinistra ci sono sempre state almeno due posizioni diverse: una posizione massimalista e una posizione riformista. Il fatto è che entrambe hanno avuto e possono avere una funzione sostanzialmente sinergica. È stato così in passato: in assenza della Repubblica Socialista Sovietica le democrazie occidentali difficilmente avrebbero ottenuto le conquiste di cui tanti di noi si sono giovati, a cominciare dal diritto del lavoro o dai diversi aspetti del welfare in Europa centrale. Per converso l’affermazione delle socialdemocrazie occidentali ha portato a miglioramenti enormi rispetto alle condizioni di vita dei lavoratori, alla mobilità e alla sicurezza sociale.
In questi anni ho collaborato attivamente con le sinistre italiane e ne ho sperimentato direttamente la puntualità delle analisi, l’intensità delle energie. Sulla desiderabilità degli obiettivi finali non ho mai avuto dubbi.
Il cammino che abbiamo di fronte per rendere felicemente vivibile l’Italia e il mondo occidentale è lungo e duro. Per questo abbiamo bisogno di ogni sinergia. Quelle possibili sono tantissime e non serve neppure rinunciare a un pezzo della propria visione, come tanti dicono.
Serve mettersi a disposizione e ascoltarsi, cominciando dal basso. La base può fare tanto, tantissimo, per favorire l’aggregazione: i problemi della società non ce li deve raccontare nessuno, perché li viviamo sulla nostra pelle e su quella dei nostri cari. L’obiettivo comune è la soluzione di quei problemi e il contrasto di chi in malafede vuole mantenere lo status quo, per continuare a trarne vantaggio.
Quindi non sbagliamo obiettivi e non facciamoceli indicare da altri che, interessati, puntano il dito contro i migranti o i dipendenti pubblici o i politici aggregati in blocco o contro “gli altri” in generale.
Incontriamoci e parliamo di ciò che vogliamo e di ciò che non ci piace.
I nostri avversari scegliamoceli noi. Insieme.
Francesco Campanella

Palermitano, innamorato – spesso corrisposto – della mia terra stupenda e tormentata. Da sempre politico di base – a scuola, all’università, nel sindacato. Funzionario alla Regione Siciliana. Eletto al Senato con i 5 Stelle, sono stato tra i primi “cacciati” dal proprietario di quel “movimento”, perché non mi muovevo come voleva lui. Oggi sto in Articolo Uno-MDP: sogno un’Italia giusta, dove la partecipazione non sia solo uno slogan e dove si possa progettare serenamente il proprio futuro.