Articolo 1 sarà nelle piazze per due settimane di mobilitazione ed in particolare
Sabato 21 – Domenica 22 ottobre
Sabato 28 – Domenica 29 ottobre
Articolo 1 sarà nelle piazze per due settimane di mobilitazione ed in particolare
Sabato 21 – Domenica 22 ottobre
Sabato 28 – Domenica 29 ottobre
Sulla legge elettorale prove tecniche di democrazia autoritaria, coi parlamentari sotto il ricatto della non ricandidatura. Non butto la croce addosso al presidente del Senato ma siamo all’aperta violazione dello spirito della Carta. Un precedente gravissimo.
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Non è questione di metodo ma di democrazia. Serve una mobilitazione civile contro questa cattiva legge elettorale e contro il ricorso alla fiducia. Stiamo interpretando uno spirito che si è manifestato anche in occasione del referendum costituzionale, quando il Pd ha tentato una forzatura sottovalutando la coscienza civile delle persone perbene. In Sicilia con Fava ricostruiremo l’alleanza con la società e gli elettori che il Pd ha perso in questi anni
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Appuntamento al Pantheon alle 17 e 30 #perlademocrazia. Tutte le altre iniziative e gli appuntamenti a Milano, Firenze, Modena, Lecce…
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Sono sempre stato per un federalismo cooperativo e unitario. Le micronazioni sono risposte perdenti, facili da evocare per il consenso, ma un po’ regressive e pericolose. Per questo dico ai miei colleghi Luca Zaia e Roberto Maroni di stare attenti. Micronazionalismi evocati con egoismo spesso nascondono questioni sociali che non sono state affrontate. In Catalogna un capolavoro confezionato dalla destra in casa propria.
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Pisapia vuole aspettare il risultato siciliano e la legge elettorale? Non escludo che ci ritroveremo a dicembre, restano le ragioni di un percorso comune. Sa benissimo che lavoriamo a un progetto largo e non minoritario, perché la nostra cultura politica è quella di una sinistra di governo, anche se rispettiamo le formazioni più piccole in cui lui ha sempre militato.
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Fra D’Alema e Pisapia? Ha vinto il buonsenso. Il voto è vicino, non si poteva aspettare ancora. Ma se Giuliano non ha scelto il Pd, braccia aperte: non oso credere che dopo tutto quello che ha detto vada a fare la stampella di Renzi. Ora parliamo di cose concrete: una carta d’identità dei valori di sinistra e cinque-sei proposte programmatiche per essere riconoscibili.
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Mai dire mai, in politica niente è irreversibile. Ma la rottura con Articolo 1 ha riportato a galla il nodo di fondo. Noi volevamo costruire un soggetto largo, inclusivo e plurale, per impedire anche in Italia una deriva a destra, non un cartello delle sinistre. Allo stato dell’arte non possiamo andare col Pd, su politiche economiche e sociali ha allargato il solco tra governo e paese.
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Il politicismo di questi mesi ci stava logorando. Qualcuno pensava che bastasse un comitato di saggi per selezionare la classe dirigente. Noi pensiamo che siano più saggi i militanti di quattro persone in una stanza. È tempo di una nuova generazione che si carichi il destino della sinistra.
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