Daniele: cremonese, europeo, europeista. Viaggio dentro Articolo 1

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Continua il viaggio tra i militanti di Articolo 1. Questo è Daniele Aglio.
Presentato anche il simbolo, Liberi e Uguali è ufficialmente in cammino. L’assemblea Una nuova proposta ha dimostrato la forza popolare di questa iniziativa politica. Oltre Grasso, da molti invocato per la sua autorevolezza e per l’indubbio prestigio di cui gode, insomma, c’è di più, molto di più. Oltre Grasso, ad esempio, c’è Daniele Aglio, un ventiquattrenne di Cremona che si è avvicinato ad Articolo Uno in seguito alle tristi vicende che hanno coinvolto il centrosinistra, e il Partito Democratico in particolare, negli ultimi anni.
La passione politica, i giovani, la fondazione culturale di cui è uno degli animatori, insieme all’ex deputato dei Ds Marco Pezzoni, la sua esperienza in Erasmus a Lovanio e il futuro della Lombardia e dell’Italia a pochi mesi dal voto: siamo partiti proprio dalla fondazione culturale, probabilmente la chiave per comprendere la personalità e il percorso civico di Daniele.
“Il nostro progetto – ci spiega – è il Forum delle Idee. Il nostro fine è dare un contributo alla politica e ai cittadini, in un’epoca in cui la politica è sempre più soltanto assertiva e non argomentativa. Ciò è dovuto non solo al fatto che gran parte dei nostri rappresentanti politici sono assolutamente incapaci nel loro ruolo, ma soprattutto perché oggi siamo in una fase di transizione, come insegnava Alessandro Pansa, da poco purtroppo scomparso e che abbraccio con affetto. Perciò, lo scopo del Forum delle Idee è quello di ricreare una piattaforma che sostenga un pensiero critico e un’analisi approfondita delle grandi questioni del nostro tempo, cercando così di ridurre l’incertezza del futuro e di intraprendere una strategia unitaria per costruire la fase storica che ci attende. Di conseguenza, vogliamo rimettere al centro le idee contenute nell’Agenda ONU 2030, come ad esempio la lotta contro il cambiamento climatico e la lotta contro le disuguaglianze. Sia io che Pezzoni siamo ex iscritti al Pd. Oggi il nostro impegno politico è soprattutto finalizzato alla promozione dei contenuti sopra citati. Articolo Uno ha mostrato interesse per le nostre iniziative, evidenziando una lungimirante volontà di promuovere efficaci soluzioni alla crisi attuale della nostra economia e società”.
Un circolo che, a quanto pare, riesce anche a destare l’interesse delle giovani generazioni: “Spesso si dice che i giovani non siano interessati alla politica. Ciò è assolutamente sbagliato. Sono i partiti, semmai, che non riescono ad attrarre giovani. Nel nostro piccolo, i progetti che avanziamo per il dibattito politico e culturale nel nostro territorio riescono a coinvolgere numerosi giovani, inducendoli ad avanzare parecchie proposte di collaborazione. Al Forum delle Idee si possono iscrivere persone interessate ma anche associazioni e corpi intermedi di rappresentanza sociale che si rispecchino nei nostri valori. Il nostro progetto si inserisce in un panorama culturale progressista e riformista, che parte dai diritti fondamentali del singolo cittadino per ritrovare una prospettiva unitaria nella società. Oggi non è chiara la direzione da prendere, perciò il nostro progetto politico è quello di sostanziare le scelte politiche con un’analisi approfondita del presente e riorganizzare le singole istanze in quello che può essere definito un nuovo patto sociale, per uscire dalla grave fase di instabilità che caratterizza il nostro tempo. In generale, qualsiasi partito che voglia tornare al governo deve avere come bussola la ricostruzione di un patto sociale che tenga uniti tutti i cittadini e rivitalizzi un tessuto sociale oggettivamente sfibrato. Attualmente, ritengo che questa unità fondamentale sia messa in forte discussione, in particolare dai grandi mutamenti internazionali legati ai cambiamenti demografici e alla globalizzazione, temi che verranno profondamente studiati nell’ambito del Forum delle Idee”.
Passiamo, poi, ad analizzare la complessa situazione lombarda, dove il Pd ha già candidato alle Regionali il sindaco di Bergamo, nonché ex direttore di Canale 5 e Italia 1, Giorgio Gori. “Le elezioni in Lombardia – dice Daniele – negli ultimi anni hanno sempre visto la coalizione di centrosinistra unita per contrastare l’operato di Formigoni. Il Partito democratico ha contrastato, giustamente, alcuni dei peggiori provvedimenti assunti dall’ex presidente lombardo. Oggi, invece, sentiamo dire da Giorgio Gori che l’azione di Formigoni andava nella direzione giusta e che la colpa di Maroni sarebbe proprio quella di aver perseguito una politica debole che non ha consolidato l’operato del Celeste. Da ciò, si può comprendere come le divisioni all’interno della sinistra non siano dovute a dettagli e giochi di potere: purtroppo, la nuova direzione intrapresa a livello nazionale da parte del Pd viene emulata anche a livello regionale. Di conseguenza, non si è potuto precedere a primarie di coalizione perché mancava alla base un programma comune. In ogni caso, percependo il sentimento che circola nel profondo dei piccoli comuni lombardi, credo che la vittoria di Maroni sia scontata. Per quanto riguarda Pisapia, lombardo anche lui, lo stimo e apprezzo il suo nobile scopo: prima ancora dei partiti, è l’elettorato del centro-sinistra che necessita di una ritrovata unità di progetto e di valori. L’obiettivo di chi milita nella sinistra è, per me, ridare dignità a un popolo diviso da un segretario e da una classe dirigente totalmente inadeguati ad affrontare le sfide fondamentali della nostra società. Purtroppo, continuando così, non credo che Pisapia avrà grandi successi; temo piuttosto che verrà inglobato nel progetto renziano alle prossime elezioni, facendogli da comoda stampella. Per portare avanti le sue proposte, Pisapia dovrebbe unirsi al progetto di una sinistra di governo incarnata oggi da Articolo Uno-MDP”.
