Cina: Bersani, governo doveva gestire meglio ma no lezioni da chi fa più affari di noi

Politica

Intervista di Pier Luigi Bersani a Radio Radicale

Ci troviamo in questa vicenda a essere i più esposti politicamente, essendo stati quelli che in Europa hanno fatto meno affari con la Cina. Dobbiamo fronteggiare un Trump che è campione di farsi gli affari in casa sua, dobbiamo sentire le perplessità di una Unione europea fatta di paesi che hanno enormemente più rapporti economici, commerciali e di investimento con la Cina – non parlo solo di Germania ma anche Francia e Inghilterra – e ci troviamo singolarmente esposti: evidentemente c’è stato qualche limite nell’azione del governo.

Suggerirei comunque di far valere il criterio di non offendere un orientale. Bisogna portare avanti passi che hanno anche contenuti interessanti per noi ma che sono gravati anche da punti interrogativi. Le cautele che vengono messe, almeno dalle bozze che si leggono, i riferimenti alle politiche dell’unione europea, al rispetto di alcune caratteristiche di quadro commerciale e così via, non sono certamente banali. Però qualche sollecitazione alla prudenza non è infondata.

Si sarebbe forse dovuto lavorare meglio nei mesi scorsi, sentendo l’orientamento del parlamento, cercando di capire e di attenuare il grado di formalizzazione e di vedere di arrivare ugualmente a qualche elemento di sostanza. Quindi credo ci sia stata un po’ di inavvertenza da parte del governo.

Detto questo, per quello che capisco dalle parole del presidente Conte, mi pare si sia molto avanti coi lavori: quindi se ci sono margini per attenuare l’impatto politico e diplomatico di questa operazione li si riduca, però non si prendano per favore lezioni da chi ha rapporti con la Cina più di noi. Che finiamo nell’angolo sempre noi non è accettabile.

La Cina non è una galleria, come la Tav. Cerchiamo di capire che la cosa va maneggiata con estrema cura e cautela perché siamo di fronte a interlocutori molto importanti, seri e rigorosi nei rapporti internazionali.

Ma penso che adesso ognuno tirerà un po’ la corda: Salvini vuole probabilmente emanciparsi e non finire come Al Bano – troppo amico dei russi – e così si metterà un attimo sotto l’ombrello americano, Di Maio non so, e infine sarà Conte, al solito, che farà il ruolo di quello che passa di lì per caso e risolve i problemi dettando anche il compito. Ormai questa è la classica sceneggiata italiana, si applica in tutte le minestre.

Lo ha detto Pier Luigi Bersani in un’intervista a Radio Radicale.