Primarie: D’Attorre, Pd inizia a voltare pagina, ora serve alternativa

Politica

Le primarie del Pd di per sé non sono la palingenesi. I nodi di fondo in termini di posizionamento politico, culturale, sociale, che hanno portato alla sconfitta epocale di un anno fa, restano in larga parte ancora da sciogliere, ma sarebbe sbagliato sottovalutare il dato della partecipazione di ieri o non mostrare rispetto per un passaggio democratico comunque rilevante.
Il Pd inizia a voltare pagina dopo anni in cui ha disperso buona parte del suo insediamento a sinistra.
Chi ha rivendicato con una certa dose di aggressività e faccia tosta la totale continuità con la gestione passata, oltre alla scomunica perenne per i critici del renzismo, si ferma al 12%!
Il nuovo segretario ottiene una forte legittimazione democratica e un mandato pieno.
A Nicola Zingaretti vanno anzitutto gli auguri sinceri di buon lavoro.
In vista delle elezioni di maggio, il compito di Articolo Uno è adesso quello di rafforzare la propria identità ecosocialista, di definire con sempre maggiore chiarezza quello che abbiamo definito un europeismo di nuovo conio, socialista e costituzionale, e di incalzare il Pd sulla strada della discontinuità e del cambiamento.
Di fronte all’imbroglio e al pericolo del cosiddetto ‘sovranismo’ leghista, dietro il quale riemergono pulsioni liberiste, reazionarie e secessioniste, non servono chiusure settarie, ma neppure fronti indistinti.
Serve un’alternativa, che per essere percepita come tale deve certo avere una massa critica, ma anche chiari elementi distintivi.
Riforma radicale dell’assetto europeo, legge per il salario minimo e contro la precarietà, progressività e giustizia fiscale, piano strategico per il lavoro e gli investimenti in chiave ambientale (Green New Deal), politica industriale e nuovo ruolo economico dello Stato, rilancio della sanità, dell’istruzione e della ricerca pubblica, contrasto frontale alla secessione dei ricchi.
Su questi assi va costruito il confronto con il Pd per capire se è possibile costruire una lista unitaria delle forze che vogliono stare nel PSE per rigenerarlo e spostarlo su posizioni alternative ai liberisti, ai conservatori e ai vincoli dell’austerità.
Il puro richiamo all’europeismo, senza qualificazioni, non vuol dire nulla e rischia anzi di essere equivoco, visto che oggi anche Berlusconi si definisce europeista, al punto da aver manifestato apprezzamento per il manifesto di Calenda!
Ci sono gli europeisti liberisti e gli europeisti socialisti.
Metterli assieme sarebbe una scorciatoia controproducente.
Le primarie hanno aperto la possibilità, non scontata, che il Pd faccia scelta giusta, questa possibilità va ora verificata e sollecitata con rigore e determinazione.