Interessante è anche la sua analisi legata al tessuto socio-economico e industriale della propria realtà: “Vengo da quell’area che Bossi definirebbe la vera Padania. Purtroppo, la mia zona, benché con interessanti eccezioni e progetti che negli ultimi anni le hanno dato uno slancio notevole a livello internazionale, si ritrova ad essere un territorio essenzialmente agricolo, con poche grandi imprese. Questo induce molti laureati e diplomati a doversi trasferire nella vicina Milano o a Brescia, al fine di incontrare maggiori opportunità di lavoro. La popolazione della bassa lombarda è, quindi, in forte fase di invecchiamento, mentre le grandi città come Milano vivono una forte crescita demografica e i conseguenti problemi tipici delle attuali metropoli europee ed extra-europee. Inoltre, l’allontanamento di molti giovani dalla mia città, senza la possibilità di sviluppare su larga scala innovative proposte industriali e nuove competenze nei settori di maggiore sviluppo economico, favorisce il rafforzamento degli interessi economici ormai consolidati negli anni e, purtroppo, la politica locale rischia di diventare sempre più incline ad assecondare tali poteri, data la loro notevole influenza nelle decisioni locali”.
Affrontiamo, infine, il tema dell’Europa e dell’incerto futuro delle nuove generazioni, analizzato anche in rapporto ad un’Unione Europea spesso deludente e, talvolta, addirittura assente sulle grandi questioni sociali che la scuotono nel profondo. Daniele ci racconta la sua esperienza a Lovanio e parla con di ciò che l’Europa dovrebbe fare, secondo lui, per riscattarsi: “Dal Belgio, ma anche solo dalla mia Cremona, ho potuto apprezzare l’enorme contributo che l’Unione Europea ha dato ai singoli stati. Si pensi solo al grande progresso nelle legislazioni antitrust e dei diritti del consumatore di cui abbiamo potuto godere, senza parlare poi della forte crescita economica e della sostenibilità del nostro debito, per i quali l’Europa ha dato un sostegno fondamentale all’Italia. Oggi, credo che la Ue soffra di un deficit politico più che tecnico o organizzativo: l’Europa sta morendo nel Mediterraneo, nei campi libici, nella crescente povertà e nei populismi al governo in vari paesi membri. È bene ricordare che molte delle proposte legislative avanzate dalla commissione e approvate dal Parlamento europeo, che favorirebbero la soluzione di molti problemi in seno alla società del continente, vengono spesso bloccate dal Consiglio dei primi ministri dei singoli stati membri. Perciò, io ritengo che l’Europa rischi di morire per la mancanza di Europa, non certo per la sua eccessiva presenza: l’unica soluzione che vedo è quella di favorire una maggiore riorganizzazione della sovranità popolare in seno alle strutture europee, limitando il potere del Consiglio dei primi ministri nazionali. I cittadini europei al momento sono, invece, limitati nella loro sovranità da primi ministri di altri paesi, i quali non tengono conto degli interessi di tali cittadini. Più Europa significherebbe, al contrario, maggiore sovranità dei cittadini europei”.
Infine, un’assunzione di responsabilità generazionale: “Io ho molte aspettative per la nostra generazione: credo che essa dovrà farsi carico di numerose responsabilità. In particolare, non dobbiamo lasciar morire la grande eredità che i nostri padri ci hanno consegnato: mi riferisco alle conquiste del welfare sociale, ai diritti individuali e collettivi, a un progresso verso un’uguaglianza sostanziale. Oggi, tutte queste conquiste sono a rischio e tale rischio è strettamente connesso con la debolezza dell’Unione Europea. Se è vero che i maggiori problemi sono causati da movimenti internazionali di capitali e persone che non sono più integrati tra di loro, ecco allora che la dimensione continentale delle policy e del dibattito pubblico diventa essenziale. Noi che abbiamo avuto esperienza di una società globalizzata e abbiamo potuto conoscere e studiare in una dimensione europea, siamo maggiormente consapevoli della ricchezza e delle potenzialità di una società così variegata (ma sempre, naturalmente, legata da un forte patto sociale che deve essere nuovamente definito). Personalmente, fra dieci anni spero di essere, insieme a molti cittadini del nostro continente, protagonista di questo progetto di unità sociale, sia tramite il mio lavoro di ricercatore che tramite i miei sforzi per la promozione di un pensiero critico”. Il nostro progetto avrà bisogno anche del suo entusiasmo e del suo ottimismo.
Roberto Bertoni

Nato a Roma il 24 marzo 1990. Giornalista free lance, scrittore e poeta. Militante del Pd fin dalla fondazione, lo ha abbandonato nel 2014 in dissenso con la riforma costituzionale e con l'impianto complessivo del renzismo. Non se ne è mai pentito.