Ecco il testo della mozione depositata al Senato da Articolo 1 sul caso Consip, con cui si chiede che il governo revochi l’incarico a Marroni e sospenda le deleghe del ministro Lotti
Il Senato,
premesso che:
il 23 dicembre 2016 l’opinione pubblica è stata informata del fatto che il Ministro dello sport, con delega anche al Cipe, Luca Lotti, è indagato per favoreggiamento e rivelazione di segreto d’indagine in un’inchiesta su un appalto Consip condotta dai pubblici ministeri di Napoli. Lo stesso è stato interrogato dall’autorità giudiziaria il 27 dicembre 2016;
nei mesi scorsi sui principali giornali italiani sono stati pubblicati ampi stralci di dichiarazioni rese all’autorità giudiziaria dal dottor Luigi Marroni, amministratore delegato in carica della Consip, il quale ha ribadito gravissime affermazioni nei confronti del Ministro dello sport Luca Lotti, del Presidente Luigi Ferrara, del dottor Filippo Vannoni e di alcuni ufficiali dei Carabinieri, che lo avrebbero informato delle attività investigative messe in atto dalle autorità inquirenti, anche attraverso intercettazioni ambientali negli uffici dei vertici della Consip, affinché «le cimici» fossero rimosse, come puntualmente avvenuto. Inoltre, il dottor Luigi Marroni ha dichiarato di avere subito pressioni per orientare una gara d’appalto indetta dalla Consip da parte del signor Tiziano Renzi (padre dell’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi), il quale è stato anche lui indagato nel medesimo procedimento con l’accusa di concorso in traffico di influenza;
il 9 giugno 2017 in qualità di testimone e dunque vincolato all’obbligo della verità, il dottor Luigi Marroni ha confermato la sua versione dei fatti all’autorità giudiziaria;
il 17 giugno si sono dimessi dal Cda della Consip il presidente Luigi Ferrara e la consigliera Maria Laura Ferrigno;
considerato che:
è del tutto evidente che la vicenda del ministro dello Sport Luca Lotti e quella dell’amministratore delegato dottor Luigi Marroni siano indissolubilmente intrecciate, che uno dei due abbia mentito davanti all’autorità giudiziaria e davanti all’opinione pubblica, e che la loro contemporanea permanenza in carica, nei rispettivi ruoli, costituisca un inaccettabile segnale di arroganza politica che contribuisce ad aumentare il discredito delle istituzioni pubbliche;
la fuga di notizie relativa all’attività di intercettazione ha oggettivamente ostacolato e messo a rischio il proseguimento di una promettente inchiesta giudiziaria sulla commistione tra politica e affari da quando gli intercettati hanno avuto contezza di esserlo e hanno potuto regolarsi di conseguenza;
occorre prendere atto che il dottor Luigi Marroni, quando fu avvisato dell’indagine, non ha pensato che fosse suo dovere recarsi immediatamente dalla magistratura per informarla di quanto avvenuto, ma ha fatto rimuovere le microspie, così da ostacolarne il proseguimento dell’azione. Tale comportamento appare del tutto inopportuno da parte dell’amministratore delegato di una società a totale partecipazione pubblica che dovrebbe rispondere, in base allo statuto della Consip stessa, a requisiti improntati alla massima professionalità, onorabilità e correttezza;
le inchieste giudiziarie di questi mesi riguardanti gli appalti gestiti dalla Consip interessano i vertici e i dirigenti della società controllata dal Ministero dell’economia e delle finanze come Marco Gasparri, accusato di avere favorito l’imprenditore Alfredo Romeo, in cambio di una congrua dazione di denaro, a partecipare ai bandi del 2012. Fermo restando il principio della presunzione d’innocenza, tali comportamenti inducono a nutrire dei seri dubbi sui comportamenti degli amministratori della società a capitale interamente pubblico;
considerato, altresì, che:
non è necessario attendere che la giustizia faccia il suo corso per rendersi conto di come nella vicenda Consip la commistione tra affari e politica abbia dato luogo a un intreccio dannoso per l’autorevolezza e la rispettabilità delle istituzioni. Sarebbe opportuno che la politica, in piena autonomia, si autoregolamentasse elevando l’asticella del rigore e della probità dei comportamenti nella gestione della cosa pubblica e si dotasse di standard di condotta omogenei per non ingenerare il sospetto di una doppia morale e di un garantismo a intermittenza, che trasformano quel principio di civiltà in una mera condotta opportunistica, da rivendicarsi soltanto quando sono coinvolti i propri amici o compagni di partito. La vicenda Consip, a prescindere dal suo eventuale rilievo penale, mette in luce comportamenti familistici e clientelari nella gestione del potere, che disvelano come questioni di interesse pubblico siano state affrontate grazie a un ruolo preminente dei rapporti di origine famigliare, personale, privatistica e amicale basati su legami di solidarietà predominanti sugli interessi della collettività e sui principi della libera concorrenza e della meritocrazia. La gestione del potere pubblico, infatti, non può avvenire mediante la nomina di soggetti di provata fedeltà personale o di una determinata provenienza geografica a discapito di una verifica delle loro intrinseche qualità professionali. Tale comportamento rischia di alimentare l’affermazione e di favorire interessi privati e domestici in cui la famiglia, la fazione, la consorteria si sovrappongono allo Stato fino a confondersi con esso a detrimento della necessaria autorevolezza che deve accompagnare l’esercizio della funzione pubblica;
impegna il Governo a:
valutare la sospensione delle deleghe al Ministro dello sport Luca Lotti fino al chiarimento della vicenda che lo vede coinvolto perché il Governo deve potere operare al riparo da ombre su comportamenti non irreprensibili dei suoi componenti, per potere portare avanti i suoi impegnativi obiettivi;
valutare la revoca dell’incarico di amministratore delegato della Consip al dottor Luigi Marroni da parte del Ministero dell’economia al fine di assicurare la tutela degli interessi pubblici e la corretta gestione delle risorse, salvaguardando altresì l’immagine del socio pubblico;
procedere a nuove nomine dei vertici della Consip, seguendo puntualmente e in modo trasparente, dandone conto al Parlamento, i criteri e gli indirizzi della direttiva a firma del Ministro Fabrizio Saccomanni del 24 giugno 2013 che ha rafforzato i requisiti di onorabilità e di professionalità richiesti agli amministratori e ha individuato le tappe di un processo trasparente ed oggettivo di valutazione di tali requisiti, preliminare alla designazione dei candidati da parte del Ministro, nell’ambito delle sue funzioni di indirizzo politico-amministrativo.
GOTOR, GUERRA, FORNARO, PEGORER, LO MORO, MIGLIAVACCA, BATTISTA, CASSON, CORSINI, GATTI, GRANAIOLA, RICCHIUTI, SONEGO