Gianni Melilla, deputato di Articolo 1, spiega il voto di astensione sulla riforma dei vitalizi
Il MDP non ha partecipato alla sagra delle ipocrisie e della demagogia di M5S, PD, FdI e Lega sulla vicenda dei vitalizi. Ci siamo astenuti nel voto finale su una legge propagandistica, non certo sulle proposte di equità sui vecchi vitalizi, avanzate da noi da tempo nel dibattito parlamentare e pubblico.
Premettiamo comunque che i vecchi vitalizi di Camera e Senato sono stati aboliti nel 2011 e da questa legislatura vi sono pensioni calcolate solo col metodo contributivo, così come accade per tutti i lavoratori. Sui vecchi vitalizi che si sono formati in 75 anni di vita della Camera e del Senato (in tutto sono 2.600) abbiamo da tempo proposto una linea diversa, rapida e senza nessun pericolo di estensione al sistema pensionistico italiano.
Pensiamo ad un tetto massimo combinato con una trattenuta di solidarietà sui vitalizi di risparmio e economico analogo a quello che prevede questa proposta di legge. Ma con un vantaggio: nessuno potrà chiedere di estendere questi ricalcoli sulle pensioni italiane che sono nella quasi totalità calcolate con lo stesso sistema retributivo o con quello misto. Nessuna riforma pensionistica (da quella Dini del 1995 a quella Fornero del 2011, passando per quelle di Maroni e Damiano) ha mai previsto interventi sulle pensioni in essere. Le riforme si sono applicate a partire dalla loro entrata in vigore con pesanti modifiche dell’età pensionabile e dei meccanismi di calcolo ma sempre per le pensioni che dovevano maturare e mai su quelle già esistenti.
Autorevoli giuristi, tra cui anche ex Presidenti dell’Alta Corte, hanno sollevato obiezioni non banali di costituzionalità. Altri giuristi invece sostengono che si può superare il principio costituzionale dell’affidamento e intervenire anche sulle pensioni ma con il limite però della ragionevolezza.
Una forza di Sinistra che vuole tutelare gli interessi popolari, sa che tra questi vi sono anche quelli legittimi di milioni di pensionati che sono andati in pensione tanti anni anni fa con un sistema retributivo o misto che oggi è stato sostituito dalla legge Fornero con un altro sistema molto meno vantaggioso che è appunto quello contributivo.
Il privilegio dei 2600 deputati e senatori titolari di vitalizio si può risolvere dunque in altro modo senza sollevare un vespaio che può tradursi o nel nulla, perché la Corte può decidere per la incostituzionalità della legge, oppure nella pericolosa estensione di questo ricalcolo anche alle altre pensioni. Il Presidente dell’INPS ha presentato, come è noto, un documento chiamato “Per equità e non per cassa” che chiede un intervento analogo su 350 mila pensioni superiori a 3.500 euro lorde mensili.
Sappiamo tutti come, per i giovani, con la persistente alta disoccupazione, le pensioni saranno basse e molto in là come età. Il rischio di una guerra tra poveri e tra generazioni non è peregrino e dunque la partita previdenziale va maneggiata con grande senso dell’equità e senza strappi costituzionali. L’INPS ha un disavanzo colossale, e i vari fondi sono quasi tutti passivi, con poche eccezioni tra cui il più rilevante è non a caso il fondo dei lavoratori parasubordinati con un attivo di oltre 7 miliardi. Si calcola un disavanzo tra prestazioni e contribuzioni di oltre 40 miliardi di euro.
Se l’Italia dovesse finire in una tempesta finanziaria perfetta, non è difficile immaginare, con un precedente come quello del ricalcolo dei vitalizi, un intervento sulle pensioni retributive e miste.
Una forza di Sinistra deve saperlo e dire subito come la pensa e cioè diminuire l’importo dei vitalizi subito con i poteri regolamentari e non invece con una legge così pericolosa.
Naturalmente siamo consapevoli che nel Paese c’è un clima inquisitorio con cui fare i conti che sospetta che dietro posizioni di grande responsabilità sociale come la nostra, ci possa essere la difesa di privilegi che abbiamo invece proposto di superare da tempo e senza problemi di estensione all’ intero sistema pensionistico.
Alla centralità della lotta alla “casta” che piace così tanto a Grillo, abbiamo sempre preferito la lotta a tutti privilegi e a tutte le “caste” . Le disuguaglianze sono cresciute a dismisura. Basti pensare che un lavoratore dal 2008 è come se avesse perso una mensilità di stipendio l’anno, a seguito del blocco della contrattazione e agli effetti del sistema fiscale e tariffario. La povertà assoluta ormai interessa milioni di famiglie italiane. Il precariato è ormai una condizione sociale che sta condannando ingiustamente le nuove generazioni. Il sistema dei diritti collettivi e sindacali da anni è sotto attacco con una gigantesca ridistribuzione del reddito che penalizza il lavoro. Contemporaneamente vi sono migliaia di manager pubblici e privati, giornalisti d’assalto, banchieri, grandi professionisti che prendono compensi milionari ogni mese e buone uscite scandalose. Le rendite e le speculazioni i finanziarie stanno avvelenando l’economia.
Occorre per questo equilibrare l’impegno in tutte le direzioni ed evitare che attraverso campagne scandalistiche mirate e spesso basate su notizie false, si indebolisca la funzione della politica, dei partiti e del Parlamento.
Astenendoci abbiamo detto no al teatrino messo i piedi dal PD e dai grillini.
I vecchi vitalizi, che non ci sono più da sei anni, possono essere, secondo Articolo 1, ricalcolati con equità escludendo ogni pericolo di assalti ingiusti alle pensioni italiane.
È un eccesso di prudenza? No, ne abbiamo viste troppe e per questo alziamo la voce oggi per dire che non accetteremo interventi penalizzanti per i pensionati italiani.