«Ieri sera Renzi ha detto no al M5Stelle, incolpando gli italiani che al referendum non hanno votato come lui voleva e facendo capire a tutti che nel PD è ancora lui a comandare.
Non una parola critica sulle scelte economiche e sociali del suo governo che hanno portato al trionfo della Lega e del M5stelle.
Intanto dove si vota il PD prende altre scoppole e Leu in molti casi neppure si presenta.
Stravince la destra che, con queste tendenze, alle prossime elezioni politiche potrebbe guadagnare la maggioranza assoluta dei seggi.
Guardo con interesse al dibattito interno alla sinistra del PD, ma mi chiedo che altro deve accadere ancora perché ci si decida tutti insieme a costruire un partito nuovo, oltre il PD e oltre LeU?
Un partito che ancor prima che pensare a stare all’opposizione deve impegnarsi a fare opposizione, nelle fabbriche, tra i disoccupati e i precari, nella scuola, nella sanità e nelle aree del paese più in crisi e lasciare a se stesse.
La sinistra non può essere fuori dal dibattito politico e non sentire la responsabilità di dare un governo al Paese, ma se non riesce a insediarsi nella società e tra i ceti popolari, suscitando una nuova speranza di cambiamento, la frattura con essi rischia di approfondirsi ancora di più.
Continuare a discutere soltanto del governo è un modo per dare a Renzi la possibilità di riemergere nel gioco politico evitando ogni discussione sulle ragioni della sconfitta, le quali prima di tutto stanno nell’avere spostato il PD verso la destra».