Savona: Bersani, nomina inelegante, indipendenza authority è tema delicatissimo

Politica

Savona alla Consob. E’ personaggio che conosce le cose, credo che veda arrivare delle nuvole: questo governo ha fatto un bilancio come se non ci fosse un domani, ma il domani arriva, e credo ci porterà – questo lo dico io, non lo attribuisco certo a Savona – a una specie di alternativa del diavolo: dover correggere la finanza pubblica dando un altro colpo alle attività economiche in un momento che ci vede già in recessione tecnica. Quanto a questa nomina i profili giuridici sono controversi, mi pare anche un pochino imbarazzanti; vedremo, ma certamente si può già dire con un eufemismo che non è un’operazione elegante. Ci sono state tante polemiche in questi anni sul tema delle porte girevoli, a volte infondate a volte fondate. Passare dal governo direttamente a una autorità come la Consob crea un precedente poco simpatico. Bisognava uscire da un’empasse e hanno trovato un coniglio dal cappello, ma l’ineleganza di questa cosa può portare, sul tema delicatissimo dell’indipendenza delle autorità, un punto interrogativo. Poi l’uomo certamente corrisponde a un’idea di indipendenza e di conoscenza, anche se non può avere l’impronta del famoso rinnovamento. Non mi pare però una soluzione che dia un’immagine del paese all’altezza dei problemi e della necessità di fare le cose perbene in assoluta trasparenza e senza prestarsi a equivoci.

Reddito di cittadinanza. E’ fatto apposta per partire prima (delle elezioni europee) e verificare i paletti dopo. Ma comunque è positivo che siano soldi che in un modo o nell’altro arrivano a persone che non sono certo dei miliardari. Sono però preoccupato perché è stato impostato in un modo secondo me non giusto, perché quando metti insieme tre cose, povertà, accompagnamento al lavoro, sgravi per le imprese finisci per fare confusione, sei costretto a mettere un numero enorme di paletti che poi diventano occasione per lo slalom. Il rischio vero è che, quando si vedranno le prime incongruenze inevitabili, prenda ulteriore fiato l’idea sbagliata che si sente già in giro: che i poveri sono quelli che stanno sul divano. No, i poveri sono poveri: c’è una disuguaglianza micidiale. Per volontà di controllo e di nuovismo non è stata fatta la cosa normale: se si parla di povertà chiami i comuni, i presidi sindacali e la Caritas, ti fai spiegare come aiutare senza tanti paletti. Non averlo fatto ed essersi inventata questa commistione sarà purtroppo un’ipoteca sull’operazione.

Incontro con i gilet gialli. No, da ministro non lo avrei decisamente fatto, se non altro per tenere un profilo di rispetto reciproco fra paesi, qui si stanno superando alcuni principi basici dei rapporti fra stati. Nello specifico si sottovaluta che – gilet o no – sono francesi. E siccome noi stiamo litigando coi francesi, secondo me oltre il segno anche se tante cose possono essere rimproverate alla Francia, credo siano viaggi senza prospettiva. Suggerirei ai ministri di preoccuparsi di problemi italiani e lasciare che i francesi si occupino dei loro, e vedere semmai assieme alla Francia di discutere di qualche altro oggetto: per dirne uno, la Libia. Perché è inutile fare il viso dell’arme prendendo in ostaggio dei poveri disgraziati su un barcone, se vogliamo normalizzare quel fronte dobbiamo trovare un modo, con la Francia, per dirigere – noi insieme – una politica europea. Se per interposta tribù continuiamo a litigare in Libia, magari sottotraccia ma in modo serio, non verremo a capo di questa situazione. Facciano qualche chiacchiera con Macron piuttosto di andare a stuzzicare i gilet gialli.